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Articoli filtrati per data: Settembre 2018 - Radio L'Aquila 1

L’AQUILA - Un appello ai 3.600 neo-italiani residenti in Abruzzo ad “andare a votare con coscienza e farsi parte attiva nel dibattito politico che precede le prossime elezioni regionali" arriva dal presidente dell’Associazione Culturale “Rilindja” (già associazione culturale Macedone, con sede all'Aquila), Abdula Salihi. Le prossime consultazioni potrebbero costituire un’occasione per le persone che hanno ottenuto da poco la cittadinanza italiana per esercitare un diritto dovere fondamentale.

“Non si fa altro che parlare di immigrazione e integrazione”, valuta Salihi, “temi delicati e attuali, ma essere integrati significa far parte di una società, rispettare le regole, la cultura e le tradizioni, allora è ragionevole pensare che sia anche giusto integrarsi o meglio rendersi partecipe in ciò che decide per questo territorio, ossia la politica”.

Una partecipazione attiva che potrebbe arrivare attraverso il riconoscimento della figura del consigliere straniero aggiunto così come auspicato da vari orientamenti regionali negli ultimi anni.

Parte da queste premesse un richiamo “a tutte le associazioni di comunità straniere a rendersi attive per far si che la partecipazione a queste regionali sia massima”.

Gli immigrati regolari in Abruzzo arrivano a superare gli 87mila e provengono in particolar modo da Romania, Albania e Macedonia", riprende. Vanno distinti gli  stranieri appartenenti alla comunità europea (i quali possono votare previa registrazione nel comune di residenza) e quelli non appartenenti all’Unione europea (tra questi possono votare solo coloro che hanno acquisito la cittadinanza Italiana)".

Analizzando bene il tema di acquisizione di cittadinanza, emerge che l’Italia è al primo posto in Europa per concessione di tale status, in riferimento all’ultimo anno 2016, oltre 200.000 mila concessioni, circa un milione i nuovi cittadini negli ultimi dieci anni.

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L'AQUILA - Torna il L'Aquila Film Festival. In attesa di iniziare la nuova stagione, in occasione della Notte Europea dei Ricercatori e in collaborazione con l'Università degli Studi dell'Aquila, realizza infatti la Street Science Movie Marathon, una giornata di proiezioni dedicate alla Scienza e alla Ricerca Scientifica, inserita all'interno dell'evento Street Science 2018.

Il L'Aquila Film Festival e l'Università degli Studi dell'Aquila, confermando un rapporto ormai stabile e consolidato, danno vita ad una giornata ricca di spunti e riflessioni sulla Ricerca Scientifica e sulla sua presenza e influenza nella quotidianità.

Le proiezioni di film e cortometraggi saranno introdotte dai professori Univaq Mario Di Gregorio e Geraldina Roberti che cercheranno di analizzare il lato umano e umanistico della Scienza e del bisogno di Scienza, dialogando con il giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Fisiche Daniele Visioni.

Questo il programma di venerdì 28 settembre:

9.30 Turtle & BunnyY di Alessio Attardi (20'). Proiezione e incontro su bullismo e cyber-bullismo

Intervengono Alessio Attardi, regista, Giuseppe Tandoi, produttore, e il Dott. Daniele Visioni, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell'Università degli Studi dell'Aquila

10.15 Snowpiercer di Bong Joon-ho (126'). Proiezione e incontro su Ambiente, Apocalisse e squilibri della Società moderna

17.00     Maratona corta: 

The Last Schnitzel di İsmet Kurtuluş e Kaan Arici (22'), Ho_pe 02 di Andrea Genovese e Francesco Bruno Sorrentino (10'), Ecce homo di Andrea Moneta (8'), Water hunters di Massimo Ottoni (7'), 

Protoparticulas di Chema Garcia Ibarra (7'), Second wind di Sergey Tsyss (7')

18.00 I origins di Mike Cahill (106'). Proiezione e incontro su Scienza, evoluzionismo, spiritualità e ricerca di Dio. Intervengono Mario Di Gregorio, docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi dell'Aquila, e Daniele Visioni, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell'Università degli Studi dell'Aquila

21.00 Snowpiercer di Bong Joon-ho (126'). Proiezione e incontro su Ambiente, Apocalisse e squilibri della Società moderna. Intervengono Geraldina Roberti, docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi dell'Aquila, e Daniele Visioni, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell'Università degli Studi dell'Aquila.

