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Giovedì, 04 Ottobre 2018 12:10

Santella (FILLEA CGIL): "Congresso provinciale al cementificio Sacci"

L’AQUILA  - “Scegliendo il cementificio di Cagnano Amiterno (L’Aquila) per ospitare il congresso provinciale della Fillea Cgil L’Aquila, vogliamo ricordare con orgoglio anni di lotte e battaglie per salvaguardare i lavoratori, le loro famiglie e ribadire la sicurezza del sito produttivo nel quale siamo riusciti ad instaurare un proficuo confronto  sindacale con la nuova proprietà dell’Italsacci”. 

Così il componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila Cristina Santella motiva la scelta di svolgere, il prossimo 6 ottobre, il quinto congresso provinciale della Fillea Cgil, sindacato degli edili, proprio all’interno del cementificio Italsacci, nel comune di Cagnano Amiterno.

La location del cementificio, in passato al centro di polemiche sul rispetto dell’ambiente e la sicurezza sul lavoro, interpreta fedelmente il titolo dell’evento “Fabbrica per fabbrica, cantiere per cantiere”. 

Nel sito aquilano, dopo il fallimento dell’azienda Sacci, si sono susseguite altre gestioni, ora il testimone è passato al colosso Italcementi che ha ridato serenità ai circa cento lavoratori che negli anni scorsi hanno rischiato di perdere il posto.

“Dopo il fallimento Sacci siamo entrati in gioco noi come Cgil, abbiamo avviato diverse trattative e un lavoro sindacale lungo e complesso, che ha visto alti e bassi - spiega Santella -. Quando lo stabilimento era in fase di vendita da parte del curatore della Sacci, infatti, è emerso che veniva meno la concessione mineraria, che avrebbe precluso la conclusione dell’affare, per questo abbiamo lavorato per poterla ottenere, attraverso una serie di tavoli con la Regione. Un anno dopo la società ha dichiarato l’esubero e deciso di vendere, così è arrivata la Italcementi, che però, avendo acquisito quasi tutte le Cementir-Sacci italiane, ha dovuto chiudere alcuni siti minori e, anche in questo caso, dopo incontri a Roma e sul territorio, siamo riusciti a tutelare lo stabilimento aquilano”.

Per quanto riguarda la questione sicurezza e la preoccupazione della cittadinanza e del comitato “Aternoaria” sul riutilizzo del Css come combustibile in aggiunta al pet cocke nel cementificio, Santella precisa che “la Cgil si è impegnata a capire eventuali rischi per i dipendenti e gli stessi cittadini, chiedendo in diversi tavoli regionali, e quindi con la presenza dei responsabili dell’Arta, ha garantito maggiori controlli per assicurare che il combustibile, derivante da rifiuti, fosse a norma”.

In questo senso, chiarisce ancora la dirigente, “l’azienda non si è mai negata al confronto sindacale, questo rapporto ci ha permesso di ottenere grandi risultati e di assicurare la sicurezza del sito, dei lavoratori e dei residenti della zona. C’è ancora molto da fare, abbiamo tante richieste ancora sul tavolo, ma siamo certi che riusciremo nel nostro intento, lavoreremo con la stessa determinazione che abbiamo avuto finora”. 

La componente della segreteria Cgil, poi, annuncia che nel corso del congresso verranno affrontati temi di estrema attualità con gli attori della Ricostruzione, nel cantiere più grande d’Europa, come l’allarme sul lavoro nero e la precarietà nel comparto.

Durante l’importante evento verrà anche presentato il libro “La fabbrica che resiste” (edizioni Textus) di Riccardo Lolli.

“Ci abbiamo lavorato molto e abbiamo scelto di inserire la presentazione del testo nel congresso poiché ricostruisce la storia del sito, ripercorrendo anni di lotte e battaglie per salvare le 100 famiglie e l’economia del territorio, strettamente legata al cementificio”, prosegue Cristina Santella. 

“Con il congresso, dunque, vogliamo sottolineare il buon lavoro fatto in questi anni di dure battaglie, ma anche riaccendere i riflettori sulla questione dell’obbligatorietà del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) Congruità nei cantieri del terremoto, poiché è previsto per il cratere 2016-2017, ma non per quello del 2009, e il Comune di Cagnano rientra nel cosiddetto ‘doppio cratere’ - conclude Santella - Potrebbe accadere, infatti, che in due cantieri vicini, uno abbia l’obbligatorietà del Durc e l’altro no e questo rischia di creare nelle piccole amministrazioni delle difficoltà per l’avvio dei lavori più grandi”.

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