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Torna, a L’Aquila,la Festa di San Bernardino da Siena, Compatrono della città

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 10 Maggio 2023 - 11:19
in Attualità, Eventi, Evidenza
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L’AQUILA – Torna dopo lo stop dell’anno scorso quando si è voluto partecipare al lutto dell’intera città  per il tragico incidente verificatosi presso la scuola dell’infanzia 1° Maggio, che ha causato il decesso di un bambino e il ferimento di altri 5 compagni di scuola, la Festa di San Bernardino da Siena, Compatrono della città dell’Aquila. E Torna con un programma di tutto rispetto con  il Convegno “Insieme contro l’usura. Il fenomeno dell’usura nell’attuale contesto economico-sociale. Dalla predicazione di San Bernardino da Siena ai giorni nostri”, organizzato Comando Regionale Abruzzo della Guardia di Finanza e prosegue con il Concerto della Banda Musica della Guardia di finanza, il tenore Piero Mazziicchetti  e la conduzione di Lorena Bianchetti

Questo il programma completo

Domenica 14 Maggio alle ore 21.00 alla Basilica di San Bernardino Concerto in onore del Santo dell’Orchestra da Camera Aquilana e Corale 99 con la Direzione del Maestro Carmine Gaudieri

Il 16, 17 e 18 Maggio,  Triduo di preparazione: alle ore 18.30 nella Basilica di San Bernardino Santa Messa con predicazione e al termine preghiera al Mausoleo di San Bernardino

Venerdì 19 maggio (Vigilia della Solennità) alle ore 11.00 presso l’Auditorium del Parco, Tavola Rotonda “Il fenomeno dell’usura nell’attuale contesto economico-sociale. Dalla predicazione di San Bernardino da Siena ai giorni nostri”. L’Evento è organizzato dal Comando Regionale Abruzzo della Guardia di Finanza. Al termine Cerimonia di consegna del Trigramma Bernardiniano. Alle ore 17.00 alla Basilica di San Bernardino da Siena celebrazione della Santa Messa nella vigilia della Solennità presieduta dal Rettore della Basilica – Padre Daniele Di Sipio; al termine processione al Mausoleo del Santo, Transito e apertura dell’Urna, Consegna del cotone benedetto; Alle ore 19.30sul Sagrato della Basilica “Insieme contro l’usura”, Concerto della Banda musicale del Corpo della Guardia di Finanza.

Sabato 20 maggio – Solennità di San Bernardino da Siena – alle ore 7.00 nella Basilica del Santo, Santa Messa. Alle ore 11.00, Santa Messa solenne e Celebrazione dell’offerta dell’olio per la lampada votiva presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Edoardo Menichelli, Vescovo emerito di Ancona – Osimo e offerta dell’olio a cura dell’Istituto Superiore “Giovanni Caselli” della città di Siena; Alle ore 17.30, sempre nella Basilica del Santo, affidamento delle Comunità con accoglienza sul sagrato al Sindaco di L’Aquila, ai Sindaci dei Comuni confinanti e dei vicini Comuni del versante laziale. Seguirà l’atto di Affidamento a S. Bernardino da parte delle autorità riunite presso il Mausoleo; alle ore 18.00,  Santa Messa Solenne Presiede il M. R. P. Luciano De Giusti OFM, Ministro provinciale dei Frati Minori di Abruzzo e Lazio: Alle ore 19.00, avvio della processione con la Statua e la reliquia del Santo per le vie della città con accompagnamento della Processione a cura del Complesso Bandistico Città di Paganica. Sul Sagrato della Basilica, al rientro della Processione, Benedizione solenne con la Reliquia del Santo, Preghiera per la Città di L’Aquila e per i Comuni presenti e chiusura della Solennità con l’esibizione del Gruppo Sbandieratori Città dell’Aquila.

La Basilica di San Bernardino in L’Aquila: la maestosa Basilica, sviluppatasi a partire dal XV secolo per accogliere il corpo di San Bernardino da Siena in L’Aquila, costituisce un preziosissimo scrigno architettonico con i suoi più alti esempi di arte sacra abruzzese.

