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Sabato, 04 Maggio 2019 10:21

Per i musulmani lunedì inizia il Ramadan

Abdula (Duli) Salihi Abdula (Duli) Salihi

L'AQUILA - Alla vigilia dell'inizio del Ramadan, (6 Maggio 2019 primo giorno) il presidente dell'associazione culturale Rilindja, Abdula (Duli) Salihi, membro del tavolo interreligioso del consiglio territoriale sull'Immigrazione rinnova gli auguri "di buon digiuno" a tutta la comunità islamica all'Aquila.

Il mese del Ramadan è per antonomasia il mese del digiuno, usanza, che secondo il Corano, era in vigore già per i popoli pre-islamici: per mezzo di esso il fedele acquisiva il timore di Dio. Ma il Ramadan è anche il mese dedicato alla preghiera, alla lettura del Corano, alle opere di bene e di carità, alla meditazione e all'autodisciplina. "Ricordo ancora una volta", sottolinea Salihi, "che le stime sul numero dei musulmani in Italia è di circa 2,5 milioni ossia il 4% della popolazione. Non si tratta di dati certi, in quanto non esistono banche dati che raccolgano la professione religiosa delle persone e l'unico elemento a cui si può fare riferimento è la confessione principale dei Paesi di provenienza".

 

La comunità musulmana più numerosa è quella italiana: circa un milione di musulmani in Italia sono cittadini italiani, il 37% dei quali naturalizzati italiani negli ultimi anni, i restanti 1,5 milioni sono musulmani di cittadinanza straniera, provenienti soprattutto da: Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Egitto.

 

Numeri ben inferiori a quelli di altri Paesi europei, come per esempio Francia (quasi 5 milioni), Germania (4 milioni), Regno Unito (3 milioni). In Europa si stima la presenza di quasi 26 milioni di musulmani, più o meno il 5% della popolazione.

I musulmani in Italia sono distribuiti soprattutto al nord, in particolare in: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.

 

In Abruzzo vive l' 1,7% dei musulmani presenti in Italia mentre la nostra città dell'Aquila conta oltre mille fedeli.

 

"Non bisogna alimentare odio e disprezzo nei confronti dell'altro", continua Salihi, "non bisogna alimentare l'idea che ogni guerra è santa, basta far riferimento all'ottobre 1986 quando la Chiesa cattolica aprì una strada volta al dialogo attraverso l'incontro voluto ad Assisi da Giovanni Paolo II, proprio nella città di san Francesco. Allora il papa convocò i leader religiosi mondiali, patriarchi e pastori, rabbini e imam, scintoisti e buddisti per pregare per la pace. Voleva togliere ogni giustificazione alla violenza religiosa. La pace doveva tornare al cuore dell'impegno delle religioni, nessuna guerra è santa soltanto la pace lo è. La strada maestra da seguire c'è quindi, bisogna solo crederci ed essere in cerca di interlocutori ed opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo".

 

Di qui, la replica alle recenti affermazioni di Magdi 'Cristiano' Allam, il quale proponeva provocatoriamente di "mettere fuorilegge l'Islam".

 

"Sono parole destabilizzanti", valuta Salihi, "che alimentano la paura sociale. Non penso sia questa la soluzione più adatta in questo XXI secolo fatto ancora di guerre civili, guerriglie e terrorismo. Il Corano promuove sempre nell'amore interpersonale e il rispetto tra le fedi, non c'è alcuna affermazione nel Corano o nella Bibbia volta a incoraggiare le persone a odiarsi o combattere tra di loro. Anzi, si parla del rispetto reciproco e dell'armonia tra le persone. Gli anti-religiosi sono in realtà quelli che abusano della religione e, nel suo nome, provocano conflitti e guerre tra la gente".

 

"Rinnovo il mio invito", conclude, "ai centri culturali islamici in città e in Abruzzo, ad aprire le porte, lavorare di più sull'informazione e sulla conoscenza di ciò che realmente è l'Islam, quali sono le visioni di questa religione sulle tematiche odierne: famiglia, rispetto delle donne, violenza, non lasciare che la paura o il pregiudizio prendano il sopravento".

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