L’AQUILA – L’Abruzzo è per buona parte “aree interne”, come tutta la Provincia dell’Aquila. Aree interne non è connotazione geografica bensì sociale ed economica: sono infatti così denominate le aree che per carenza di servizi, di opportunità per i giovani, per il degrado ambientale, stanno subendo un costante calo della popolazione e un accentuato invecchiamento. Chi ancora oggi vive in queste aree, in assenza di solide prospettive di rilancio avrà sempre più difficoltà a rimanervi in futuro.
Negli ultimi anni la situazione delle aree interne abruzzesi è ulteriormente peggiorata. Che fare?
Si tratta di territori che hanno enormi potenzialità di crescita ma vengono punite anzitutto da mancanza di vision e da troppa litigiosità politica. La Pira diceva che “amministrare una città ed un territorio è importante, ma ancora più importante è dare loro un ruolo”. E per dare un “ruolo” ad un territorio occorre come premessa che tutti i portatori di interesse (sindaci, associazioni, corpi intermedi, partiti, cittadini….) lavorino insieme per un obiettivo comune e condiviso. Essere comunità ed agire come comunità è fattore essenziale dello sviluppo locale.
La comunità si esprime nella capacità di elaborare strategie e nella voglia di fare degli attori locali, nel remare tutti nello stesso senso e verso la costruzione di un migliore futuro possibile. Dove non c’è comunità c’è permanente conflitto e non attecchisce un duraturo sviluppo. Basti pensare al caso delle aree interne abruzzesi: l’Aquilano, la Marsica, la Valle Peligna e l’Alto Sangro non sono “comunità” da almeno 40 anni, si dividono e si beccano anche al loro interno e anche per questo declinano.
Quando la comunità funziona e le politiche pubbliche sono efficaci – come nel caso, tra molti altri, della provincia di Treviso – le differenze diventano opportunità, i politici non esprimono interessi solo particolari ma sono direttori d’orchestra di un disegno condiviso di sviluppo radicato nello specifico contesto locale, operano forti relazioni tra cittadini e istituzioni.
Una comunità cresce se valorizza il suo “Capitale Territoriale Locale” (risorse umane, ambientali, culturali…) proprie dello specifico contesto. Questa esigenza di ri-creare anzitutto reti di attori, integrando le migliori esperienze di sviluppo anche delle aree interne, costituisce il presupposto per una crescita economica duratura, proprio perché centrata sui valori e potenziali locali.
Alcuni territori crescono, altri declinano, alcune città si sviluppano, altre muoiono: possiamo gestire o subire, sta a noi decidere.
Abbiamo bisogno di amministratori illuminati che coinvolgono per davvero i “corpi intermedi” nell’elaborare e proporre qualsiasi progetto rilevante di trasformazione del territorio. La crescita o la decrescita di una “comunità” da questo dipendono: dalla qualità dei suoi amministratori, dalla capacità degli attori locali di fare sistema, di coordinare azioni positive verso un disegno condiviso. In tal modo si costruisce e accumula capitale sociale territoriale, un bene immateriale motore primo della crescita civile prima che economica.
Se stiamo indietro un motivo ci sarà…












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