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Papa Celestino V: la sede Papale si trasferisce da L’Aquila a Napoli

Prima Puntata.

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 06 Ottobre 2021 - 07:00
in Ambiente, Cultura, Eventi, Evidenza, Varie
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L’AQUILA – di Floro Panti – Per meglio conoscere l’evoluzione della Bolla della Perdonanza abbiamo pubblicato tre puntate in occasione della ricorrenza del 29 Settembre, giorno di emanazione della Bolla.

Ora con questa puntata inizia il racconto delle vicende che portarono, nel mese di Ottobre 1294, Papa Celestino V, la curia i Cardinali e la Corte D’Angiò a trasferirsi da L’Aquila a Napoli.

….e co-lla corte  stecte  paricchi dì de vero poi se-nne tornò a Napoli,
non so per que mistero.
(Buccio da Ranallo –  Poeta Epico Aquilano sec -XIV “Cronica “)

 Vivo era il desiderio di Celestino V di recarsi a Roma, dopo l’incoronazione. Lo Stefaneschi, suo importante biografo coevo, sempre nel suo Opus Metricum al libro III scrive:

“..Sebbene Roma gli avesse dato lo scettro ed egli fosse da poco tempo preparato all’eccellente città consacrata dal sangue di Pietro e Paolo, fu lusingato da Carlo e dalle schiere che lo seguivano, mutò cammino e si diresse verso Napoli”.

In effetti, fin dai primi di settembre del 1294, questa soluzione andava maturando in Re Carlo II. Egli aveva perfettamente capito che a Celestino non interessavano le questioni temporali, che invece molto erano state a cuore ai Pontefici che si erano succeduti nel secolo: il prestigio, il dominio con l’influenza della Chiesa su tutti i Sovrani e i potenti. Cose totalmente distanti dalla mentalità di Celestino. Lui invece era solo interessato al bene spirituale dei cristiani, specie di quelli più semplici e poveri; a loro intendeva donare indulgenze e luoghi sacri dove poter soddisfare le esigenze spirituali e devozionali.  Carlo II decise pertanto di aiutarlo in questo campo, ne sono riprova i numerosi privilegi concessi, per avere così mano libera in quello più propriamente politico: voleva insomma il Papa a Napoli presso la sua reggia.

A L’Aquila intanto, in quel mese di settembre 1294, si viveva ancora un’atmosfera di giubilo, per la recente incoronazione papale. La Città in questo mese era diventata la capitale mondiale della cristianità anche se c’era, in tutti, la consapevolezza che il Papa a breve sarebbe andato via. In effetti, solo alla fine del mese o nei primissimi giorni di ottobre, cominciò a diffondersi la notizia che il Papa sarebbe partito, ma non per recarsi a Roma, sede naturale di tutti i Pontefici, ma a Napoli, capitale del Regno dei D’Angiò.  Che Re Carlo maturasse questo disegno, addirittura fin dai giorni seguenti l’incoronazione di Papa Celestino, è provato da alcuni messaggi inviati dall’Aquila a Napoli.

Monastero Celestino di Casaluce (Caserta)

Il 2 di settembre, infatti, ordinò che: “… si selciassero le strade e si apparecchiasse ogni cosa dovendo egli e il Papa con la Curia dimorare nella casa reale”.

Il 3 settembre procurò di mandare direttamente due appartenenti alla corte, Rostaino Cantelmo e Guido D’Alemagna a predisporre decente dimora in Napoli per i Cardinali e il Papa.

Il 5 settembre diede disposizione di spedire dalla Puglia cera sufficiente per la Casa Reale dove stavano per trasferirsi il Papa e la Curia.

Il 9 settembre ordinò che si costruisse una nuova stanza per il Papa nella Reggia.

E infine il 13 settembre ordinò ai preposti della Capitanata e dell’Abruzzo di lasciar passare senza pagare dazio, 100 vacche di S. Giovanni in Piano, da destinare alla cucina del Papa a Napoli.

La partenza da Aquila.
Il 6 ottobre 1294, il Papa, tutta la curia, all’infuori del Cardinale Matteo Orsini – che invece si diresse a Roma- e il Re partirono per Napoli. Dai documenti si evince che Celestino il sei era ancora all’Aquila mentre il sette era già a Sulmona. Probabilmente il corteo partì alle prime luci del giorno sei per essere a Sulmona la sera del sette.

Per questo trasferimento, non è riportato da nessun biografo il tragitto effettuato dal corteo, mentre è invece documentata la presenza di moltitudini di persone accorse al passaggio di Celestino, non solo per rendergli omaggio, ma con la speranza di trarre i benefici dei suoi prodigi. Uno di questi, registrato nella Bolla di Canonizzazione e riportato dalla Stefaneschi, avvenne nella piana di Raiano.

