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Articoli filtrati per data: Febbraio 2019 - Radio L'Aquila 1

GIULIANOVA (TE) –Una bambina che aspettava solo di essere accolta. Un quarantenne single pronto a prenderla con sé. La storia di una adozione che ha commosso l’Italia intera, raccontata insieme ad un altro padre che fa fatica a comprenderne le ragioni. Una riflessione dolce ed incandescente sulla paternità.

Verrà presentato domenica 3 marzo, alle ore 17 e 30, nella sala Buozzi di Giulianova, il libro “Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi”, edito da Einaudi, che racconta la storia emozionante di una adozione e del confronto tra due papà molto diversi: Luca Trapanese e Luca Mecadante. L’iniziativa, organizzata dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Giulianova, vedrà ospite in sala Buozzi l’autore Luca Trapanese. Colloquieranno con lui la giornalista Azzurra Marcozzi e la scrittrice Gabriella Santini.

La storia di Luca ed Alba, una dolcissima favola moderna, ha appassionato tanti italiani ed è stata raccontata da media nazionali ed internazionali.

Alba ha la sindrome di Down e appena nata è stata lasciata in ospedale. Trenta famiglie l’hanno rifiutata prima che il tribunale decidesse di affidarla a Luca Trapanese. Gay, cattolico praticante, impegnato nel sociale: con lui è stato inaugurato il registro degli affidi previsti dalla legge per i single. Ma Luca non è spaventato. Di battaglie ne ha combattute tante, conosce il dolore ed ha imparato a trasformarlo, abbattendo muri e costruendo spazi di solidarietà. Il suo non è un gesto caritatevole: vuole semplicemente una famiglia. E per difenderla consegna la sua storia a un altro padre, che ha la sua età e il suo stesso nome, ma non potrebbe essere più diverso. Luca Mercadante è ateo e favorevole all’interruzione di gravidanza. Ed è convinto che la paternità passi per il sangue prima che per l’accudimento. Cosa resta del padre quando è privato anche di qualcuno che possa raccogliere la sua eredità intellettuale? Dal racconto della vicenda di Alba, tra difficoltà pratiche, momenti di sconforto e molta gioia, affiorano inattese le ragioni di una scelta importante e fortissima”.

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Giovedì, 28 Febbraio 2019 12:35

Grave atto vandalico al Tennic Club Roseto

ROSETO DEGLI ABRUZZI (TE) -I vandali, nella notte tra martedì e mercoledì, hanno squartato il telone di copertura del campo in terra rossa in struttura lamellare. I balordi penetrati indisturbati all’interno della struttura di via Fonte dell’Olmo e verosimilmente con un taglierino hanno lacerato tutto il lato ovest del rivestimento, proprio nella parte più delicata dell’impianto.

Il danno è stato quantificato in alcune migliaia di euro e potrebbe diventare irreparabile se dovesse tirare un forte vento o scatenarsi un acquazzone.

L’ignobile e brutta sorpresa è stata scoperta ieri dal presidente del TC Roseto Luigi Bianchini che, come tutte le mattine, controlla il buono stato dei campi per renderli fruibili ai tantissimi soci che lo utilizzano ogni giorno.

Il campo vandalizzato è quello più richiesto dall’autunno fino a primavera inoltrata perché consente ai soci di giocare al coperto nei periodi più freddi, su una superficie ottimale qual è la terra rossa. L’impianto è stato realizzato nel 2014 grazie all’impegno del sodalizio biancazzurro e del suo presidente.

‘Un atto che si commenta da se’– ha detto il presidente Bianchini, che ha sporto denuncia consegnando ai carabinieri il filmato delle telecamere di videosorveglianza in funzione all’interno della struttura.

La struttura del Tennis Club Roseto, fiore all’occhiello dei circoli abruzzesi, rappresenta per i tennisti, gli amatori di tutte le età e i giovanissimi un luogo importantissimo per praticare sport e socializzare.

