L’AQUILA – di Nando Giammarini – In tutti i paesi dell’Alta Valle dell’Aterno ed in quelli limitrofi, la festa del Santo protettore ha richiamato, da sempre, una grande affluenza di pubblico sia tra gli abitanti del circondario che tra i suoi figli residenti altrove. Storicamente e’ cosi.
La festa di S. Rocco, il 16 agosto, è Cabbia s intessa che vive e si rinnova in un naturale ricambio generazionale all’insegna dei grandi sentimenti di rispetto e devozione. Oserei dire che essa e’ un’ insieme di momenti che esprimono al meglio attaccamento al paese , devozione al Santo Patrono, sentimenti religiosi che hanno da sempre amalgamato genti e popoli pur diversi tra loro ma uniti dalla fede verso il Santo, nostro protettore, che guari’ la peste. Insomma un misto di sacro e profano che rendono Cabbia piccolo borgo montano a 1050mt slm accogliente, coeso e solidale. Tutti i figli del paese trasportati attraverso i sentieri della vita in posti diversi tornano ad agosto ed esso vive intensamente, allietato dalle voci festose dei bambini e delle chiacchiere dei grandi seduti sulle soglie dell’aprica fontana.
Premesso che la posizione dei “ Festaroli”, anima militante di qualsiasi religiosa ricorrenza, è sempre delicata – poiché si tratta di organizzare un grande evento quindi di rispondere al paese delle proprie scelte e del suo operato – siamo ben convinti che la miglior critica che si possa fare è sempre la collaborazione quindi una forma d’aiuto e sostegno alla realizzazione e alla gestione della festa. Recepiamo il discorso e continuiamo – con sprint, entusiasmo, voglia di fare e l’onesta intellettuale che da sempre ha contraddistinto ogni Comitato festeggiamenti – nell’organizzazione dell’antica e mai sopita tradizione cabbiese. Nel piccolo centro dell’Alto Aterno il culto della festa di S. Rocco e’una tradizione che risale alla notte dei tempi e sentito fino al punto che essa non fu sospesa neanche nei tempi bui della guerra. Quando gli uomini erano al fronte la organizzarono le donne. Per noi questa ricorrenza ha il valore del ringraziamento per la protezione del Santo ai suoi figli ed un’occasione per rivederci. Cambiano i tempi, le situazioni, siamo nel pieno di una spaventosa crisi economica ma lo spirito di coesione e solidarietà tra il popolo cabbiese rimane intatto.
A titolo di cronaca mi piace ricordare che la festa non fu sospesa neanche negli anni bui della guerra, allora essendo gli uomini al fronte la organizzarono le donne – o quando la nostra piccola Comunità di montagna conobbe la tragedia della scomparsa di alcuni suoi giovani figli. Animati da questa convinzione e dal rispetto si sta facendo del nostro meglio per mantenere la bella antica tradizione che da sempre, al di là di tante divisioni che pure esistono, unisce ed affratella il popolo cabbiese. I festaroli: Genga Nicola e Montanari Francesca, La Rocca Rocco e Antonini Francesca, La Rocca Francesco e Barbara Bonanni, Genga Gianni, Genga Concetta, la Rocca Irene. Di Giambeardino Marianna e Astori Antonello, Esposito Gianluca e Tarantini Rubina, Esposito Mario e Tornincasa Carmela stanno facendo di tutto e sono pronti all’importante appuntamento festoso agostano. La festa, oltre alle normali manifestazioni religiose, contempla una serie di iniziative di primaria importanza. In primis il grandioso concerto dei Cugini di Campagna. Per la prima volta nel corso della storia della festa di S. Rocco e’ stata portata in pellegrinaggio la Madonna del Monte di Borbona cui tutto il popolo cabbiese e’ devoto. Fin dai tempi antichi, la quarta domenica di giugno, raggiungevamo il Santuario a piedi in processione. La statua della “ Madre di tutti” il giorno della ricorrenza del nostro Patrono sfilerà in processione con tutte le altre statue. Buona festa di S. Rocco a tutti











Lascia il tuo commento