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Lunedì, 12 Marzo 2018 15:58

Pettinari (M5S): "Quattro buoni motivi per i quali l’Abruzzo non può rimanere ostaggio di D’Alfonso"

Domenico Pettinari Domenico Pettinari

L'AQUILA - "Anche oggi gli esponenti nazionali e locali del Pd fanno a gara per indicare nel Presidente di Regione Abruzzo come una delle maggiori cause della cocente sconfitta elettorale. Non fanno il suo nome esplicitamente, ma ne forniscono una descrizione inequivocabile: Matteo Renzi, sul Corriere della Sera, si lamenta di coloro che durante la campagna elettorale 'non hanno neanche proposto il voto sul simbolo del PD, ma solo sulla loro persona'; il presidente provinciale del Pd aquilano, Pietro Di Stefano, su Il Messaggero, che accusa chi ha preso le decisioni 'tra Roma e Pescara'. Certo, le cause del tracollo elettorale del Pd in tutte le Regioni sono molte altre e molto più gravi, ma altrettante sono le buone ragioni per le quali D’Alfonso dovrebbe dimettersi immediatamente dopo la proclamazione degli eletti. In particolare, sono almeno quattro i buoni motivi per i quali D’Alfonso dovrebbe liberare l’Abruzzo dalla sua asfissiante presenza". Lo afferma in una nota Domenico Pettinari, Consigliere regionale del M5S.

"Il primo, più evidente motivo - spiega - è appunto che, avendo così fortemente personalizzato il voto nel corso della campagna elettorale, un po’ come fece Renzi con il referendum, gli abruzzesi hanno voluto dire no soprattutto al Presidente D’Alfonso, facendo riscontrare alla coalizione Centro sinistra una delle percentuali più basse di tutta Italia, quasi il 5% in meno della già catastroficamente bassa media nazionale.

Secondo, consequenziale motivo è che gli abruzzesi hanno sonoramente bocciato anche il bilancio della sua amministrazione regionale, fatta di ospedali pubblici depotenziati in nome del risparmio; di 88 milioni di fondi europei rimasti inutilizzati, facendo registrare all’Abruzzo la peggiore performance tra le Regioni italiane per il terzo anno consecutivo; di fumosi Masterplan dove si distribuiscono milioni a infrastrutture con la facilità con quale si spartiscono le noccioline, senza però dare alcuna certezza sul rientro degli investimenti alle casse già mezze disastrate dei piccoli Comuni".

"Terzo motivo - aggiunge Pettinari -, l’Abruzzo non ha bisogno che il Presidente D’Alfonso si reinventi nuovamente come un azzeccagarbugli alla ricerca di ogni appiglio burocratico pur di rimanere con i piedi in due staffe, confermando solo di aver caro solo il suo interesse personale e non quello della Regione che tanto male ha amministrato in questi quattro anni. Per altro abbiamo già visto D’Alfonso all’opera in qualità di azzeccagarbugli, quando da Presidente della Regione, per meri motivi di calcolo politico e fame di poltrone, ha procrastinato sine die la nascita della Grande Pescara, anche allora tradendo la stragrande volontà degli elettori espressasi a favore con un referendum. Alla prima occasione utile, ossia le recenti elezioni dove si è presentato come candidato di grido del PD, i cittadini pescaresi gli hanno dato il ben servito anche per questo.

Quarto, ma non ultimo motivo, è che l’Abruzzo può far bene a meno di un Presidente di Regione che goda anche dell’immunità conferitagli dallo stato giuridico di senatore, della quale potrà godere subito dopo la proclamazione degli eletti. D’Alfonso, infatti, senza alcun imbarazzo, in qualità di Presidente della Regione ha più volte rivendicato con orgoglio la sua personale interpretazione del concetto di “legalità” in nome del suo supposto efficientismo e il suo iper attivismo: ossia che “la regola va piegata all’interesse generale”. Il neo senatore, quindi, sembra non conoscere il principio fondante di uno Stato di diritto, secondo il quale la norma viene approvata nell’interesse generale . E se così non fosse, il rappresentate politico, in qualità di legislatore, ha sempre la facoltà di cambiare la norma. Altrimenti saremmo alla tirannia".

"Ecco - termina la nota di Pettinari - i principali motivi per i quali l’Abruzzo non può permettersi di rimanere ulteriormente ostaggio del Presidente/Senatore: un D’Alfonso Presidente incapace di mantenere le promesse di “coccole agli abruzzesi” quando operava full time, immaginiamoci cosa potrà combinare ora a mezzo servizio".

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