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L’AQUILA – di Giuseppe Lalli - Il piccolo convegno, patrocinato dalla Fondazione Carispaq, che si è tenuto lunedì 18 febbraio all’Aquila presso l’Auditorium “Sericchi”, nel corso del quale è stata presentata la riedizione di un opuscolo dal titolo “Ritorno al paese”, uscito in prima edizione nel lontano 1958, nel quale Gioacchino Volpe, importante storico dei primi decenni del Novecento, raccoglieva un certo numero di articoli di memorie autobiografiche, ha avuto il non piccolo merito di riportare in auge la figura di un intellettuale del secolo scorso tanto significativo quanto dimenticato. A presentare il volumetto, che reca una prefazione di Valerio Valentini, sono intervenuti i professori Carlo De Matteis e Gaetano Quagliariello, già docenti dell’Università degli Studi dell’Aquila. Era presente alla manifestazione un pronipote del grande storico paganichese, che è intervenuto alla fine con garbate parole di saluto e di ringraziamento.

Gioacchino Volpe nacque a Paganica (al tempo comune autonomo, fino al 1927, ora frazione del comune dell’Aquila) il 16 febbraio 1876, insieme a numerosa prole, da Giacomo, farmacista e segretario comunale, e Bianca Mori, maestra elementare nativa di Siena. Nacque nel quartiere di Pietralata, nella stessa casa dove quindici anni prima era venuto alla luce Edoardo Scarfoglio, giornalista scrittore e critico teatrale, cugino di Gioacchino (era figlio di una sorella di Giacomo) e fondatore, insieme alla moglie Matilde Serao, del giornale napoletano “Il Mattino”. Chi l’avrebbe mai detto! In quel vicoletto appartato della provincia italiana, quanta cultura del Novecento si è data appuntamento...         

Paganica, che prende il nome da un tempio che in epoca romana in quel territorio sorgeva (Jovi Paganico Sacrum), quando Volpe vi nacque era un antico e piuttosto fiorente borgo nei pressi dell’Aquila, di cui era stato uno dei castelli fondatori, uno di quei piccoli centri urbani un po’ dormienti situati nel ventre profondo di quella periferia italiana abituata a vivere ai margini della storia nazionale. Solo in due occasioni, che nel suo piccolo scritto autobiografico Volpe non manca di ricordare, in età contemporanea, parve scuotersi da questo torpore. Una prima volta, quando, sul finire del secolo XVIII, al tempo della calata napoleonica, nel vicino capoluogo abruzzese scoppiarono rivolte antifrancesi. Si trattava di reazioni in cui agiva, come sarebbe avvenuto più tardi con il brigantaggio meridionale post unitario, un confuso patriottismo, «conservatore ma non senza una sua venatura socialmente rivoluzionaria», che univa i ceti alti, il clero e le masse contadine «fedeli al Re, alla religione, al costume avito». Un altro sommovimento, di diverso segno, questa volta liberale, accadde negli anni tra il 1848 e il 1849, quando i venti rivoluzionari europei lambirono anche queste nostre contrade, segnando il destino di un altro Gioacchino Volpe, il nonno dello storico, medico, che, avendo partecipato ai moti, dovette subire una dura carcerazione.

Episodi, questi, che avevano ricollegato per un momento la piccola patria paganichese alla patria più grande, quella della cui vicenda lo storico si sarebbe dedicato lungo il corso della sua lunga ed operosa vita (vivrà novantacinque anni, e tornerà spesso alla sua casa natale di Pietralata). Dopo, il borgo sarebbe tornato ad essere un ridente paese della conca aquilana, la “Paganica delle cipolle”, come non esitò a scrivere sul registro di classe, accanto al nome dello studente Volpe, un professore di quel liceo aquilano che il giovane Gioacchino frequentò fino all’età di quattordici anni (con poco profitto, per la verità...storica), allorché si trasferì con la famiglia a Sant’Arcangelo di Romagna; ma anche la Paganica delle patate, dei fagioli, degli ovini, ben lontana, in ogni caso, dallo stereotipo mitologico delle Novelle della Pescara o della Figlia di Iorio di quell’Abruzzo ancestrale uscito dalla fervida penna di Gabriele D’Annunzio.

Le poche pagine del piccolo scritto “Ritorno al paese” sono un racconto fresco. Lo stile è assai scorrevole, la prosa è nitida, a tratti perfino luminosa, come quando rievoca, con accenti quasi epici, lo spettacolo, che lui si godeva dalla finestra di casa «delle interminabili greggi…ordinate in compagnie o battaglioni...esse sfilavano senza tregua, un giorno, due giorni. Chissà perché, quella marcia ordinata, silenziosa come di esercito mi incantava, mi inchiodava per ore ed ore...». Il racconto è istruttivo ad ogni riga: vi si apprendono tante cose. L’autore fissa sulla carta le sue memorie con uno stile non dissimile da quello dei suoi saggi di storia, vale a dire pulito e non pedante. Ciò che tuttavia in queste pagine autobiografiche manca è l’intensità del sentimento. Quasi del tutto assente è, poi, il pathos sociale. Traspare, nella descrizione dei rapporti con i compaesani, insieme al carezzevole ricordo di tante persone, una empatia piuttosto distaccata.

