L’AQUILA – di Nando Giammarini – Oggi , 8 marzo, ricorre la giornata internazionale della donna che dovrebbe essere tutti i giorni. Poiché le donne nella nostra società in rapida trasformazione sono coloro che, al di la di tanti pregiudizi, ancora soffrono situazioni di difficoltà dovute ad atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con il rispetto e la considerazione che meritano non solo in quanto donne ma come persone.
Per non parlare poi della inumana ed inenarrabile violenza che sfocia in femminicidi da parte di mariti, fidanzati, compagni che le considerano loro proprietà. Non è assolutamente più tollerabile che a 24 anni dall’inizio del terzo millennio si verifichino ancora simili nefandezze in nome di un amore che tale non è ma solo mattanza: una vera e propria emergenza nazionale.
Mi preme premettere che per cultura ed educazione sono tra coloro che credono nella parità uomo-donna ed al famoso detto per cui “le donne vanno toccate solo con un fiore”. Storicamente fonti di vita sono state protagoniste della Resistenza ed a seguire di tante lotte per l’emancipazione e contro lo sfruttamento ad iniziare dalle famose mondine, che si spezzavano la schiena tutto il giorno immerse nelle risaie.
Fino al ’68 che segnò il risveglio culturale di una generazione confusa ed assopita; divisa tra dominio ed obbedienza. Ogni 8 marzo è un’occasione speciale per portare a conoscenza della società l’importanza delle battaglie e delle problematiche che ancora attanagliano l’universo femminile. Fatto di lotte per affermare quelle elementari norme di giustizia ed equità che dovrebbero essere dominio indiscusso di ogni paese civile poiché implica quella che è l’idea stessa di libertà.
Doveroso ricordare la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che inizia sostenendo: “il fondamento della libertà consiste nel laico riconoscimento della dignità inerente a ogni membro della famiglia umana”.
L’8 marzo è una ricorrenza importante – volta a ricordare e riconoscere le conquiste politiche, sociali ed economiche del gentil sesso. Ufficialmente nota come “giornata internazionale della donna” sebbene abbia perso, in nome di un consumismo senza regole, il suo iniziale valore e significato. Il ruolo delle donne si conferma centrale nella nostra società ed in tutti i paesi del mondo sebbene in alcune zone del pianeta loro siano bistrattate, derise, umiliate, talvolta uccise. Il loro dinamismo e la voglia di fare sono gli elementi del successo del lavoro femminile che oggi spazia senza confini dal nord al sud del Paese e produce dei brillanti risultati dai lavori più umili a quelli di maggior rilievo intellettivo.
Purtroppo attualmente, la festa della donna, è limitata a mazzi di rose e mimose, cene con le amiche e serate in discoteca. Fonti storiche rivelano notizie diverse circa il motivo da cui essa nacque. Alcune sostengono che fu in memoria delle operaie di una camiceria di New York che in lotta per la difesa del salario vennero chiuse a chiave, poi scoppiò un incendio e le poverette non ebbero scampo. Altre sostengono che sarebbe invece nata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili sempre a New York. Il fiore simbolo ufficiale è la mimosa che, con il suo colore giallo simboleggia il passaggio dalla morte alla vita diventando quindi una metafora per le donne che si sono battute per l’uguaglianza di genere.
Donare un ramoscello di mimosa ad una donna non deve essere un gesto rituale ma un doveroso omaggio al gentil sesso per il suo impegno sociale, umano e culturale. Nella famiglia e nella società.
Intanto tra le molteplici iniziative a L’Aquila, consistenti in convegni, incontri e manifestazioni, le sere del 7 e dell’8 marzo la fontana luminosa, uno dei monumenti identitari della città, verrà illuminata di luce gialla in segno di considerazione rispetto per la speciale ricorrenza.
Dedico questo articolo, inchinandomi commosso e riverente, alla memoria di tutte le donne bistrattate, perite a causa dei femminicidi, della maledetta pandemia ed alle tante mamme con bambini in tenera età che vivono l’ingiusta situazione di povertà. Analogo sentimento di vicinanza e comprensione rivolgo alle tante madri che trascorrono la vita tra lavoro e assistenza ai loro figli diversamente abili. Per costoro ci vorrebbe una medaglia.
Mi piace concludere questo articolo con un bella frase di Oriana Fallaci. Grande giornalista e inviata di guerra, in Vietnam: “Essere donne è così affascinante. È un’ avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai”. Buon 8 Marzo!











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