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Mercoledì, 31 Ottobre 2018 10:26

Potere al Popolo: "Per una città della conoscenza e non una cittadella classista"

L'AQUILA - Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Potere al Popolo L'Aquila sull'iniziativa di lunedì scorso all'Aquila:

 
"L'Aquila: verso una rinnovata identità" è il nome del convegno organizzato lunedì al Gran Sasso Science Institute. Più che una rinnovata identità, sembrava essere tornati indietro di 10 anni: da Giovanni Lolli (ideatore dell'iniziativa) a Gianni Letta, che ha definito il convegno "uno spartiacque nel post-sisma dell'Aquila", tutta la politica e le istituzioni locali unite come 10 anni fa, nel promuovere un'idea di città, ancora una volta, distante dalle dinamiche reali che migliaia di persone vivono ogni giorno. Oltre le prime file "riservate" a magnifici rettori e direttori illustri, ed escludendo un manipolo di cittadine e cittadini, L'Aquila non sembra essersi accorta di questo storico "spartiacque".

I milioni e milioni di euro di finanziamento - un fiume di soldi che nessuna città in Italia può vantare - stanno infatti interessando una sorta di "cittadella blindata della conoscenza", più che una certamente auspicabile "città della conoscenza". Senza togliere nulla ai meriti degli istituti dell'alta formazione dell'Aquila, milioni di euro piovuti in città e destinati esplicitamente alla creazione di posti di lavoro, non sembra stiano avendo ricadute rilevanti sulla città reale. Al di là dell'autocelebrazione di un élite politica trasversale, lunedì non è emerso nulla.

Gli aquilani e le aquilane, invece, dove sono? Chi abita questo territorio, da uno o da cento anni, e non ha altre risorse, è stato marginalizzato nelle periferie abbandonate del Progetto Case e delle frazioni mai ricostruite e quotidianamente ignorate. Perché oltre agli edifici pubblici, sul cui futuro le istituzioni (giustamente) si confrontano, e oltre alle attenzioni che meriterebbero anche le politiche dell'abitare per gli studenti dell'Università, non si concordano pure affitti o possibilità di acquisto vantaggiose anche con con chi oggi vive, tra mille difficoltà, nell'immensa desolata periferia aquilana? Perché non si attuano, da subito, politiche con il fine riavvicinare gli abitanti al centro, riducendo il fenomeno drammatico della disgregazione?

A noi questa idea vaga ed elitaria della "città(della) della conoscenza" non piace. Non ci piace il fatto che quasi mezzo miliardo di euro è stato stanziato per la ripresa economica del territorio ma non c'è stata nuova occupazione (anzi). Non sopportiamo il fatto che si continua a parlare di 5G o di smart tunnel, ma al tempo stesso non passano gli autobus, le pensiline sono sfondate, proprio come le strade che finiscono all'Università di Coppito. Non abbiamo servizi né dignità dell'abitare, oggi. Vogliamo redistribuzione delle ricchezze e anche delle conoscenze, per lanciare la sfida a una città vivibile da subito, contro la dispersione, lo spopolamento, l'invecchiamento, lo sfascio dei servizi essenziali.

Continuino a incensarsi l'un l'altro e a sorridersi tra loro gli stakeholders istituzionali, sempre più dissociati da una città che non c'è (più), in cui l'occupazione è una superstizione, mentre vengono umiliate anche le competenze del polo tecnologico come la Intecs, i cui lavoratori resistono da quasi un anno, in protesta, col camper davanti la sede della Regione.

Noi ci opponiamo e ci opporremo a tutto questo, alla città fintamente patinata, dove le diseguaglianze economiche e sociali hanno raggiunto livelli mai visti prima d'ora, dove da una parte sembra di stare a Oxford e qualche metro più avanti le case sono aperte, disabitate, spesso rifugio di quella parte di cittadinanza nascosta e abbandonata al proprio destino.

L'Aquila non era e non deve essere questa, ma la questa ricostruzione anti-sociale cui assistiamo da anni porterà ad allargare ancora di più le già enormi diseguaglianze che ogni giorno viviamo, e contro le quali lotteremo.
Letto 169 volte

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