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Parco Nazionale della Majella, il ritorno dell’orsa Peppina

Pubblicato da Redazione
venerdì, 30 Ottobre 2020 - 17:24
in Ambiente, Cronaca
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L’AQUILA – Peppina nasce nel 2007 a Villalago. Probabilmente è una delle figlie di Gemma, la storica orsa problematica del PNALM, da cui ha appreso i suoi comportamenti “anomali”. Dopo alcuni anni di permanenza nella sua area di origine, dal 2012 arriva sul Genzana e nell’area di confine con il Parco della Majella. Sono alcuni anni che è nota per la sua tendenza a fare danni ai pollai: prima a Pettorano, poi guadagnando pienamente i territori della Majella, Cansano, Campo di Giove, Palena, Ateleta, Lettopalena, tornando spesso anche in aree molto urbanizzate, come quella della periferia di Sulmona che sta frequentando in questi giorni.

Le attività messe in campo in questi giorni dal Wildlife Research Center del Parco Nazionale della Majella sono finalizzate a catturare l’animale per applicare un nuovo radiocollare GPS tramite il quale sarà possibile monitorare nel modo più efficace ed approfondito possibile i movimenti di Peppina, per facilitare l’attuazione delle misure di prevenzione ma non per trasportarla altrove in montagna, cosa che a poco servirebbe essendo in grado di coprire oltre 50 km di spostamenti in una sola notte (proprio tre giorni fa ha percorso Ateleta-Sulmona in meno di 24 ore).

Il Parco Nazionale della Majella dal 2013 è impegnato attivamente  con le proprie competenze e risorse a mettere in sicurezza pollai, arnie e orti, a monitorarla intensivamente nei suoi spostamenti e comportamenti, anche attraverso l’utilizzo dei radiocollari e delle indagini genetiche. E’ presente sul territorio per far informazione e tener saldo il dialogo con i cittadini che sono stati in qualche modo interessati dalla presenza di questa orsa. Tutte queste attività sono costantemente condotte seguendo gli spostamenti di Peppina, al di là della frammentazione amministrativa che caratterizza i nostri territori, quindi sia all’interno che all’esterno del Parco, per intesa con la Regione Abruzzo e le altre aree protette coinvolte, proprio per garantire una necessaria continuità gestionale. E’ necessario assicurare una presenza costante delle istituzioni e la collaborazione di tutti i cittadini abruzzesi per tutelare Peppina e gli altri orsi che sono in grado di assicurare un futuro a questa specie ancora minacciata.

La sfida certamente impegnativa è quella di far conciliare le migliori condizioni di tutela dell’animale con le esigenze della popolazione locale. Intanto, importanti risultati sono stati già ottenuti. Peppina nel 2018 ha partorito nel Parco della Majella tre cuccioli, che sono stati svezzati con successo e, fino ad oggi, non hanno mostrato nessun comportamento anomalo o problematico. I tecnici sottolineano l’estrema importanza per il futuro della specie, nell’assicurare la sopravvivenza delle femmine e il successo riproduttivo, soprattutto in aree come quella della Majella, fondamentali per consolidare l’espansione dell’areale dell’orso: Peppina, di fatto, si mostra “problematica” soltanto per due mesi l’anno (nel periodo di iperfagia deve accumulare peso per il letargo), negli altri mesi svolge una vita normalissima da orsa nelle nostre foreste e ben lontana dalle aree urbane.

L’impegno del Parco Nazionale della Majella nella gestione dei cosiddetti orsi problematici sarà sempre costante, anzi si arricchisce di nuove collaborazioni e di nuove opportunità di sostegno economico. Il Parco infatti è partner, dallo scorso anno, del Life ARCPROM, un progetto internazionale cofinanziato dalla Commissione Europea, che vede coinvolti tra gli altri tre Parchi nazionali greci con problematiche simili: mettere insieme le forze e le competenze per fare prevenzione e monitoraggi innovativi su questi animali che, pur se mostrano una certa confidenzialità nel frequentare aree antropizzate nelle quali è facile procurarsi il cibo, non sono mai aggressivi nei confronti dell’uomo.

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