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Mercoledì, 03 Ottobre 2018 10:09

Contro il parto cesareo un ostruzionismo troppe volte ideologico e fatale

L'AQUILA - Si ritiene oggi che, il calcolo della mortalità materna sia un importante indicatore delle prestazioni del sistema sanitario. Risulta infatti evidente che questa è più elevata dove peggiori siano le condizioni sociali, assistenziali e sanitarie. Tra India, Africa sub-sahariana e Niger si stima che circa 200.000 donne muoiano in gravidanza o al parto. Le altre 100.000 in tutti gli altri Paesi del mondo. In Europa partoriscono oltre 5 milioni di donne ogni anno e nel complesso ne muoiono da 500 a 1000 con una distribuzione molto significativa.

Interessante è notare come le cause di mortalità materna varino, anche in Europa, a seconda del Paese. Ad esempio, secondo gli indicatori europei dell’European Concerted Action on Mothers’ Mortality and Severe Morbidity (MOMS), risulta che, nei Paesi con più alta mortalità materna (esempio l’Ungheria, la Slovenia, la Romania e Lettonia, ma anche il Regno unito) la morte avviene soprattutto perché intervengono cause come le emorragie e le infezioni mentre nei Paesi con minore mortalità (esempio Italia, Austria e Danimarca) la morte è attribuibile a cause tipiche delle gravidanze patologiche, come la eclampsia.

Ciò vuol dire che nei Paesi come il nostro, dove la assistenza al parto ed alla gravidanza è di elevatissimo livello, le morti per accidenti “controllabili clinicamente”, come appunto emorragie e infezioni, sono state abbattute significativamente grazie all’ottimo personale sanitario in strutture adeguate.
 
L’Italia, ad esempio, nei dati ufficiali europei Euro-Peristat, fino all’ultimo Report, del 2010, vantava la più bassa mortalità materna al parto, intorno al 2 per 100.000. Questo a costo di una medicalizzazione a volte eccessiva e verosimilmente grazie anche ad un numero di parti cesarei molto elevato, certamente superiore alla media europea. Tale ipermedicalizzazione però produceva, alla fine, evidenti risultati positivi. E’ infatti sotto gli occhi di tutti, nelle cronache quotidiane, che il tentativo, a volte ideologico, di ridurre i parti cesarei in luogo di parti cosiddetti “naturali” ha prodotto un continuo bollettino di morti materne anche dove, il cesareo, eseguito in condizioni disperate all’ultimo momento, non è riuscito a salvare vite.
 
Purtroppo, sotto spinte spesso puramente dottrinali, ci si dimentica che, come dice il Poeta, il parto lasciato alla natura è rischioso “Nasce l'uomo a fatica, ed è rischio di morte il nascimento. Prova pena e tormento”. L’evento “nascita” come tutta la gravidanza, rappresentano momenti di altissima “fragilità” e si devono porre in atto tutti quei controlli, le direttive cliniche, igieniche, nutrizionali e sanitarie che debbono garantirne il miglior esito. (AGI)
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