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L’AQUILA - di Goffredo Palmerini - Tutto ebbe inizio quando Lorenzo Da Ponte, in fuga dai debiti di un crack impresariale, il 4 giugno 1805 approdò sulle sponde del Delaware preferendo barattare la grande riconoscibilità guadagnata nei teatri di tutta Europa con un’anonima attività di droghiere. Negli anni a seguire, rindossati i panni del letterato, egli conquistò mano a mano la stima della buona società dell’East Coast avvezzandola al gusto e alle tradizioni del Bel Paese sino a ottenere la prima cattedra di Lingua e Letteratura Italiana in un’università americana, l’allora Columbia College.

Proprio da quegli scranni, non meno che dalla sua libreria italiana a Broadway, egli maturò l’idea di instillare nei newyorkesi l’amore per l’Opera, ben sapendo – com’ebbe a scrivere nelle sue Memorie – «quali e quanti vantaggi ne ricaverebbe la nostra letteratura, e quanto si diffonderebbe la nostra favella per gli allettamenti del dramma italiano, che per tutte le colte nazioni del mondo è il più nobile e il più allettevole di quanti spettacoli l’ingegno umano ha inventato».

Ben presto questi discorsi suscitarono l’interessamento di un appassionato mercante di vini, Dominick Lynch, e la costituzione di una società con Stephen Price, solerte direttore del Park Theatre, la sala inaugurata nel 1798 presso l’attuale Ponte di Brooklyn che per cinquant’anni accolse a Manhattan le produzioni di maggior prestigio prima di essere distrutta da un incendio. Attraverso una serie di contatti europei i due riuscirono a scritturare il leggendario tenore spagnolo Manuel García, primo Almaviva del Barbiere rossiniano e capostipite di una famiglia di cantanti che ha fatto la storia del melodramma ottocentesco, organizzando per la sua compagnia fra il 1825 e il 1826 la prima stagione di Opera italiana in terra statunitense.

La sera di martedì 29 novembre 1825, quando la troupe di Manuel García debuttò al Park Theatre con Il barbiere di Siviglia davanti a una scelta cittadinanza, l’impressione fu enorme.Fino al 30 settembre 1826 l’Opera italiana tenne banco con settantanove recite, registrando quasi sempre il tutto esaurito. Oltre al Barbiere il repertorio rossiniano fece la parte del leone con Tancredi, Otello, Il Turco in Italia e La Cenerentola, ma acclamate furono anche Giulietta e Romeo di Zingarelli e il Don Giovanni di Mozart allestito in omaggio a Da Ponte.

Quando a fine stagione la compagnia decise di proseguire l’esperienza americana dirigendosi in Messico, le defezioni tuttavia furono numerose e importanti: grazie all’appeal di una città che si era mostrata assai benevola nei loro confronti, diversi cantanti decisero di restare a New York. Stessa sorte toccò a Maria, che il 23 marzo, alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, anche per affrancarsi dalla personalità asfissiante di suo padre aveva accettato di sposare il quarantacinquenne uomo d’affari Eugène-Louis Malibran – assumendone il cognome con cui è passata alla Storia –, senza peraltro sospettarne l’imminente bancarotta che la costrinse a ripartire da sola per l’Europa già nel novembre del ’27.

Per colmare il vuoto lasciato dalla Malibran in città Da Ponte, un po’ per familismo, un po’ per amor di patria, forsanche per quella vecchia velleità impresariale che con alterne fortune aveva spesso associato alla professione di poeta, pensò di poterla rimpiazzare con sua nipote Giulia, promettente allieva veneziana del tenore Antonio Baglioni. Dopo vari tergiversamenti e qualche vicissitudine per ottenere il passaporto, il 18 febbraio 1830 Giulia sbarcò finalmente in riva all’Hudson.

La calorosa accoglienza tributatale – sottolinea Da Ponte – da «i più rispettabili signori di New York, e sopra tutto gli allievi miei e le loro famiglie» le procurò alcune applaudite esibizioni private, spalancandole le porte del Park Theatre per tre accademie, come allora si chiamavano i concerti, fruttati a zio e nipote «la bella somma di mille e dugento piastre per le due prime comparse, e la metà dell’entrata d’un benefizio», ossia di un incasso a favore dell’artista, «per la terza». Fu così che Da Ponte maturò l’idea d’intercalare parte di quel recital in una cornice narrativa costruita ad hoc sulla personalità di Giulia, mettendo a punto un canovaccio che nel giro di pochi giorni ebbe la forma e i caratteri d’un vero libretto d’opera, l’ultimo della sua vita.