Al visitatore è data l’opportunità di vivere un’esperienza unica accostandosi ai grandi tesori d’arte in essa custoditi, nella consapevolezza che la bellezza deriva da Colui che tutto ha creato e a cui tutto ritorna attraverso la contemplazione, la preghiera e il religioso stupore.

Tomba Mausoleo di San Bernardino da Siena La cura della Basilica, patrimonio del Fondo Edifici del Culto (FEC), è affidata ad una comunità di frati francescani, che, garantendo lo svolgimento quotidiano dell’azione liturgica e promuovendo la venerazione del Santo senese, contribuisce ad elevare questo luogo a porto di speranza per i cittadini aquilani e per tutti coloro che ivi si recano.

Il lavoro di restauro, compiuto in seguito al sisma del 2009, ha ridonato luce e vita alla basilica favorendo, insieme al risveglio delle attività liturgiche, una mirabile armonia tra bellezza, arte e fede.

Bernardino e il pensiero economico dell’osservanza, Bene comune e interesse privato (Estratti da testi vari): Con la denominazione di Osservanza si designa un complesso movimento di rinnovamento che nacque nella seconda metà del trecento ad opera del minorita Paoluccio da Trinci e vide una forte accelerazione nel corso dei due secoli successivi. Numerosi furono i frati che vi aderirono e non mancarono illustri esponenti della societas culturale economica e politica del tempo accomunati dal desiderio di un ritorno alle origini.

Sebbene l’intento principale del movimento fosse l’aspirazione ad una riforma della vita religiosa volta all’abbandono delle innovazioni gradualmente introdotte per attenuare il rigore iniziale della regola, tra i suoi più assidui interlocutori non manca interesse per un generale rinnovamento delle strutture organizzative della società, che giunge a connotare la dimensione ad extera dell’intero fenomeno. Tra i più eminenti rappresentanti della corrente osservante si annovera Bernardino da Siena il quale l’8 settembre del 1403, a soli 22 anni, chiese di essere accolto nel Convento riformato del Colombaio. Bernardino da Siena nasce l’8 settembre del 1380 a Massa Marittima da genitori nobili. Ben presto rimane orfano di entrambi genitori ed è accolto inizialmente da una zia nella stessa Massa Marittima. In seguito dal 1391, si trasferisce a Siena nella casa dello zio Cristoforo degli Albizzeschi.

A Siena e iniziò la sua formazione scolastica e all’età di 22 anni e aderisce all’ordine dei frati minori ricevendo l’abito da Fra Giovanni ristori che lo conosce l’ho apprezzato da tempo. L’8 settembre 1403, ricoperto del colombario Bernardino e mette la professione religiosa e l’anno successivo è ordinato sacerdote.si trattiene presso quel commento fino al 1405 per approfondire gli studi teologici e prepararsi all’attività pastorale e alla predicazione. La notorietà raggiunta dalla sua eloquenza si diffonde rapidamente. Tuttavia non gli vengono risparmiate accuse di eresia principalmente motivate dall’invidia pane tutti i casi riesce a dimostrare la propria ortodossia.

Muore durante il suo ultimo giro di predicazione all’Aquila il 24 maggio 1444. Educato alle lettere e alla filosofia nonché alle discipline giuridiche, Laureatosi presso lo studio senese, una volta frate minore egli integrò le sue già vaste conoscenze con lo studio della teologia e durante la permanenza a Siena lesse i testi più rilevanti della letteratura priorità quali le opere di Pietro di Giovanni olivi, di Giovanni that scotto e di Ubertino da casale.

