NAPOLI – La Guardia di Finanza di Salerno ha arresto per bancarotta fraudolenta due imprenditori del settore della grande distribuzione. Ai domiciliari i fratelli Luigi, 52 anni, e Maria Rosaria, 54 anni, Di Bianco, che gestivano una rete di supermercati nella città partenopea. I due devono rispondere di bancarotta fraudolenta per distrazione patrimoniale, correlati al fallimento di numerose società riconducibili al medesimo gruppo imprenditoriale (la G6 di Di Bianco Luigi & C. S.a.s.; la 238 S.r.l.; la Consorzio 242 S.r.l.; la 850 S.r.l.; la Punto S.r.l.; la 132 S.r.l.; la Q7 S.r.l.; la Golden Market SA S.r.l.; la Smart S.r.l.; la Gruppo Di Bianco S.r.l.; la F124 S.r.l.) che avevano accumulato debiti insoluti per oltre 50 milioni di euro, tra cui debiti tributari per oltre 28 milioni di euro.
Per gli inquirenti, beni e liquidità per circa 10 milioni di euro sono stati sottratti con artifici da società poi lasciate fallire. Negli anni, infatti, gli indagati erano arrivati a gestire contemporaneamente anche 20 supermercati, impiegando fino a 150 lavoratori dipendenti. Per continuare l’attività dei punti vendita nonostante l’insolvenza venivano compiuti passaggi di proprietà tra società formalmente distinte, ma sempre riconducibili al medesimo gruppo familiare, con continui trasferimenti di beni strumentali, merce, liquidità e dello stesso personale, a volte anche di interi rami d’azienda, di modo che i supermercati continuassero a rimanere aperti senza soluzione di continuità, risultando gestiti da soggetti giuridici neocostituiti, sulla carta autonomi e distinti da quelli indebitati. La ricostruzione delle operazioni è stata resa particolarmente complicata dalla sostanziale confusione dei patrimoni delle diverse aziende del gruppo, con intrecci nella detenzione delle quote societarie, una gestione accentrata della contabilità fiscale e del lavoro, un continuo travaso di personale tra i vari punti vendita, frequenti movimenti finanziari infragruppo senza apparenti ragioni economiche. Anche il ricorso alle procedure concorsuali (concordati preventivi) avveniva in maniera impropria. Già una prima volta, nel 2019, i finanzieri avevano sottoposto a sequestro preventivo quattro supermercati del gruppo. Nell’arco di 10 anni, i due hanno generato un ‘buco’ di 50 milioni di euro.











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