La formula, semplice e già sperimentata, era quella del pasticcio, ossia un lavoro su un soggetto nuovo predisposto a contenere brani preesistenti – in genere molto conosciuti – sì da poter essere montato con poca fatica: com’ebbe a precisare l’autore, si tratta di «una spezie di comediola dove ora parodiando, ora cangiando, ed ora conservando le originarie parole, si sono introdotti i migliori pezzi di musica che si sentiron fin’ ora nelle nostre opere, e quelli particolarmente che più sono stati amati e favoriti dal Pubblico questi due ultimi anni». L’opera debuttò al Park Theatre il 20 aprile 1830.

«La trama – ci dice il musicologo Francesco Zimei - ruota attorno alle vicende di una compagnia Italiana approdata nelle Isole Fortunate (metafora dell’odierna Manhattan) in cerca del sospirato successo artistico ed economico. Ne fanno parte il tenore Narciso, il poeta Mongibello e il vecchio impresario Don Nibbio, i quali ingannano il tempo aspettando lo sbarco di colei che dovrebbe risollevare le sorti della loro magra esistenza: Lucinda, una giovane cantante veneziana di belle speranze ma con poca esperienza di palcoscenico. Il problema più grande è che in quella parte del mondo non c’è ancora consuetudine con la musica italiana, mancano cioè compositori e materiali per poter andare in scena. Mongibello propone allora di scrivere un pasticcio, ossia un dramma nuovo che riesca tuttavia a incorporare le arie e i cori che ciascuno di loro ha già in repertorio. Frattanto Lucinda è già in albergo, e l’unica persona con cui riesce a conferire è l’inglese Don Canario, il vecchio maestro di musica del luogo, che peraltro di Opera Italiana non ne vuole affatto sapere. Quando avviene l’incontro con il resto della compagnia Don Nibbio, Mongibello e Narciso realizzano che Lucinda ha portato con sé dall’Italia solo del repertorio serio, mentre l’unica possibilità di avere successo è allestire uno spettacolo buffo. Seguono vari tentativi dei tre di persuaderla a cambiare programma – stando attenti a non urtarne la sensibilità –, finché ella non si decide spontaneamente a provare il famoso Rondò della Cenerentola di Rossini».

Questa la storia dell’Ape Musicale (The Musical Bee), di Lorenzo Da Ponte, che l’insigne musicologo e storico della musica Francesco Zimei ha ricostruito su commissione della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari. L’opera, un atto unico, sarà rappresentata in prima a New York, presso la Rotunda della Columbia University, il 15 e 17 ottobre 2018, alle ore 7:30 pm, in uno straordinario evento cui sarà associato un Convegno nell’intera giornata del 15 ottobre. L’esecuzione sarà dell’Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, sotto la direzione del M° Donato Renzetti e il Coro diretto dal M° Donato Sivo. Gli interpreti: Lucinda Salome Jicia, Don Nibbio Pierluigi Dilengite, Mongibello Daniele Terenzi, Narciso Leonardo Cortellazzi, Don Canario Vassilis Kavayas. La regia è di Davide Garattini Raimondi.

L’evento, realizzato dal Teatro Lirico di Cagliari, è sostenuto da finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Sardegna, nell’ambito di un progetto europeo. L’importante iniziativa, che propone al pubblico americano la prima Opera italiana nata negli States, è realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Musica e l’Accademia Italiana della Columbia University.

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Mercoledì, 26 Settembre 2018 10:18

Agir: incontro con il Cda fissato per il 4 ottobre

AVEZZANO (AQ) - Servizi migliori per i cittadini e tariffe più basse. Sono questi gli obiettivi fissati e condivisi dal Cda dell'Agir, l'Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani.

Ieri pomeriggio il Cda si è incontrato a Pescara per iniziare a gettare le basi per un lavoro proficuo.

"Ho incontrato ieri a Pescara il sindaco Marco Alessandrini e gli altri sindaci con i quali stiamo lavorando", il commento del sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis, "il Cda è stato riconvocato per il 4 ottobre in quanto si è deciso di approfondire alcune questioni tecniche e normative, così da procedere più speditamente all'approvazione dello statuto e alla nomina di tutti gli organi tecnici. Il tutto al fine di accorciare i tempi e rendere l'Agir il più operativa possibile".

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L'AQUILA - Oggi cielo per lo più sereno.
VENTI: Moderati prevalentemente da Nord-Est (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 17 gradi.

CAMPO IMPERATORE - In mattinata nubi alternate a schiarite. Nel pomeriggio cielo per lo più sereno.
VENTI: Intensi prevalentemente da Nord-Est (raffiche 40km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 7 gradi.
 