“Vi era una donna così contratta in tutte le membra che né poteva camminare, e né mutarsi da un luogo all’altro se non venisse trasportata. Messa a giacere lungo la via per cui Fra Pietro già Pontefice passava, avendo sopra di essa impartito la benedizione della Croce, fu perfettamente e immediatamente liberata”, la miracolata si chiamava Amata di Raiano.

 Da questo fatto, si potrebbe quindi dedurre con ragionevole certezza, che per questo viaggio il tragitto sia stato l’inverso di quello già compiuto dal magnifico corteo nel mese di luglio.

Allora, com’è stato ampiamente documentato e accertato, fra Pietro, a dorso di un asinello percorse la Valle Peligna (Raiano) – la Valle Subequana, (Castelvecchio Subequo, Goriano Sicoli, Castel di Ieri, Acciano, Fontecchio) e quella Aquilana (Villa S. Angelo, Fossa) per raggiungere l’Aquila dove sarebbe stato incoronato Papa, il 29 agosto a Collemaggio.

La differenza fra quel viaggio e questo di ottobre sta solo nella durata che è diminuita di un giorno, molto probabilmente perché a essere usato, è stato un altro mezzo di locomozione, forse una carrozza, al posto dell’asinello che aveva invece trasportato a l’Aquila il futuro Papa.

Ė da chiedersi anche perché, abbia usato, con il seguito del Re, della Corte Angioina e i Cardinali, ancora questo percorso anziché, forse, la più comoda via che dall’Aquila attraverso Popoli raggiungeva Sulmona. La stessa delegazione pontificia che da Perugia si era recata a S. Onofrio per portare a fra Pietro la notizia della nomina decisa dal Sacro Collegio, nel luglio dello stesso anno, aveva in effetti fatto questa strada. La risposta potrebbe essere data dal fatto che Celestino V sapeva che rifacendo il  tragitto del luglio,  poteva contare, su  quei punti di riferimento già collaudati con monasteri retti sia dai suoi monaci, come quello  che come abbiamo visto si  trovava ad  Acciano,  S. Comizio, che  su  altri  cenobi, (Fontecchio, Tione-S- Maria del Ponte, Castevecchio Subequo)  e quindi anche su comunità dove la sua fama era ben radicata e che  soltanto alcuni mesi primi  lo avevano osannato, non ancora Papa.

Il corteo giunse, come detto, in S. Spirito del Morrone la sera del 7 ottobre.  Celestino V prese stanza fra i suoi monaci fermandosi per cinque giorni nel monastero, che era divenuto da poco più di un anno   “caput”  della Congregazione. Sarà questa la sosta più lunga che il Papa farà nelle località attraversate in questo viaggio.

Nei giorni di permanenza a Santo Spirito, Celestino non rimase inoperoso. La sua cancelleria emise una decina di atti, alcuni dei quali piuttosto rilevanti. Con uno di questi esorta Giacomo D’Aragona a dare esecuzione al trattato con Carlo II per l’affare di Sicilia (Vespri Siciliani), con un altro concede l’amministrazione della chiesa di Lione a Ludovico il figlio di Re Carlo II D’Angiò, purché ricevesse gli ordini minori e la tonsura. Ludovico sarà poi Vescovo di Tolosa e morirà nel 1297 in concetto di santità (S. Ludovico di Tolosa).

Monastero Celestino di Casaluce (Caserta): Icona Madonna dell’Evangelista S. Luca

A Ludovico sono altresì legate sia l’Icona della Madonna di San Luca custodita nel Monastero Celestino di Casaluce che le due Idrie Sacre che la tradizione vuole essere quelle del miracolo di Cana, custodite sempre in detto monastero. Il primo storico di Casaluce l’Abate Celestino Donato Polieni di Siderno scrisse, a tal proposito nel 1622, un piccolo libro dal quale il sac. Michele Verolla, parroco del monastero, ha tratto queste note “… Nel 1276 Carlo I D’Angiò ottenne il titolo di Re di Gerusalemme e mandò in quelle terre come viceré Ruggero Sanseverino, cavaliere benemerito della Corona, cognato di Beltramo del Balzo. Siccome però questo Regno di Gerusalemme stava per perdersi a causa di sconvolgimenti bellici, prima di lasciare Gerusalemme, il Sanseverino decise di portare con sé, anche per salvarli da un’eventuale distruzione, una Icona della Madonna particolarmente venerata perché ritenuta dipinta dall’Evangelista Luca e due Idrie tenute in gran venerazione perché in esse Gesù aveva operato il primo miracolo trasformando l’acqua in vino nella festa di nozze di Cana di Galilea. L’icona della Madonna e le due Idrie furono custodite nella cappella di Castelnuovo di Napoli (Maschio Angioino). Prima di morire, Carlo I D’Angiò lasciò a suo nipote, Ludovico, l’Icona della Madonna e le due Idrie perché fosse costruita in loro onore una chiesa. Intanto era in corso il moto dei Vespri Siciliani che si diffuse in tutta la Sicilia. In una battaglia navale nel Golfo di Napoli, il 5 giugno 1284, fra Angioini e Aragonesi, l’erede al trono Angioino Carlo II D’Angiò, padre di Ludovico, cadde prigioniero. Carlo II D’Angiò, per ottenere la libertà, dovette dare in ostaggio tre suoi figli e cinquanta cavalieri. Uno di questi tre figli era Ludovico che custodiva con amore e profonda devozione sia l’Icona della Madonna che le due Idrie. Egli prima di andare prigioniero le lasciò in custodia al suo amico Raimondo del Balzo, Barone del castello di Casaluce.”  Il Monastero di Casaluce è divenuto poi importante cenobio Celestiniano dove si formavano i monaci novizi. Chissà se Celestino era al corrente di queste importanti reliquie?