Terminata la sua formazione teologica e spirituale nel 1408 inizio una proficua attività di predicazione che lo portò prevalentemente in Italia Centro settentrionale, mediante la quale egli si proponeva di stimolare un rinnovamento spirituale, sociale e dei costumi delle popolazioni urbane e rurali alla luce del dettato evangelico, al fine di accrescere il sentimento della giustizia civile, presupposto fondamentale per la corretta impostazione della vita in comune. Bernardino sviluppò un frenetico ministero di predicatore itinerante, toccando numerose città e villaggi, iniziando dalla Toscana, per passare poi all’Italia settentrionale, come Ferrara, Mantova, Padova, Genova, Milano, Tortona, Alessandria, Casale Monferrato, Asti, Pavia, Monza, Bergamo, Cremona, Piacenza, Brescia, zone del lago di Garda, Venezia, Verona, Feltre, Bologna, Perugia.

La sua fama si diffuse ovunque. Bernardino arrivò anche in Svizzera, dove ancora oggi sorge un paese chiamato San Bernardino, in ricordo del santo senese. Predicò nelle grandi città e nei piccoli paesi, nelle chiese e nelle piazze, dai pulpiti o da sostegni improvvisati. Era dotato di una 7 voce potente e suadente, che venne meno soltanto una volta a causa di una malattia alla gola. In quell’occasione, costretto al silenzio ormai da alcuni mesi, Bernardino invocò con fede Maria e guarì. Era numerosa la gente accorreva per ascoltare il santo, che parlava in modo chiaro e semplice, immediato e diritto al cuore. Con fine intuito pedagogico, era consapevole che la gente che lo ascoltava voleva l’essenziale, perché avrebbe ricordato due delle dieci cose sentite, quattro delle dieci sentite e viste, sei delle dieci sentite, viste e fatte. Il Suo stile espositivo era ricco di immagini, ironie, osservazioni argute, episodi concreti e conclusioni originali. In un’epoca di discordie fra città e famiglie potenti, guerre, lotte e violenze politiche, sopraffazioni, ma anche eresie e ribellioni alla Chiesa, la predicazione di Bernardino era sferzante e metteva l’uditorio di fronte alle proprie responsabilità personali e collettive.

La predicazione del santo aveva l’effetto immediato di rappacificare i cuori e riconciliare le fazioni rivali. In ogni città dove si recava riusciva a fondare chiese, conventi, monasteri e confraternite, a mettere al bando giochi d’azzardo e a fare grandi falò di immagini indecenti e oggetti di futile vanità. Gli studiosi hanno fatto una sintesi organica sui contenuti della predicazione di San Bernardino, suddividendola in nove grandi tematiche con risvolti religiosi e sociali che denotano un’attualità insuperata: la famiglia, con la denuncia della debolezza dei genitori sull’educazione umana, morale e religiosa dei figli; lo studio, ritenuto «gradito a Dio», necessario alla formazione della persona; il primato della Parola evangelica nella vita di ogni persona, perché essa è come il correre del sangue che garantisce la salute del corpo; la pacificazione nei cuori e fra le persone, perché lotte violente e divisioni hanno effetti deleteri nella vita di ogni comunità e nella vita spirituale; l’onestà, perché ogni tipo di frode, imbroglio, corruzione e usura ledono la dignità delle persone e sono un attentato alla carità cristiana e alla convivenza sociale; i governanti, chiamati al buon governo della città, non all’inettitudine e al tornaconto personale; la giustizia, virtù indispensabile, perché è meglio vivere senza pane che senza giustizia; la pace, che deve vincere la brama di guerra e di potere; la moda femminile sregolata, che può sfociare nell’immoralità e nel disinteresse dei valori più alti.

Bernardino era sensibile alle problematiche della società del suo tempo, desiderava ardentemente annunciare la bella notizia evangelica e orientare i cuori delle persone alla verità e alla pace. Tale era il suo spirito e la sua credibilità da renderlo promotore anche di riforme cittadine. Le città di Siena e di Perugia costruirono nuovi statuti cittadini a partire dal contenuto delle sue predicazioni. Gli storici sono concordi che san Bernardino si recò a L’Aquila almeno tre volte: nel 1433, nel 1438 e nel 1444, quando morì.