CAMPO FELICE - In mattinata nubi alternate a schiarite. Nel pomeriggio cielo per lo più sereno.
VENTI: Intensi prevalentemente da Nord-Est (raffiche 40km/h)
TEMPERATURA: Massima prevista 11 gradi.
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Mercoledì, 26 Settembre 2018 09:48

Spaccio, 8 arresti tra L'Aquila ed Avezzano

L'AQUILA - All’alba di questa mattina, il personale della Squadra Mobile di L’Aquila, sezione antidroga, ha eseguito 7 ordinanze di misura cautelare di sottoposizione agli arresti domiciliari, nei confronti di 6 cittadini di nazionalità marocchina ed 1 cittadino di nazionalità macedone, ed 1 misura cautelare dell’obbligo di dimora nei confronti di un cittadino di nazionalità marocchina, responsabili dei reati di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente in questo Capoluogo e nella Marsica.

I suddetti provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari, Mario Cervellino, su richiesta del sostituto procuratore, Fabio Picuti, al termine di una laboriosa attività di indagine, eseguita attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali ed appostamenti, ed avviate circa due anni fa a seguito del fermo di un consumatore locale, che aveva appena acquistato della sostanza stupefacente del tipo cocaina da uno degli arrestati.

Le indagini hanno consentito di smantellare un sodalizio criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish, che avveniva principalmente nel centro storico di L’Aquila, nell’immediata periferia ed in Avezzano, nei pressi della stazione ferroviaria.

L’intera attività ha consentito di sequestrare circa un chilo di hashish e circa 50 grammi di cocaina.

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ROMA - “Ancora una volta, in questo caso utilizzando il drammatico episodio di cronaca dell’aggressione a due anziani a Lanciano, Salvini e Meloni assumono l’atteggiamento degli sciacalli del dolore. Anziché cavalcare e strumentalizzare la paura, in particolare il vice presidente del Consiglio e ministro degli Interni, dovrebbero rassicurare i cittadini dicendo quali atti concreti il governo intenda compiere, ad esempio quante assunzioni nel personale delle forze dell’ordine e dei vigili urbani. I governi del centrosinistra, da questo punto di vista, hanno fatto molto sbloccando il turn over e investendo ingenti risorse. Salvini e Meloni, invece, usano questa tragedia per continuare a favorire la lobby delle armi e promuovono un triste ritorno alla legge del taglione e al Far West. Per la sicurezza degli italiani, degli abruzzesi, pensano veramente che la soluzione possa essere armare i nostri anziani genitori ed i nostri bambini?”.

Così Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

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L’AQUILA - “Gli accordi nazionali vanno rispettati, ora attendiamo che in tempi brevi Fratelli d’Italia ci presenti una rosa di nomi di possibili candidati alla presidenza per condividere una scelta che dovrà essere vincente con il supporto di tutto il centrodestra”. 

Così il deputato abruzzese di Forza Italia, Antonio Martino, eletto nel collegio dell’Aquila, in merito al percorso della coalizione di centrodestra dopo che il tavolo nazionale ha assegnato, nell’ambito della ripartizione delle quattro regioni al voto nel 2019, l’Abruzzo a Fratelli d’Italia.

“Forza Italia non è preventivamente contro nessuno ma vuole essere coinvolta perché il nostro obiettivo è arrivare alla vittoria, visto che i sondaggi ci dicono che è alla portata, con un candidato che abbia però le capacità di coordinare un’attività di governo che si annuncia complessa e difficile per lo stato in cui è stata lasciata la nostra regione dall’amministrazione D’Alfonso”, spiega ancora Martino in riferimento alla riunione di ieri sera a Pescara della direzione regionale degli azzurri.

“Ricordo nella mia esperienza come dirigente sportivo del Pescara Calcio che, quando si decideva di acquistare un giocatore, lo si faceva individuando caratteristiche vincenti - continua il capogruppo di FI in commissione Tesoro e Finanze -. Analogamente, il candidato del centrodestra deve avere capacità e soprattutto deve essere in grado di spiegare in maniera chiara ed efficace alla collettività, non solo al nostro elettorato, come intende rilanciare l’Abruzzo e quindi fornire agli abruzzesi i motivi per votare il centrodestra. Naturalmente, per quanto ci riguarda ce la metteremo tutta per vincere, in modo da ricominciare a lavorare nell’ardua impresa di sanare il disastro fatto negli ultimi quattro anni dal centrosinistra di D’Alfonso”.

Martino, segretario organizzativo abruzzese di Forza Italia, sottolinea che l’amministrazione della Regione è un fatto complesso per il quale “come abbiamo visto in questi anni con D’Alfonso non basta vincere, e anche nettamente, per fare il bene del proprio territorio”.

