ROMA – Anche i presidi si dicono d’accordo con la richiesta formulata dall’Anief, già a Natale, sulla necessità di
riprendere la scuola con la dad: più di 2mila hanno infatti aderito all’appello rivolto da un gruppo di dirigenti scolastici al presidente del Consiglio, Mario Draghi , e al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, per chiedere un posticipo di due settimane del rientro in classe. Sostengono che si tratti di una misura precauzionale in considerazione dell’alto numero dei contagi.
“I dirigenti scolastici ci danno ragione, perché si rendono conto pure loro che non ci sono le condizioni per riaprire le classi in sicurezza. Se a pensarla così sono pure i collaboratori dei dirigenti scolastici e gli stessi studenti forse il Governo, i ministri coinvolti e il Cts dovrebbero porsi qualche dubbio”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
I numeri sono eloquenti: un anno fa, il 6 gennaio 2021, con poco più di 20mila casi Covid il ministro Lucia Azzolina decideva di andare in dad al 50% per via delle classi affollate. Oggi, con più di 200mila contagiati, il ministro Patrizio Bianchi e il premier Mario Draghi decidono di riprendere l’attività scolastica al 100% in presenza, confermando pure la sospensione del 5% del personale non vaccinato, a fronte di più di 5 milioni di alunni non vaccinati. Come se non bastasse, nell’anno in corso sono stati quasi dimezzati docenti e Ata Covid e non è stato fatto nulla a partire dagli spazi uguali e le classi sempre affollate.
“II queste condizioni – dice Pacifico – come si fa a dire che la scuola è più sicura? Chi risponderà del contagio probabile che si propagherà nelle scuole? Al Ministero hanno tenuto conto dell’articolo 44 del decreto legislativo 81/08 che autorizza il lavoratore in caso di pericolo ad allontanarsi dal luogo di lavoro in caso di pericolo grave e immediato?”.











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