Di questi soggiorni aquilani, due sono gli eventi di particolare importanza: la predica del Santo di fronte la basilica di Collemaggio e l’ultima sua predica detta del sangue. La data del primo evento è dubbia, ma probabilmente si tratta del 15 agosto 1438. Dopo 12 giorni di predicazione a Collemaggio, in occasione della festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, mentre San Bernardino paragonava la Madonna alla stella, tutti videro verso mezzogiorno una stella fulgidissima sul capo del Santo. Tra i testimoni oculari dell’evento straordinario ricordiamo il beato Bernardino da Fossa. Ma l’evento di maggiore interesse per la sua unicità e eccezionalità, che rivela l’amore profondo di San Bernardino per l’umanità, è la predica del sangue, l’ultima sua predica, fatta dopo la morte. Il Santo, Apostolo della Pace, conosciuto, come già sottolineato, per la sua capacità di scaldare e riconciliare i cuori della gente, fu chiamato dal vescovo… per mediare e incoraggiare la rappacificazione di alcune famiglie aquilane rivali, che, in un lungo e duro conflitto, stavano mietendo numerose vittime.

Il Santo, terminata una predicazione quaresimale a Massa Marittima, nonostante fosse malato e fisicamente debole, decise di accogliere l’invito del vescovo e senza indugio iniziò l’ultimo suo viaggio. Partì all’alba del 29 aprile 1444 con quattro compagni e si diresse verso l’Isola Maggiore del lago Trasimeno. Dall’isola del Trasimeno si recò a Perugia nel convento di Monteripido e proseguì per Assisi, Foligno, Spoleto, Terni, Piediluco Rieti, Città Ducale e Antrodoco. Ovunque incontrava gente devota che l’accoglieva con venerazione. 8 Quasi vicino alla meta, però, le condizioni di salute del Santo si aggravarono e i compagni si videro costretti a trasportarlo in barella fino alla città de L’Aquila dove giunse tra il 17 e il 18 maggio. San Bernardino non poté predicare e fu ospitato nel convento di San Francesco dove morì verso le 6 del pomeriggio di mercoledì 20 maggio 1444, vigilia dell’Ascensione. Aveva 63 anni. I compagni di Bernardino pensarono di riportare il corpo a Siena, ma il popolo aquilano prevenne ogni concreta idea a riguardo ed esposero in chiesa il venerato corpo che subito attirò la devozione della gente. San Giovanni da Capestrano, mise a guardia della salma alcuni frati del convento di San Giuliano, per evitare che venisse rubata. Come accennato, la città era in grande tensione politica a causa di lotte tra famiglie nemiche e proprio in quei giorni era scoppiata una aperta ribellione soffocata brutalmente dalle autorità cittadine. Si era arrivati a condannare a morte alcuni rivoltosi. Fu in questa situazione che Bernardino offrì al popolo aquilano l’ultima sua predica, una predica di pace e di sangue.

Raccontano i testimoni che dalle narici del corpo del Santo cominciò a fluire sangue, sangue fino al punto di riempire la bara e bagnare la chiesa tanto esso era abbondante. Si riconobbe presto la singolarità del fatto e la notizia del miracolo si sparse subito per la città. La gente accorse stupita e sconvolta ad ascoltare quella ultima predica che, con la voce del sangue, chiedeva pace al popolo. E vi fu pace. I condannati a morte non furono uccisi e le famiglie rivali si convertirono e si riconciliarono tra loro. Significativo è che in una delle sue prediche Bernardino aveva esclamato: “Darei una libbra di sangue perché si faccia pace!”. La morte non spense il ricordo del frate senese.

