L’AQUILA – Più di 10.000 euro sono stati stanziati dal Comune di Pizzoli per il ricorso al TAR e per l’appello al Consiglio di Stato, affinché il poligono di tiro privato, situato a Colle San Mauro, possa continuare la sua attività. Sono soldi dei contribuenti di Pizzoli, soldi pubblici che vengono impiegati per fare in modo che un’associazione privata porti avanti un’attività che il TAR ha già riconosciuto non essere di interesse collettivo e che è situata invece su un terreno di uso civico.
L’appello al Consiglio di Stato è stato presentato dal Comune di Pizzoli e dalla Regione Abruzzo ma non dall’associazione privata che gestisce il poligono. Tale associazione paga un affitto di 500 euro l’anno al Comune di Pizzoli: questo vuol dire che ci vorrebbero quindi 20 anni affinché i cittadini e le cittadine di Pizzoli possano essere rimborsati, attraverso le entrate del canone di locazione, per i soldi che stanno spendendo oggi per il ricorso e l’appello.
La giunta del Comune di Pizzoli ha dato l’incarico ad un legale per l’appello al Consiglio di Stato il 25 febbraio 2021. Le spese legali per il ricorso al TAR sono state pari a 5.690,57 euro. Le spese legali per l’appello al Consiglio di Stato sono state 3.939,62 euro, a cui devono aggiungersi 975,00 euro di contributo unificato. Il totale è di 10.605,19 euro.
I contribuenti di Pizzoli vogliono davvero spendere tutti questi soldi per un’attività privata su cui il TAR si è già pronunciato stabilendo l’illegittimità della delibera del Comune di Pizzoli?
Nell’appello al consiglio di Stato e nel ricorso al TAR, il Comune di Pizzoli sostiene che gli abitanti di San Vittorino non possano rivendicare nulla perché quei territori appartengono a Pizzoli e non a L’Aquila. In merito a questo punto, il 19 aprile 2021 si terrà una causa presso il Commissario agli usi civici per definire se in realtà il luogo in cui è situato il poligono sia uso civico di Pizzoli oppure dell’Aquila.
In ogni caso, anche se questo fosse vero, la sentenza del TAR ha già spiegato come gli abitanti di San Vittorino abbiano diritto a richiedere la sospensione dell’attività del poligono perché ciò di cui bisogna tener conto è la vicinanza di questo poligono alle abitazioni della frazione aquilana.
L’evoluzione di questa vicenda crea forti dubbi nell’Associazione per la tutela di S. Vittorino Amiterno in merito all’atteggiamento del Comune di Pizzoli, del Comune dell’Aquila, della Regione Abruzzo, della Soprintendenza e della ASL dell’Aquila. Ci si chiede come mai l’Associazione privata che gestisce il poligono rinuncia all’Appello che invece è stato presentato dal Comune di Pizzoli e dalla Regione Abruzzo.
L’Associazione per la tutela di S.Vittorino si chiede perché la ASL dell’Aquila (Dipartimento di Igiene e Prevenzione) abbia risposto all’esposto fatto il 9/11/2020 dall’Associazione per la tutela di S. Vittorino Amiterno, e al sollecito del 17/01/2021, solo il giorno dopo dell’uscita della sentenza del TAR e cioè solo il 9 febbraio 2021. Ci si chiede, infine, perché la Soprintendenza, che diede parere favorevole al progetto, ancora non si esprima in merito a quella infelice decisione che rendeva l’anfiteatro e il teatro luoghi di guerra e non di bellezza.
In tutta questa vicenda, in cui il rumore molesto è il protagonista, continua a meravigliare l’assurdo silenzio del Comune dell’Aquila che, oltre a non essersi costituito per rivendicare il territorio di San Vittorino (per la prima volta nella storia!), continua a non supportare pubblicamente i cittadini di San Vittorino neanche di fronte alla sentenza del TAR secondo cui tali cittadini “sono stati mossi dall’interesse a tutelare il loro diritto alla salute e alla loro sfera esistenziale e personale” dai pericoli derivanti dai rumori continuativi e repentini accertati da perizia fonometrica.
L’Associazione per la tutela di S. Vittorino Amiterno proseguirà fino in fondo la sua battaglia, tutelando i cittadini in ogni sede, e continuando a chiedere che l’attività del poligono sia spostata in un altro luogo. Una battaglia portata avanti, a proprie spese, da persone che non hanno mai smesso di credere nella giustizia e nella possibilità di ribellarsi ai soprusi, anche a quelli autorizzati.











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