 

Monastero Celestino di Casaluce (Caserta): le due Idrie Sacre che la tradizione vuole siano quelle del primo Miracolo di Gesù alle nozze di Cana di Galilea

Il giorno nove consacrò solennemente l’altare di Santo Spirito del Morrone, come dicono i cronisti dell’epoca, di fronte ad una moltitudine di gente, sette Cardinali e Re Carlo II, concedendo a questa chiesa l’Indulgenza Plenaria annuale. Nello stesso giorno però ricevette la notizia che uno dei dodici Cardinali da lui eletti all’Aquila, Francesco Ronci di Atri, del suo Ordine, era deceduto.  Benché rattristato dalla ferale notizia e pur essendo nella sua amata Abbazia di S. Spirito, il suo cuore era però tutto per il S. Onofrio, l’eremo prediletto. Così il giorno seguente, 10 ottobre, non rinunciò ad ascendervi.  Anche in questo luogo vi consacrò l’altare concedendo l’Indulgenza Plenaria annuale.

Eremo di Sant’Onofrio al Morrone (Sulmona)

Il giorno seguente, l’11 ottobre Celestino mosse da S. Spirito fermandosi a Sulmona per celebrare messa a S. Panfilo. Qui avvenne un altro miracolo riportato nella Bolla di Canonizzazione, dallo Stefaneschi e da molti testimoni prese.

Angela di Giovanni di Pietro di Santa Fumia (Santa Eufemia a Maiella) di 52 anni depone che da quattro anni soffriva di grave infermità. Era tutta gonfia e tumida dalla pianta del piede fino al capo e di colore giallo, ne poteva camminare senza grave impedimento e molto dolore. Avendo fatto molti esperimenti per consiglio dei medici invano, non avendo speranza di liberazione, per la devozione che aveva per Fra Pietro, dispose con Tommaso, suo marito di andare così inferma a Fra Pietro e di supplicarlo con riverenza. Presentatosi a lui, vicino la chiesa di S. Panfilo di Sulmona, ad alta voce gridava: Santo Padre, aiutami, Santo Padre aiutami. Sentendo questo grido il medesimo   la guardò e la segnò di croce. Ed Angela, fin da allora, fu da quella infermità totalmente liberata

Basilica di S. Panfilo (Sulmona)

Lasciata Sulmona, ritroviamo Celestino il 12 ottobre a Castel di Sangro. Lo confermano due atti emanati da questa località. In uno compone la questione tra il Monastero di Montevergine e il Vescovo di Avellino, circa il pagamento di un’annua libbra di cera, come censo dovuto a detto Vescovo. Probabilmente i suoi ricordi saranno certamente ritornati anche a quando per la prima volta transitò e sostò in questo luogo, povero fraticello, tanti anni prima.

Il 13 ottobre, Celestino V, fece sosta al convento di San Vincenzo al Volturno. La sua presenza è documentata da un atto nel quale: “..assegna ai mercanti della Camera Apostolica 15600 fiorini di oro, depositati presso Bonifacio Calamdrana, maestro generale dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme di qua del mare, destinato per sussidio delle armate delle galee di Terra Santa”.  Dal Cronicon Vulturnense si apprende inoltre che sostituì l’Abate Placido, proveniente da Montecassino, con un proprio confratello, Niccolò.

NELLA PROSSIMA PUNTATA TRATTEREMO DI DUE SOSTE IMPORTANTI EFFETTUATE DA PAPA CELESTINO V IN QUESTO VIAGGIO CHE LO PORTERȦ A NAPOLI; SI TRATTA DI QUELLE DI ISERNIA E SOPRATTUTTO QUELLA DI MONTECASSINO.

 

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