Giovanni da Capestrano divenne propagatore della santità di Bernardino, ne chiese la beatificazione e, insieme a Giacomo della Marca avviò i lavori di costruzione della Basilica per custodire e venerare il corpo del Santo apostolo della pace. La società mercantile del quattrocento La forza propulsiva dell’attività pastorale di Bernardino non si comprende se non la si inserisce nello scenario sociale dei economico del quattrocento caratterizzato da un’imponente apertura alle attività economiche. Il secolo XV segnò infatti la fioritura di un processo di rinascita iniziato già nel 1100, con la rottura dell’immobilismo politico del Mediterraneo in seguito all’invasione islamica e protrattosi fino alle soglie del secolo XVI. In tale contesto si assiste alla prima rivoluzione commerciale del bacino mediterraneo determinato dalla sinergia di diversi fattori quali la crescita arrivo grafica lo sviluppo della civiltà comunale l’introduzione e la diffusione di nuove tecniche produttive la mobilitazione del risparmio e la formazione di un nuovo spirito associativo in ambito economico.

La combinazione di questi fattori determina un inedita espansione dell’economia. La vita quotidiana è interessata da un maggior dinamismo, dovuto alla ripresa del commercio e ad un notevole incremento della circolazione monetaria, che favoriscono una politica di scambi anche su scala internazionale… Il mercante, nuovo protagonista del panorama economico europeo del secolo XV, grazie alla combinazione di geni ed esperienza, unita ad una naturale e spiccata propensione al rischio, arriva a realizzare con sorprendente anticipo sui tempi la separazione tra commercio e produzione. I mercanti che operano su scala internazionale, per la prima volta e modo stabile attuano il commercio dei loro prodotti in aree geograficamente lontane dei luoghi di produzione, ma nelle quali è maggiore la domanda di beni. In tal modo anche dei fiorenti mercati italiani arrivano ad essere disponibili beni e prodotti inediti, provenienti dal Nord Europa e dalle lontane contrade d’Oriente e capaci di soddisfare i bisogni di una società sempre più raffinata. L’attività commerciale, in particolar modo quella transcontinentale, costituisce pertanto una fonte di guadagni rilevanti anche virtù della posizione di monopolio in cui operano i mercanti. Alcuni, disponendo di sufficienti risorse finanziarie decidono di associare all’attività commerciale quella creditizia, sempre più indispensabile lo sviluppo del commercio, ampliando 9 significativamente i propri margini di profitto. Viceversa guadagni minori sono riservati ai mercanti locali che svolgono la loro attività all’interno di contesti urbani circoscritti dove la stessa concorrenza è maggiore.

Nel secolo di Bernardino, oltre al successo dei tradizionali Studi teologici e giuridici, si assiste allo sviluppo delle scuole dell’abaco, ormai presenti in numerose città mercantili quali veri e propri centri per la formazione di diversi profili professionali, dove si pratica l’insegnamento dell’aritmetica applicata alla conduzione delle attività commerciali. Il diffondersi dello studio dell’aritmetica e della geometria accrescono inoltre la conoscenza e l’esperienza dell’uomo, proiettato alla scoperta di nuovi orizzonti sempre più partecipe delle vicende economiche del suo tempo.

L’intensificato dinamismo commerciale determina un crescente bisogno del di denaro nella duplice forma di capitale e di credito al consumo. I nuovi prodotti offerti dall’artigianato e dal commercio spingono le famiglie specialmente le più agiate, all’acquisto, che comincia diventare cifra di un nuovo stile di vita. Il risparmio non sempre è sufficiente a sostenere i consumi e in questo modo, si apre la strada all’indebitamento. Non aumenta solo la povertà relativa, ma lo sviluppo, non governato, genera un aumento della povertà in termini assoluti e il processo di inurbamento induce a gravitare intorno ai nuovi centri di interesse molti poveri in cerca di fortuna, per i quali il credito al consumo usurario raggiunge tassi di interessi proibitivi, superiori per fino al 50%.