Gioacchino Volpe è reputato, per giudizio unanime, uno dei più grandi storici italiani del Novecento. Ebbe discepoli della levatura di un Federico Chabod (1901-1960), che mai rinnegò il debito culturale nei confronti dell’intellettuale paganichese. Basti ricordare, a sottolineare l’indubbio spessore della sua ricerca, ciò che lo storico Rosario Romeo (1924-1987) scrive a proposito del libro di Volpe L’Italia in cammino, saggio dove sono delineati temi che troveranno la loro matura espressione nella trilogia dedicata alla Storia dell’Italia moderna: «uno dei documenti più significativi del modo in cui l’Italia del Novecento ha preso coscienza del proprio passato». Con Volpe e con la sua attenzione realistica, che mostra fin dai suoi primi lavori, a fatti, istituzioni, uomini, a tutto ciò, insomma, che nella società è fenomeno vitale, è la stessa metodologia della ricerca storiografica che si rinnova.      

Amico e collaboratore, nei primi anni del secolo scorso, di Benedetto Croce (1866-1952) nella rivista “La Critica’’ con articoli che il filosofo non esitava a definire “semplicemente stupendi”, finirono poi per rompere il loro rapporto per motivi politici, dopo l’avvento al potere di Mussolini. Volpe giudicò negativamente, quando uscì, la crociana Storia d’Italia dal 1871 al 1915, accusando il filosofo di essere prigioniero del passato (l’Italia liberale) e di aver «fatto l’elogio di quel passato, ora con l’accento del laudator temporis acti, ora con le argomentazioni dell’abile avvocato». Croce, riferendosi al coevo ricordato saggio dello storico paganichese, rispose che «l’Italia di Volpe cammina ma non riflette». Le ragioni del giudizio sul presente, che li vedeva su posizioni contrapposte, impediva all’uno di giudicare serenamente il lavoro dell’altro. Di certo il filosofo abruzzese-napoletano non perdonava a Volpe di aver firmato, nell’aprile del 1925, insieme a tanti altri uomini di cultura, quel Manifesto degli intellettuali fascisti contro ilquale egli aveva reagito con un altro Manifesto, ed era stata la risposta della verità morale alla faziosa mistificazione.    

Il lunghissimo impegno storiografico di Volpe spaziò dall’Italia di Carducci all’affermazione del Fascismo, fino alla catastrofe nazionale del 1943 e del difficile secondo dopoguerra, tragedia che egli immortala in pagine fino a qualche tempo fa inedite (“Lettere dall’Italia perduta’’, ed. Sellerio), e che ci mostrano un uomo ed un intellettuale deluso e disincantato. In una di queste lettere, parlando di una sua fugace visita a Paganica, la definisce, non senza un accento lirico, «sostanza della mia carne». Sulla sua figura e sulla sua opera di storico della nazione italiana ha gravato una ingenerosa damnatio memoriae, a motivo della sua convinta adesione al Fascismo, ciò che per molto tempo ha posto in second’ordine il valore intrinseco della sua produzione culturale. Sul rapporto di Gioacchino Volpe con il regime mussoliniano, bisogna tuttavia riconoscere che egli fu sì fedele, ma non sempre allineato, ciò che gli procurò non pochi sospetti da parte di qualche gerarca e dello stesso Mussolini.

