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Gamal su mare nostrum: “Si al diritto di critica, no alla pretesa di strumentalizzazione”

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 29 Ottobre 2014 - 10:41
in Politica
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L’AQUILA. – In questi ultimi mesi, la cultura della coscienza collettiva è stata bombardata dall’ipocrisia di una parte politica spicciola che si sveglia non per dare risposte agli italiani sul lavoro, sui diritti elementari come l’istruzione e la sanità ma per cavalcare l’ultimo grido della moda: mare nostrum.
Partendo innanzitutto dal presupposto che è una missione o operazione tanto difficile quanto necessaria.
Ce poi bisogno di sforzarsi di ragionare, al di là di ogni strumentalizzazione ed emotività, innanzitutto per quelli che non hanno raggiunto terra e per quelli che ce l’hanno fatta ma anche per quelle che sono arrivate fino a noi e vagano lontanissime dall’aver portato a termine qualunque progetto che, come ciascuno vorrebbe per sé e per coloro che ama, possa dare significato e dignità all’esistenza umana. E alla fine dobbiamo a noi stessi un pensiero nobile lontano dai venti delle esternazioni di chi strumentalizza il fenomeno delle migrazioni per costruire o rafforzare carriere politiche, per resuscitare partiti che senza la xenofobia e l’allarmismo non avrebbero altri discorsi su cui basare la propria legittimazione.
La storia ci dirà se abbiamo fatto bene a salvare 150 mila vite umane o sarebbe stato meglio accovacciarci su noi stessi e adoperare una ritirata in difesa delle frontiere come se stessimo in guerra con chi fugge da essa per cercare un porto sicuro per se e per i propri figli.
Il naufragio del 3 ottobre, ci ha lasciati senza respiro sommandosi ai tantissimi altri in cui hanno perso la vita più di 20.000 persone negli ultimi vent’anni nel Mediterraneo, ma che ha consegnato troppo vicino a noi, a Lampedusa 366 corpi, soprattutto di donne e di bambini. Immagini che il mondo è rimasto a guardare, in silenzio, per alcuni giorni obbligandoci a guardarci nello specchio e facendo nascere germi di una nuova riflessione politica, nel senso più alto del termine, e onesta rispetto al movimento nel mondo di milioni di persone in fuga da guerre e violenze, o semplicemente in cerca di un luogo in cui costruire una vita possibile.
Per questo, però, occorre affermare con la stessa forza con la quale si prendono le distanze da chi polemizza strumentalmente, che Mare Nostrum non rappresenta in nulla una soluzione, perché non ha alle spalle alcuna visione politica innovativa, e perché si inserisce in un sistema costruito su priorità vecchie e non condivisibili perché del tutto diverse da quelle dei diritti e della pace.
Non sono i 9 milioni di euro al mese impiegati nell’operazione che devono suscitare scandalo. Anche perché questi fondi sono coperti in gran parte, al contrario di quel che demagogicamente si dichiara, dai fondi europei per l’asilo e l’immigrazione di cui l’Italia è il secondo paese Ue a usufruire in termini quantitativi: quasi 500 milioni di euro per il periodo tra il 2007 e il 2013 (e sarebbe opportuno indagare su come questi fondi siano stati spesi prima dell’avvio dell’operazione Mare Nostrum) e una cifra molto simile prevista per il periodo 2014-2020.
I costi di Mare Nostrum, inoltre, cosa che non si sente dire spesso, appaiono coperti per 90 milioni dal Fondo rimpatri e per 70 milioni dalle entrate Inps relative alle regolarizzazioni dei migranti in Italia.
La realtà storica è che le migrazioni sono ormai un fenomeno epocale e non emergenziale, che origina da una gestione politica economica e militare a livello globale, che produce movimenti inarrestabili, con più di 50 milioni di rifugiati nel pianeta, la cui possibilità di vita è una responsabilità per tutti e per ciascuno, e non un gravoso carico da rimpallare, questa sfida segna indelebilmente il nostro tempo, la nostra vita ed il nostro futuro.
La crisi siriana, il conflitto tra Israele e Palestina, il nuovo “califfato” in Iraq, la dittatura eritrea, la guerra in Mali, il conflitto civile in Somalia, gli attentati in Kenia, si inseriscono all’interno di un lunghissimo elenco che rischia solo di allungarsi. Chi fugge da queste situazioni pratica nei fatti i propri diritti e le proprie libertà, e arriva coerentemente alle porte di un’Europa che su questi diritti e su queste libertà dice di fondare la propria identità.

Gamal Bouchaib
Consigliere aggiunto Comune dell’Aquila

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