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L’8 marzo, la storia, il fiore tradizionale

Pubblicato da Redazione
lunedì, 08 Marzo 2021 - 10:14
in Cronaca, Eventi, Varie
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L’AQUILA – di Nando Giammarini – La Giornata Internazionale della Donna, che il nostro paese si appresta a celebrare oggi, è sicuramente diversa rispetto a quella degli anni decorsi, visti i numerosi eventi che sono stati cancellati in ottemperanza alle disposizioni del Governo e dei vari presidenti di Regione per cercare di arginare la diffusione del Covid-19. Purtroppo nella storia, salvo rare e antiche eccezioni, la donna ha sempre avuto nella società un ruolo secondario e subordinato all’uomo.

Lo slancio delle donne per raggiungere, giustamente, l’uguaglianza non si è fermato a quel traguardo, ma è andato oltre con anni ed anni di lotte per affermare quelle elementari norme di giustizia ed equità che dovrebbero essere dominio indiscusso di ogni paese civile poiché esso implica quella che è l’idea di libertà. Agli albori del terzo millennio.

E’ bene ricordare la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che inizia sostenendo: “il fondamento della libertà consiste nel laico riconoscimento della dignità inerente a ogni membro della famiglia umana”. Questo, indubbiamente, significa che la libertà fa parte del contenuto della dignità umana, ma il fatto che essa sia affermata per tutti gli esseri umani implica che la dignità di tutti è posta a fondamento della libertà del singolo individuo.

In altre parole ognuno deve avere ben presente che nel momento in cui prende una decisione deve tenere, necessariamente, conto della dignità altrui, altrimenti la sua non è libertà, ma sopraffazione. Probabilmente la secolare secondarietà delle donne rispetto agli uomini è dovuta alla maggior forza fisica di questi ultimi. Ma la forza insita in una società non è soltanto quella fisica; è soprattutto quella morale e culturale.

E qui si pone in bella evidenza, com’è giusto che sia, il legame speciale tra le donne, generatrici di vita, ed una mentalità bigotta ancora dura a scomparire che le vuole relegate ad un ruolo secondario. Non è, non può, non deve essere assolutamente così. Il ruolo delle donne si conferma centrale nella nostra società ed in tutti i paesi del mondo sebbene in alcune zone del pianeta loro siano bistrattate , derise, umiliate, talvolta uccise. Il dinamismo e la voglia di fare del gentil sesso sono gli elementi del successo del lavoro femminile che oggi spazia senza confini dal nord al sud del Paese e produce dei brillanti risultati dai lavori più umili a quelli di maggior rilievo intellettivo.

Penso alle collaboratrici domestiche e alle badanti – non importa di quale nazionalità, sono persone umane – che nella maggior parte dei casi hanno una realtà da “recluse vive” poiché vivono h24 con i loro assistiti. Analoga considerazione rivolgo, in un contesto socio culturale indubbiamente diverso, anche alle tante lavoratrici di concetto e dirigenti che, pur nelle ordinarie difficoltà dei loro ruoli, hanno un’esistenza pacifica e serena sebbene molto impegnativa poiché si debbono districare tra famiglia e lavoro.

Un grave problema che interessa il mondo femminile ma riguarda l’intera società è la piaga del femminicidio: quell’assurda bestialità, per cui dall’inizio dell’anno nel nostro Paese sono state uccise 12 donne.

Parliamo di un reato assurdo ed aberrante di cui si macchia un uomo in nome di un amore che tale non è ma un sentimento di malvagità, cattiveria, viltà. La pandemia di Covid-19 ha avuto infatti un maggiore impatto tra donne anche a causa dello scorso lockdown che ha visto aumentare la violenza tra le mura domestiche. Per loro problemi strutturali e mai sanati hanno reso ancora più pesanti gli effetti dell’emergenza.

Lo stesso vale per il lavoro perché impiegate nei settori più colpiti dalla crisi e nell’economia sommersa, sono state penalizzate dall’incremento del divario retributivo di genere e dall’aumento del lavoro di cura e di quello domestico. Dovrebbe valere, una volta per tutte, l’impegno generale per la tutela dell’universo femminile.

L’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, è tradizione regalare una mimosa, pianta dai fiori gialli e profumati, il cui nome scientifico è Acacia dealbata. L’usanza è tipicamente nostra, in quanto in altri Paesi l’omaggio floreale per la festa della donna non è legato alle mimose. La sua introduzione fu opera dell’UDI (Unione Donne Italiane) associazione di donne provenienti dal PCI, PSI e Partito d’Azione, che l’8 marzo 1945 decise di celebrare nelle zone dell’Italia libera la prima giornata dedicata alla donna.

A proporre questo fiore furono tre esponenti dell’Udi, Teresa Noce, Teresa Mattei e  Rita Montagnana, che vedevano nella mimosa una soluzione pratica e soprattutto molto economica in quei tempi difficili poiché, fiorendo a marzo, era facilmente reperibile nei campi.

A questo proposito L’ex partigiana Teresa Mattei ricordò, in un’intervista di alcuni anni fa, che la mimosa era “il fiore che i partigiani erano soliti regalare alle staffette in quanto poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente”.

La storia della festa delle donne risale ai primi del Novecento. Negli Stati Uniti come forma di protesta delle donne per lo sfruttamento subito sul lavoro per denunciare la discriminazione sessuale e per ottenere il diritto di voto. Per molti anni, pare erroneamente, l’origine dell’8 marzo si è fatta risalire a una tragedia accaduta nel 1908, le cui protagoniste erano operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio scoppiato in seguito ad una protesta sindacale in cui furono chiuse le porte e le poverette non ebbero scampo.

L’incendio del 1908 è stato però confuso con un altro incendio nella stessa città, avvenuto nel 1911 e dove si registrarono 146 vittime, fra cui molte donne.

I fatti che hanno realmente portato all’istituzione della festa della donna sono in realtà più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale Socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante quel congresso si discusse della condizione femminile  e del voto alle donne. Di qui una serie di iniziative successive in molti paesi del mondo portarono all’affermazione dei loro sacrosanti diritti.

Dedico questo articolo, inchinandomi commosso e riverente, alla memoria di tutte le donne scomparse a causa della maledetta pandemia. Siano esse personale sanitario, religioso, delle forze dell’ordine, docenti e normali cittadine.

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Tags: 8 marzofesta della donna

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