Mi sia consentito, infine, un ricordo personale, per quel poco che può valere. Essendo nato anch’io in quella bella valle del Raiale che fu lo scenario dell’infanzia del grande storico, ho frequentato a Paganica la scuola media. Una mattina – dovevo essere in prima o in seconda media – decidemmo, tutti gli alunni, in segno di protesta (non ricordo più il motivo della protesta) di recarci alla caserma dei carabinieri per presentare le nostre lagnanze (nei nostri paesi, la caserma dei carabinieri era considerata prefettura e palazzo di giustizia). La caserma, in quegli anni, si trovava dall’altra parte del paese rispetto all’edificio scolastico, proprio in quel quartiere di Pietralata dove sorge tuttora la casa natale dello storico. Attraversammo in corteo tutto il paese e giungemmo fino alla piazzetta antistante quell’abitazione, e lì sostammo per un po’, in quella che pareva più una festa che una recriminazione. Subito un mio compagno di classe mi dette di gomito, segnalandomi la presenza di un signore dietro una finestra, e aggiungendo il nome, che pronunciò quasi con religioso rispetto: «Guarda – mi disse – quello è...Gioacchino Volpe». E siccome il nome non mi diceva niente, il ragazzo aggiunse che si trattava del famoso storico, e che abitava a Roma. Fu a questo punto che mi girai incuriosito, e vidi un uomo molto anziano che da dietro i vetri ci guardava mostrando un sembiante tra il severo e l’incuriosito. Emanava, da quella figura veneranda, un certo fascino, dal quale mi sentii catturato. Debbo confessare che sono sempre andato fiero di questo lontano ricordo d’infanzia.

Più tardi con l’età, lessi che lo storico, giunto al termine della sua vita, diceva di sé che era stato «uno studioso che di tanto in tanto si era affacciato alla finestra». Ma da una stessa finestra, quanti sguardi diversi si possono gettare… Quello di Gioacchino Volpe fu certamente uno sguardo intenso e profondo: il suo amore per l’Italia fu sincero, la sua lezione intellettuale resta assai interessante. I suoi libri di storia italiana andrebbero riletti con l’attenzione che meritano, insieme a quelli, beninteso, dell’altro menzionato nostro conterraneo d’Abruzzo, Benedetto Croce. Infine, proprio sul dovere di riscoprire l’opera del grande storico paganichese, trovo opportune le annotazioni che un altro paganichese, Goffredo Palmerini, scrisse nel 2006 in un lungo articolo su Gioacchino Volpe, commentando il citato volume postumo dello storico “Lettere all’Italia perduta”, nell’edizione curata da Giovanni Belardelli, Con le seguenti parole Palmerini concludeva il suo scritto.

«[…] In fondo Volpe ha influenzato come pochi altri un’epoca culturale, diverse generazioni e persino i suoi stessi oppositori. Ha lasciato una grande eredità intellettuale che non può essere dimenticata, anzi va adeguatamente rivalutata. Un’operazione, questa, iniziata già da alcuni anni dagli studiosi, che sta finalmente riconsiderando il grande storico abruzzese nell’interezza della sua dimensione. Non ho la pretesa d’essere utile a questo scopo, compito che spetta ad altre competenze scientifiche. E tuttavia, se mi è consentita una notazione critica, tutto questo è avvenuto ed avviene in Italia, ma non ancora in Abruzzo. Non all’Aquila, la sua città. Anche Gioacchino Volpe soggiace alla ventura di non essere profeta in patria. Ci si attende, ricorrendo 130 anni dalla nascita e 35 dalla morte del grande storico (Santarcangelo di Romagna, 1971), che il mondo culturale, accademico e le Istituzioni abruzzesi aprano una finestra in questa direzione. In questo campo la povertà d’iniziative è disarmante. Sarebbe quindi veramente apprezzabile un impegno del genere. Lo si deve a Gioacchino Volpe per la dimensione dell’uomo e dello studioso. Per rendere, per quanto tardivamente, il doveroso tributo ad uno dei più rilevanti pensatori italiani del secolo scorso. Un dovere civile, per contribuire a trarlo da un’ombra inconcepibile. Per chiarire gli elementi controversi. In definitiva per rendere compiutamente merito all’eminente storico di fronte alla generalità degli italiani, della sua statura, morale e culturale».

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L’AQUILA - La seconda Commissione consiliare, Gestione del Territorio, presieduta dal consigliere Raffaele Daniele, è convocata per domani, venerdì 1 marzo, alle ore 10.45, nella sala “Eude Cicerone” della sede comunale di Villa Gioia.