“Ci deve quindi essere anche una idea chiara, un programma efficace ed ambizioso per rilanciare la nostra terra - spiega ancora il parlamentare che di professione fa l’imprenditore -. Ed a capo ci deve essere una persona che nella sua storia abbia le caratteristiche giuste che servono nel delicato compito di governo. Noi saremo leali, siamo convinti che un buon candidato e un buon gioco di squadra siano sufficienti per vincere”.

Martino, poi, fa una riflessione sui futuri schemi nel centrodestra: “Questo modello di centrodestra che vede i quattro partiti, Lega, FI, Fdi e UDC, alleati ma anche in concorrenza, è complesso da gestire, lo si può facilmente capire dalle ultime vicende legate alla scelta del candidato nel tavolo nazionale e prima anche in Abruzzo. A mio avviso, bisogna innovare ad esempio costruendo un programma, un progetto di centrodestra in senso federale tra territori più che tra partiti: questo potrebbe aiutare molto. Si tratta infatti di una base di partenza che renderebbe meno difficile la scelta dell’uomo e la sintesi nei programmi: e questo per il semplice motivo che le scelte non le fanno gli alleati ma uno stesso brand, da Milano fino a Palermo. Probabilmente, si dovrebbe cominciare a parlare di centrodestra territoriali per trovare le ricette giuste, individuando le problematiche diverse da regione a regione”.

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L'AQUILA - “Camillo D’Alessandro spieghi agli abruzzesi dove si trovava il 16 aprile di quest’anno. Sicuramente non dove si trovava Giorgia Meloni, ovvero all’Aquila”. È il sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, a dichiararlo avendo appreso “con vero sconcerto, delle affermazioni del pupillo dell’ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso”, postate sul suo profilo Facebook.

Sul popolare social network il deputato del Pd aveva bollato come "macellaia delle parole" la presidente di Fratelli d'Italia che, sempre sui social media, nel commentare la barbara aggressione al dottor Carlo Martelli e sua moglie durante una rapina ha sottolineato come i fatti siano accaduti "nel silenzio di una sinistra che si indigna solo quando le vittime trovano il coraggio di difendersi".

“Sono sicuro - aggiunge il sindaco Biondi - che certe faccende regionali, come per esempio il sostegno al fido padrino D’Alfonso alle prese con il dilemma presidente-sì/presidente-no, senatore-sì/senatore-no o le sue dimissioni da consigliere regionale per accedere al Parlamento, fossero di gran lunga preminenti rispetto al dramma di un intero popolo che in piazza chiedeva la sospensione della restituzione delle tasse post sisma. Un intero popolo flagellato dai 'macellai' compagni di partito di D’Alessandro che, invece di ascoltare e sostenere il loro territorio, hanno provocato il danno e poi hanno preferito restare in silenzio”.

“Non chiederò a Camillo D’Alessandro che cosa ha fatto per la nostra terra, a lui che ha rivestito un ruolo regionale decisivo, quando Giorgia Meloni ne interessava Mattarella. Né gli chiederò dove si trovava il 6 aprile 2009 quando, sempre Giorgia, era accanto a me, a Villa Sant’Angelo a chiedere di cosa avessimo bisogno. Gli chiederò, invece, di arrendersi a un’evidenza: la sua facile propaganda non è di aiuto. Non è di aiuto ai suoi conterranei lancianesi, non è di aiuto agli aquilani, non è di aiuto all’Abruzzo. Perché l’Abruzzo ha bisogno di amministratori veri, coscienti della loro terra, operativi, pronti a schierarsi al fianco della loro gente, a lottare. Le tastiere sotto il braccio non fabbricano sogni e non ci restituiranno la dignità di cui avete provato a privarci e che ci stiamo riprendendo” conclude il sindaco Biondi.

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L'AQUILA - Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha inviato una lettera al dottor Carlo Martelli, fondatore di Anffas - l’associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale - vittima nei giorni scorsi di brutali violenze insieme alla moglie Niva a seguito di una rapina in casa a Lanciano, per manifestare loro il più profondo senso di solidarietà e vicinanza.

“A titolo personale e della città dell’Aquila ho espresso sentimenti di sdegno e orrore per quanto accaduto, ma anche di sostegno e partecipazione della nostra comunità a un momento tanto doloroso per la famiglia Martelli - ha dichiarato il sindaco Biondi - Episodi di cronaca tanto efferati provocano senso di rabbia e bisogno di giustizia, alla quale mi auguro che i malviventi responsabili siano assicurati il prima possibile. È inconcepibile che una persona per bene, da sempre al fianco dei più deboli, non sia al sicuro neanche in casa sua, con la famiglia. Occorrono normative più stringenti e, soprattutto, che garantiscano certezza delle pene per prevenire fatti così gravi e incresciosi”.

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