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Con l’accensione del tripode a Collemaggio si apre la 730esima Perdonanza Celestiniana

Pubblicato da Redazione
venerdì, 23 Agosto 2024 - 17:49
in Attualità, Cultura, Politica
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L’AQUILA – di Paola Retta – Questa sera, con l’arrivo del Fuoco del Morrone e l’accensione, da parte del sindaco Pierluigi Biondi, si darà il via alla 730° Perdonanza Celestiniana, la celebrazione religiosa più importante della nostra città e, dal 2019, iscritta nella lista del patrimonio immateriale dell’Unesco.

Istituita da Papa Celestino V il 29 agosto 1294, giorno della sua incoronazione a Papa, che lui volle non a Roma, ma davanti alla Basilica di Collemaggio, costruita per sua volontà e consacrata pochi anni prima, nel 1288, afferma, nella sua parte finale che “Affinché, dunque, in questa chiesa la festività della decollazione di San Giovanni sia esaltata con segnalate cerimonie e sia celebrata con il concorso devoto del popolo di Dio, e tanto più devotamente e fervidamente lo sia quanto più in tale chiesa la supplice richiesta di coloro che cercano Dio troveranno tesori della Chiesa che risplendono dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli SS. Pietro e Paolo, in ogni ricorrenza annuale della festività assolviamo dalla colpa e dalla pena, conseguenti a tutti i loro peccati commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività. Dato in Aquila, 29 settembre, nell’anno primo del nostro pontificato” (trad. del prot. Alessandro Clementi)

Il dono che Papa Celestino lascia a tutti i fedeli indistintamente è di portata immensa e rivoluzionaria: l’assoluzione almeno parziale dai propri peccati che, fino ad allora era concessa solo ai soldati che partivano per le Crociate o a coloro che si recavano in pellegrinaggio alla Porziuncola ad Assisi e solo dietro pagamento di copiose elemosine e dunque riservata ai ricchi e ai nobili, diventa assoluzione plenaria, quindi di ogni peccato, e gratuita per tutti coloro che dai vespri del 28 agosto, fino ai vespri del 29 agosto, festa di San Giovanni Battista, sinceramente pentiti avessero visitato la Basilica di Collemaggio.

Papa Celestino V, consapevole di essersi inimicato tutto il clero, che da quelle elemosine ricavava sostanziosi introiti, ratificò la concessione con l’emanazione della bolla papale un mese dopo, il 29 settembre, e la affidò alle autorità civili che ne garantirono la conservazione, avocando per sé anche il diritto sulla Cerimonia del Perdono, alla quale le autorità religiose erano solo invitate a partecipare.

Fu una mossa geniale, dal momento che, non più sotto la giurisdizione del Papa, l’indulgenza plenaria non poté essere abrogata da papa Bonifacio VII, successore di Celestino V ed è questo il motivo per cui, pur essendo una cerimonia religiosa, sono le autorità civili a gestirla ed è il sindaco a leggere il testo della bolla prima dell’apertura della Porta Santa, gesto riservato ad un ecclesiastico.

L’indulgenza celestiniana apparve subito in tutta la sua enorme valenza spirituale, ma anche politica, perché da subito accrebbe il potere economico e lo sviluppo edilizio della giovane città.

La Cerimonia del Perdono (detta Perdonanza solo in epoca moderna, grazie al termine coniato da Gabriele D’Annunzio) si arricchì ulteriormente a patire dal 1327, anno in cui le spoglie di Celestino vennero traslate da Ferentino, in provincia di Frosinone, nella Basilica ed esposte al popolo.

Con il passare dei secoli e con l’opera di damnatio memoriae dei successori del Papa eremita, l’evento piombò nel disinteresse generale, tanto che fino agli anni ’60 del secolo scorso, si riduceva ad una blanda cerimonia religiosa locale.

Negli anni ’70 e ’80, invece, ci fu una riscoperta della figura di Celestino V e della portata universale del suo messaggio di perdono.

La Perdonanza così come la conosciamo oggi, si deve al Sindaco Tullio De Rubeis che, nel 1983, decise di ripristinare l’antico corteo che accompagnava la Bolla dal luogo in cui era custodita dalle autorità civili alla Basilica.

In quegli anni la Pergamena era stata appena trasferita dal Forte Spagnolo, sua precedente sede, presso la Torre Civica di Palazzo Margherita. Da lì, infatti, parte il corteo storico della Bolla, al cui studio si è dedicato Errico Centofanti, per dieci anni sovrintendente unico della Perdonanza che ha affermato ““La tradizione è attestata negli statuti medievali del Comune sui quali è stato costruito il mio progetto. Quella è la tradizione e su quello si è costruito il modo di farla rivivere nel tempo d’oggi”

Di qualche anno precedente, è una tradizione che è entrata a far parte a pieno titolo delle celebrazioni ed anzi ne stabilisce l’inizio: il fuoco del Morrone. Dal 1980, infatti, un gruppo di tedofori, dopo aver acceso una “fiamma sacra” ripercorrono di corsa, lo stesso cammino che fece Pietro l’eremita dall’eremo di Sant’Onofrio, nel comune di Sulmona, per giungere trionfalmente a L’Aquila il 29 agosto per la sua incoronazione.

Il fuoco del Morrone parte il 16 agosto per giungere a L’ Aquila il giorno dell’apertura delle celebrazioni ed attraversa all’incirca 23 comuni ed ogni tappa è un momento di festa e di condivisione tra le comunità locali, le cui autorità firmano una pergamena che verrà letta prima dell’accensione del braciere. Gli ultimi tedofori, che saliranno sul palco insieme a Floro Panti, presidente dell’Associazione Comitato Festa Perdonanza Celestiniana IHC, saranno Emma Placidi e Matteo Di Nino, giovani aquilani nati nel 2009, anno del terremoto che ha colpito L’Aquila e altri 56 comuni del cratere.

Per la città è una settimana ricca ed intensa. Difficilmente gli aquilani si allontanano e chi è in ferie, fa un modo di tornare perché il programma religioso è sempre accompagnato da un programma artistico ricco ed interessante, sia per gli abitanti che per i turisti, che accorrono numerosi. Inoltre molti cittadini sono coinvolti in prima persona perché partecipano attivamente, come protagonisti, al corteo del 28 agosto, ed a quello che il giorno successivo, dopo la chiusura della Porta Santa, riaccompagna la Bolla nella Torre Civica di Palazzo Margherita.

Quest’anno i tre personaggi principali del Corteo, presentati ieri in conferenza stampa, sono tre giovani impegnati nel volontariato e nel servizio per il prossimo.

Michela Carnicelli, che grazie all’associazione Vides Spes, ha realizzato il suo sogno di condivisione solidale sarà la Dama della Bolla; Manuel De Libero, che ha fatto dello scoutismo il suo sentiero di crescita e di impegno verso i giovani, vestirà i panni del Giovin Signore; Francesca Alfonsetti, che nella Croce Rossa ha trovato la cifra del suo impegno nel sociale, sarà la Dama della Croce.

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