Le condizioni sociali degli anni di transizione dal medioevo al rinascimento creano il contesto più adatto alla predicazione itinerante dei frati dell’osservanza. In quegli anni i predicatori carismatici profondono tutte le loro energie verso i fedeli inducendoli ad adottare comportamenti virtuosi in ogni campo dell’attività umana, soprattutto della gestione della res pubblica, al fine di perseguire l’affermazione di una maggiore giustizia sociale. Tra di essi ricopre una posizione di tutto rilievo Bernardino da Siena il quale, mosso da una spiccata sensibilità sociale, non tralascia nella sua produzione la considerazione degli aspetti tipicamente economici del suo secolo, diventando punto di riferimento per tutta la famiglia osservante. Al suo uditorio egli non propone solo la descrizione o la spiegazione del funzionamento dei meccanismi che regolano i fatti economici, il suo intento è evidentemente teso a sottolineare l’antitesi tra i vizi della società e le virtù, richiamando tutti all’esercizio del bene secondo le indicazioni evangeliche.

Che cosa denuncia dunque riguardo ai vizi dell’agire economico e cosa intende suscitare con la sua riflessione? Bernardino, annovera tra i peccati più esecrabile la superbia, la lussuria e l’avarizia ma definisce solo quest’ultima “idolum desolationis” per le implicazioni sociali dei suoi effetti. Nella sua rigorosa condanna dell’avidità di guadagno, Bernardino guarda principalmente ai pericoli morali della ricchezza, che conducono l’uomo alla più cinica cecità nei confronti dei poveri e dei bisognosi. Sono questi i pericoli da smascherare, denunciare e combattere attraverso l’azione omiletica nella quale agli usurai riserva parole di fuoco giungendo persino a definirli uccisori dei poveri…L’usuraio è accecato dei beni terreni ed è peggiore dell’alto e del rapinatore; è schiavo delle ricchezze, cui posporre ogni altra dimensione dell’esistenza umana.

Lungo la linea di sviluppo del pensiero francescano, si nota l’emergere di una nuova visione della realtà economica e della sua capacità coesiva della comunità, laddove gli individui non lasciano prevalere l’avidità e l’egoismo all’interno del mercato. Da questo nuovo approccio alla dimensione economica e sociale muovono sia l’attenzione di Bernardino e dei frati dell’Osservanza per la riorganizzazione etico-economica delle città italiane sia l’esplicita polemica nei confronti dell’attività feneratizia ebraica e dell’usura. L’usura, intesa come accentramento improduttivo della ricchezza, ha un duplice effetto per gli abitanti della civitas: la rottura delle relazioni e la sottrazione della ricchezza dalla circolazione virtuosa, che in tal modo finisce per concentrarsi nelle mani di pochi soggetti, i quali depauperato l’aiuto investimento produttivo, non la impiegano vantaggio del bene. L’atteggiamento anti 10 usurario di Bernardino e dell’Osservanza poggia sulla considerazione che gli usurai si servono dei beni materiali e del denaro in senso anticittadino e teologicamente perverso, perché distruttivo della vitalità cittadina. Nel tentativo di restaurare l’ordine sociale d’economico, l’attività dei frati osservanti non si esaurisce nella sola denuncia della verità, intesa come causa efficiente dell’usura e dei suoi mali.

Dell’alveo di questa riflessione sorgono i “Mons Pietatis”, Istituti di beneficenza e gestione pubblica che prestavano ai bisognosi necessario, contro il conferimento di un pegno, al fine di proteggerli dalle spoliazione degli usurai. La nascente istituzione gestita direttamente dalla città rappresenta un fatto in edito e vede il coinvolgimento determinante dei frati osservanti, che passano dalla speculazione intorno fatto economico, esposta ampiamente con dovizia di esempi nell’azione omiletica, all’impegno pratico. I Monti sorgono con la ratio di arginare il prestito feneratizio ebraico, tentativo di recuperare la sinergia delle relazioni civili all’interno della comunità, inficiate dall’usura e dalla bramosia di guadagno. Essi, anche se vedono la luce successivamente alla morte di Bernardino, affondano le loro radici nel solco dell’attività e del pensiero bernardiniano, portato avanti e sviluppato da altri ragguardevoli esponenti dell’Osservanza.

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