All’ordine del giorno della seduta, il progetto unitario “Sant’Andrea Fuori le Mura”, nel centro storico della città, ed una serie di proposte di varianti urbanistiche, che riguardano, rispettivamente, cambi di destinazione d’uso da “attrezzature generali direzionali” ad “attrezzature socio – sanitarie” per un edificio in via Roma, da “attrezzature generali” ad “attrezzature ricettive” per una porzione di area a Cansatessa, da “attrezzature culturali” a “zona per attrezzature tecniche” di un’area a Santa Maria di Bagno e da “attrezzature direzionali” a “zona per attrezzature commerciali” di un’area in località Centi Colella, ai fini della realizzazione di un parco commercia

Pubblicato in Politica
Giovedì, 28 Febbraio 2019 10:57

L'ISA presenta Paganini in Swing

L'AQUILA - di Elisa Cerasoli – Debutta domani, venerdì 1 marzo 2019, a Francavilla presso il Palazzo Sirena “Paganini in swing” l’originale e divertente concerto dedicato ai Capricci del compositore genovese, orchestrati e arrangiati per la produzione in chiave swing dal celebre Roberto Molinelli che per l’occasione dirigerà i professori dell’OSA e il trio jazz Nosso Brasil, formato da Gianluca Persichetti (Chitarra), Stefano Rossini (Batteria, Percussioni) e Matteo Esposito (Basso). Violino solista il M° Ettore Pellegrino, direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Tre le repliche per la 44° Stagione dell’ISA: all’Aquila sabato 2 marzo alle 18 presso il Ridotto del Teatro Comunale, a Tortoreto presso il Centro Congressi del Villaggio “Salinello” Domenica 3 marzo alle ore 18 e lunedì 4 marzo alle ore 21 ad Atri sul palco del Teatro Comunale.

Dal genio di Paganini alla fantasia di Roberto Molinelli: il fascino del concerto risiede nel “dialogo” fra l’esecuzione classica dei Capricci affidata al M° Pellegrino e l’esecuzione di ogni branoin versione“swingata” nella quale sarà dato ampio e libero spazio all’improvvisazione legata ai ritmi latinoamericani ad opera dello splendido Trio Nosso Brasil, formazione jazz specializzata nella musica brasiliana e sudamericana.

Il programma prevede in apertura e chiusura due Suites per violino, jazz trio e orchestra, ciascuna delle quali composta da diversi Capricci proposti nella versione “classica” e in quella “swingata” secondo le modalità sopra descritte. Completa il programma, nella parte centrale, Swingin' 24 per jazz trio e orchestra che rielabora il Capriccio n. 24.

 

“Ho rivisitato 8 Capricci, prima in versione classica e poi trasportati in America latina, a ritmo di Bossa, Samba, Afoxè, Choro, Marcha Rancho, Tango e altri. – Spiega il compositore e direttore Roberto Molinelli. - Ho cercato qualcosa che fosse assolutamente riconducibile a degli schemi armonici tipici dell’epoca di composizione, ripensando queste opere e spostandole in altri ambiti sonori e musicali. Mi sono lasciato guidare dalla ricerca della ‘variazione’ che mi ha portato a sperimentare generi diversi e ad utilizzare strumenti di raro utilizzo nelle sale da concerto” conclude.

 

Il pubblico avrà la possibilità di “vedere all’opera”, oltre ai professori dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese che stanno vivendo un momento intenso di impegni e successi, grandi professionisti provenienti da esperienze diverse che offriranno esibizioni di altissima qualità.

A partire da Roberto Molinelli - direttore di grande esperienza, musicista sensibile e apprezzatissimo compositore che vanta collaborazioni con grandi nomi della musica internazionale (Carreras, Bocelli, Sollima, Dindo per esempio) e che ha firmato importantissime produzioni per il teatro, la tv e il cinema - per continuare con i musicisti del Trio Nosso Brasil: Gianluca Persichetti, Stefano Rossini e Matteo Esposito, tra i più attivi divulgatori in Italia della musica popolare brasiliana, sono riconosciuti come alcuni tra i maggiori esecutori ed interpreti Italiani di questo genere.

Con loro il violinista Ettore Pellegrino, artista dalla carriera internazionale, che unisce all’attività concertistica quella di organizzatore musicale di stagioni liriche, sinfoniche, tour internazionali e festival. Ha realizzato, nell’ultimo decennio, oltre 500 concerti in Italia e all’estero, tournée con gruppi cameristici, opere liriche, progetti per le scuole, progetti di formazione, festival, corsi di perfezionamento musicale, progetti speciali, singoli eventi, collaborando con numerose e prestigiose realtà musicali nazionali e internazionali tra cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro alla Scala di Milano, i teatri e le stagioni concertistiche di diverse città italiane. 

