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All’Aquila Premio nazionale Donna 2024: testimonianze di Filomena Lamberti e Daniela Di Maggio

Pubblicato da Redazione
giovedì, 04 Luglio 2024 - 12:51
in Cronaca, Varie
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L’AQUILA – “Mai arrendersi di fronte alla violenza. Il Premio nazionale Donna racconta tanto sui soprusi, le violenze e le vessazioni che sono costrette a subìre le donne. Avere coraggio, quando ti strappano un figlio, quando tentano di ucciderti e ti tolgono libertà e dignità, significa non morire due volte”.

Non si sono arrese di fronte alla violenza Filomena Lamberti, la prima donna in Italia ad essere sfregiata in volto con l’acido dal marito, che ha scontato appena 18 mesi di carcere, e Daniela Di Maggio, la mamma- coraggio di Giovambattista Cutolo detto Giò Giò, ucciso a Napoli per aver difeso un coetaneo.

“Se ci fossimo lasciate andare, saremmo morte due volte”, hanno detto nel corso della VI edizione del Premio nazionale Donna 2024, promosso dalla Onlus Antonio Padovani, che si è tenuto ieri sera, a Casale Signorini, all’Aquila, alla presenza di numerose autorità civili e religiose.

All’evento, moderato dalla giornalista e scrittrice, Monica Pelliccione, sono intervenuti Gianni Padovani, presidente Onlus Antonio Padovani, Stefano Pallotta, presidente Ordine dei giornalisti d’Abruzzo e Pieremidio Bianchi, commissario capo Divisione anticrimine Questura dell’Aquila. Lamberti, originaria di di Cava dei Tirreni, nel 2012 venne sfigurata con una bottiglia di acido solforico dal marito dal quale voleva separarsi. Il suo calvario ospedaliero è durato anni ed è finito solo nel 2017, dopo trenta interventi, dieci solo per ricostruire le palpebre. Per la brutale aggressione, che risale al 28 maggio del 2012 l’ex marito, Vittorio Giordano, ha patteggiato 18 mesi di reclusione. Oggi è un uomo libero.

“L’uomo possessivo e violento ti isola da tutto e da tutti”, ha detto Lamberti, “ho vissuto 30 anni di violenza domestica. Non mi sono ribellata perché economicamente dipendevo da lui e avevo tre figli da mantenere. Ho subito tutte le violenze: psicologica, verbale, fisica, ero una sorvegliata h24. Quando ho deciso di spezzare le catene delle costrizioni lui ha reagito, cercando di togliermi l’identità. Dal 2013 vado in giro per l’Italia, nelle scuole, ad incontrare i ragazzi, perché è a quell’età che si deve insegnare il rispetto per la vita”.

Commovente il ricordo di Daniela Di Maggio: “Giò Giò era un grande compositore, un ragazzo includente, sempre dalla parte dei deboli. Quella notte si è trovato davanti un ragazzo che era il suo esatto opposto che lo ha ucciso alle spalle perché stava cercando di aiutare un coetaneo preso di mira da lui e i suoi compagni. Sono una donna che è stata violentata, annientata, mi hanno strappato il frutto del mio amore, la mia anima”. Di maggio ha lottato perché l’assassino di suo figlio, seppur minorenne all’epoca dei fatti, fosse condannato a 20 anni di carcere. “Per noi giornalisti è difficile poter raccontare queste violenze”, le parole del Presidente Pallotta, “perché abbiamo avuto un condizionamento millenario e patriarcale, che ha in qualche modo inciso sull’educazione di tutti quanti noi. Se c’è un avvenimento che ci ha fatto riflettere fino in fondo è stato il massacro del Circeo, uno spartiacque. La sopravvissuta fu fotografata rannicchiata nel cofano della macchina da noi giornalisti e quell’immagine venne pubblicata ovunque, senza alcun rispetto. Un episodio che ci ha fatto riflettere e il nostro linguaggio è completamente cambiato”.

Per Bianchi, commissario capo Divisione anticrimine Questura dell’Aquila “bisogna lavorare con le norme, spesso è difficilissimo trovare un equilibrio. Fare rete tra istituzioni restituisce sempre un risultato. I bambini vanno educati dall’infanzia, infatti la scuola è una delle istituzioni a cui ci rivolgiamo sempre. Nel 2023 su 33 richieste di aiuto, di procedimenti ne sono andati in porto soltanto 6. È difficile operare e, soprattutto, spesso è difficile dimostrare la verità dei fatti”.

“Abbiamo ascoltato parole che spaccano il cuore, sono una lama. Parole che nascono da un dolore che non passa mai”, ha sottolineato Pelliccione, “questo premio deve essere in qualche modo portato all’attenzione dei giovani. Questa sera abbiamo capito quanto la società può essere marcia sotto molti aspetti”.

“Il premio nazionale Donna, dedicato a mio padre Antonio”, ha detto nel suo intervento Padovani, “apre le porte all’universo donna nell’intento di far emergere il sottobosco celato, eppure ancora marcatamente presente, della violenza. La manifestazione è incentrata, quest’anno, sul coraggio delle donne:  di denunciare la violenza, di lottare per la libertà e la giustizia, di non arrendersi di fronte alle ingiustizie”.

Nel corso della manifestazione, che si è conclusa con una cena di gala, è stato presentato “Storie di donne”, edito dalla onlus Padovani: un libro-testimonianza che affronta il tema dei soprusi e delle violenze fisiche e psicologiche vissute dalla donne. È stata inoltre consegnata una targa alla memoria di Ilaria Fabiocchi, architetto e artista aquilana scomparsa prematuramente un anno fa. La targa è stata ritirata dalla figlia Alisia. Esposte in sala anche alcune delle sue opere.

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