
L’AQUILA – “Modificare il protocollo d’intesa sul Gran Sasso perche’ il commissario vuole “sganciarsi” da qualsiasi discussione preventiva con gli altri enti sarebbe un errore strategico imperdonabile. Il Tavolo tecnico sul Gran Sasso istituito dalla Regione nel 2011 e reso operativo realmente nel 2016 pur con qualche limite, e’ stata una delle poche cose che ha funzionato abbastanza in questi anni, gestendo la ‘crisi dell’esperimento Sox’, imponendo ai Laboratori di Fisica procedure mai svolte precedentemente e garantendo la fondamentale cooperazione tra gli enti e il confronto costante. Svuotarlo in un momento come questo sarebbe un errore imperdonabile, come dimostra il caso della crisi idrica di L’Aquila”.
Cosi’ la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso sull’ordine del giorno della riunione prevista alle 11 di oggi del tavolo tecnico del Gran Sasso. Le opere commissariali saranno nei prossimi anni il cuore delle attivita’ nel Gran Sasso.
“Evitare la discussione preventiva tra gli enti – sostiene l’associazione in una nota – significa di fatto azzerare i compiti di coordinamento del Tavolo tecnico, facendo rifugiare ogni ente nelle proprie competenze che comunque rimangono”.
“Il Commissario, infatti, non ha poteri su moltissimi temi centrali, dagli aspetti sanitario del comparto idropotabile alle procedure di valutazione ambientale, come Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione di Incidenza Ambientale, fino al nulla osta dell’Ente Parco. Pertanto alla fine comunque dovra’ ottenere il consenso di quegli enti. Non e’ meglio parlarsi prima anche per evitare frizioni e lungaggini successive? A nostro avviso – si legge nella nota – il tentativo di sottrarre alla discussione preventiva i vari interventi in un sistema cosi’ complesso, sostituendola con mere informative unidirezionali, e’ un segno di debolezza e non di forza da parte del Commissario Gisonni: se le proposte sono valide quali problemi potra’ mai avere da una discussione con gli altri enti? Se, invece, le sue proposte ricalcheranno quelle viste finora, con errori madornali, dall’acquifero che si autotutela per la presenza di una colonna d’acqua di 600 metri sopra le gallerie ormai scomparsa come dimostrato da montagne di studi – teoria che porterebbe a progettazioni del tutto senza senso rispetto allo stato di fatto attuale – alla pulizia con idropulitrice delle calotte delle gallerie, poi evitata in extremis e sostituita con lavori a secco, crediamo che una sana dialettica preventiva con gli altri enti possa solo evitare guai piu’ seri”.
“Dopo decenni abbiamo davanti l’ultima chance per mitigare i problemi del Gran Sasso, non sprechiamola. I lavori devono essere fatti; pero’ devono essere fatti bene”, e’ l’appello della Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso.











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