 

 

Pubblicato in Musica e Spettacolo

PESCARA - Doppio appuntamento per "Lithium 48" (Aurora edizioni), un thriller fanta-psicologico a firma di Fabio Iuliano. Dopo le tappe dello scorso anno, in varie librerie del centro Italia, il volume verrà presentato per la prima volta a Pescara, nella libreria LaFeltrinelli. Un incontro, in programma venerdì 1 marzo alle 18, con la partecipazione della giornalista i Ylenia Gifuni dell'attrice Barbara Bologna. 

Proprio quest'ultima, sabato 9 marzo a L'Aquila, sarà la protagonista, insieme con  Alberto Santucci, di "Ossessivamente“, proprio un libero adattamento proprio da "Lithium 48" e da "Diario di una mente bipolare” (Pluriversum)  di  Tiziana Iemmolo. Lo spettacolo, nato da un'idea della stessa Barbara Bologna, con la regia  di Eugenio Incarnati e musica live dello stesso Fabio Iuliano, si terrà alle ore 21 a Spazio Rimediato, il teatro off in via Fontesecco, alle porte del centro storico.

LITHIUM 48. Un racconto ambientato nel 2002 in una Parigi stravolta dalle paranoie del protagonista Simone, rinchiuso tra le mura di un ospedale psichiatrico con un buco nella memoria di quarantotto ore. Una storia intensa e sofferta che riflette un momento storico in cui le certezze dell’umanità si stanno sgretolando una dopo l’altra. Simone si fa portatore del senso di smarrimento e sospetto che è seguito all’11 settembre 2001, e della paura che si è introdotta in ogni contatto umano esterno al proprio quotidiano. Con una scrittura acuta e sensibile, l’autore racconta del viaggio del protagonista a ritroso nel tempo per afferrare il significato delle sue azioni e dei suoi pensieri. Un percorso reso impervio dalla presenza di pericoli reali e immaginari, in cui la posta in gioco non è solo capire il mondo che lo circonda, ma soprattutto sé stesso.

“Esistono gabbie di ogni forma e dimensione. A forma di ufficio, a forma di palco, persino a forma di studio televisivo. Le banche di cui parlava Bert, lo spazzacamino. L’amico di Mary Poppins. Non abbiamo mai dato la giusta importanza a ciò che ci facevano vedere da piccoli: Mary Poppins, ad esempio, ci insegnava a diffidare delle banche. Meglio spendere due penny per far mangiare piccioni, piuttosto che far mangiare maiali”. 

Lithium 48 racconta una storia che, fin dalle prime pagine, confonde e sconcerta il lettore. È impossibile infatti non domandarsi se la realtà che il protagonista Simone sperimenta sia concreta o frutto delle sue allucinazioni. Il ragazzo è vittima della paranoia di essere spiato da telecamere onnipresenti e da amici e colleghi di lavoro guidati da una regia esterna, che ha il solo scopo di incanalarlo in una vita preordinata e rispondente a un copione scritto per intrattenere un pubblico di voyeur.

TRAMA. Simone, un giovane giornalista e musicista, è sedato e rinchiuso in una piccola stanza bianca dell’Espace Maison Blanche, una struttura dove vengono confinate le persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio. È solo l’atto finale di un percorso di 48 ore attraverso i vicoli di una Parigi controversa e misteriosa, in una dimensione filtrata dagli obiettivi di telecamere che Simone sente continuamente addosso. Egli cerca di ricostruire i motivi che l’hanno condotto in quel luogo e a quell’idea di essere manipolato da chi ha intorno e di avere solo l’illusione di essere libero. L’unico modo per capire la verità è quello di perdersi nelle strade di una terra familiare e sconosciuta insieme, che altro non è se non la metafora della ricerca di sé stessi. 

BIOGRAFIA. Fabio Iuliano è un giornalista, musicista e insegnante di Iingue passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal + e ha collaborato con Ansa e con il Centro. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America, ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Per Aurora edizioni, casa editrice indipendente trentina, ha già firmato " New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz". Lithium 48 è il suo secondo romanzo. 

Pubblicato in Arte e Cultura
Giovedì, 28 Febbraio 2019 09:49

Meteo L'Aquila e dintorni, bel tempo anche oggi

L'AQUILA - di Elio Ursini - Oggi cielo sereno durante l'intero arco della giornata.
VENTI: In mattinata deboli prevalentemente da Nord-Ovest, nel pomeriggio moderati prevalentemente da Nord-Ovest (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 18 gradi.

CAMPO IMPERATORE - Oggi cielo sereno durante l'intero arco della giornata.
VENTI: In mattinata deboli prevalentemente da Nord-Ovest, nel pomeriggio moderati prevalentemente da Nord-Ovest (raffiche 30km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 8 gradi.
PERICOLO VALANGHE (METEOMONT): 1 debole
 
CAMPO FELICE - Oggi cielo sereno durante l'intero arco della giornata.
VENTI: In mattinata deboli prevalentemente da Nord-Ovest, nel pomeriggio moderati prevalentemente da Nord-Ovest (raffiche 25km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 13 gradi.
PERICOLO VALANGHE (METEOMONT): 1 debole
Pubblicato in Varie

L’AQUILA - Con l’intervento del critico d’arte aquilano, Emidio Di Carlo, iniziano a Firenze i festeggiamenti per il 500° Anno dalla morte di Leonardo da Vinci. Al Palazzo del Pegaso, dal 1* al 14 marzo, si tiene la mostra internazionale d’arte contemporanea, “Leonardo. Maestro genio e regolatezza”.

Non è la prima volta che la Regione Toscana chiama in causa le presenze e i testi critici del critico e storico aquilano. Si possono ricordare gli interventi in occasione delle mostre “L’arte a Palazzo” del 2014 (“Rosso fiorentino, i tintori del 1400”), del 2016 (Dai Tintori ai Battiloro”. Si può anche risalire al 1996 quando venne riservato un invito speciale per la presentazione a Palazzo Strozzi della mostra “Gli ingegneri del Rinascimento dal Brunelleschi a Leonardo da Vinci”, con il “Codice del volo degli uccelli” e il “Disegno dei carri falcati”.

Nel nuovo intervento in Firenze, il critico aquilano ha affrontato il suo excursus storico su Leonardo su un tema di scottante attualità, già oggetto d’attenzione sulla ‘diversità’ migratoria: quella odierna segnata dalla povertà verso i paesi europei, quella che, nel tempo ha interessato gli artisti producendo bellezza e vantaggi economici anche per il futuro.

In Firenze, ora si vuole sottolineare Leonardo nei panni del migrante nel suo tempo. Da Firenze a Milano, a Roma e ad Amboise (in Francia), dove Francesco I gli assegnò la dipendenza del Castello reale e in cui l’artista italiano trascorse i suoi ultimi sette anni di vita, lasciandovi i primi modellini dell’aeroplano, dell’automobile, dell’elicottero, del paracadute, del ponte girevole, del carro armato, della mitragliatrice, ecc..,

Il nuovo appuntamento in Firenze è anche l’occasione per il critico aquilano, in quanto direttore artistico del Circolo Culturale Spazio Arte di parlare agli amici di Firenze del gran lavoro della ricostruzione in atto nel capoluogo abruzzese e delle sue realtà culturali che non hanno mai rinunciato alla corrente vitalità anche a seguito dei grandi danni procurati dal sisma nell’aprile 2009.

Pubblicato in Arte e Cultura
Giovedì, 28 Febbraio 2019 09:40

Ecotassa da domani 1 marzo: ecco chi paga

L'AQUILA - Da domani, 1 marzo, entra in vigore la nuova misura che prevede una tassazione extra per tutte le auto più inquinanti e per questo non dovranno pagarla tutti gli automobilisti.

L’imposta riguarda soltanto le auto immatricolate dal primo giorno di marzo fino al 31 dicembre 2019, data in cui è previsto il termine dell’Ecotassa così come gli incentivi previsti dall’Ecobonus per le auto elettriche e ibride. Lo scopo è quello di disincentivare l’uso delle auto inquinanti e di spingere verso modelli con un minore impatto ambientale.

Niente usato, niente km 0. Dovranno pagare l’Ecotassa gli automobilisti che decideranno di acquistare un’auto le cui emissioni dichiarate siano superiori alla soglia stabilita e quindi oltre i 160 grammi di CO2 per chilometro. Il pagamento dovrà essere effettuato una tantum solo al momento dell’acquisto dell’auto, poiché sarà aggiunto automaticamente al prezzo finale.

Non tutte le auto superiori alla soglia richiedono però lo stesso pagamento, che è stato diviso in quattro categorie. Le auto le cui emissioni partono da 161 fino ai 175 g/km di CO2 richiedono l’importo minimo di 1.100 euro; le auto con emissioni da 176 a 200 g/km di CO2 prevedono una tassa di 1.600 euro che arriva a 2.000 euro per le automobili con emissioni dai 201 ai 250 grammi di CO2. Oltre questa soglia si pagherà indistintamente 2.500 euro, l’importo massimo previsto.

La versione definitiva della misura ha eliminato alcune fasce proposte inizialmente che prevedevano sanzioni inferiori ma anche su auto con un livello di emissioni molto più basso. In quel caso sarebbero rientrate nell’Ecotassa anche utilitarie e citycar largamente diffuse, andando ad intaccare il portafogli degli automobilisti di fascia medio-bassa. In questo modo invece la tassazione extra riguarda soltanto le grandi cilindrate, le Diesel medio grandi o gli equipaggiamenti sportivi. (ADNKRONOS)

Pubblicato in Economia

L’AQUILA - Organizzata dal Rotary Club L’Aquila, domani, 1° marzo si terrà presso la sala Ipogea del Consiglio Regionale la terza ed ultima conferenza sul tema "Lavoro nel Futuro Digitale" rivolta alle quinte classi delle scuole dell'Istituto Istruzione Superiore D. Cotugno ,  Liceo Classico D. Cotugno, Convitto Nazionale D. Cotugno .

Il coinvolgimento totale  per le 3 edizioni è dicirca  500 studenti più Presidi e d insegnanti . Ogni conferenza è accompagnata da una indagine individuale preparata dal professore emerito Massimo Casacchia effettuata attraverso la  somministrazione di un questionario sulle aspettative lavorative degli studenti, indagine   i cui risultati complessivi  relativi alle tre scuole saranno poi presentati nel corso di una conferenza separata. Il tema della giornata formativa è “Lavoro nel futuro…digitale”.

La conferenza affronterà il tema dei cambiamenti spinti dalla globalizzazione, per gli effetti della Evoluzione Demografica ed invecchiamento della popolazione nelle società mature con conseguenti stravolgimenti Sociali e Urbani; anche i Cambiamenti Climatici e le Emergenze Ambientali a livello planetario  conseguenti ad un uso eccessivo delle risorse del  pianeta aggiungono incertezza per uno sviluppo prevedibile delle popolazioni ed il miglioramento del benessere sociale. A tali sfide si aggiungono le conseguenze  su società ed economia indotte dalle innovazioni tecnologiche e scientifiche che, in rapida successione,  stanno plasmando lo sviluppo  del genere umano  con traiettorie non sempre prevedibili. Emergeranno probabilmente nuovi mercati  ed opportunità di crescita economica, ulteriori evoluzione tecnologiche che  creeranno  nuovi fabbisogni di competenze e nuove opportunità  di lavoro  mentre settori  di economia maturi perderanno forza ed appeal.

Per scendere a livello locale  la situazione di disomogeneità del territorio italiano in termini sociali ed economici,  fra Nord e Sud e  fra aree interne e zone costiere, aggiunge una ulteriore sfida evolutiva , a pagarne gli effetti saranno soprattutto i  più giovani spesso costretti ad emigrare, non solo in Italia, con conseguente depauperamento  del territorio. Occorre creare le condizioni perchè i giovani sappiano fare scelte consapevoli per orientare  il loro cammino e disegnare un futuro in cui poter cercare di realizzare le loro aspirazioni e possibilmente contribuire al territorio in cui decidono di restare.

Il Rotary dell’Aquila ,nella scia delle azioni del  Rotary a livello globale  e con l’ausilio di soggetti esperti , da tempo   persegue l’obiettivo di sostenere lo sviluppo  delle nuove generazioni e facilitare i giovani studenti per una attuale  comprensione delle dinamiche evolutive della società in cui si inseriranno e far loro trasparire le aree di maggior opportunità di impegno ed impiego affinchè possano operare un orientamento consapevole. Di qui la decisione di proporre alle scuole superiori della città dell’Aquila 3 eventi  di incontri che affrontano con gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori   il tema  sempre attuale dell’orientamento professionale per una scelta consapevole in un mondo dal futuro digitale.

La conferenza sarà moderata dal presidente della commissione Rotary Nuove generazioni, dr. Raffaele Marola e vedrà la partecipazione del presidente del Rotary club L’Aquila, dr.ssa Rossella Iannarelli, del prof. Giulio Antonini, del dr. Filippo Fioravanti, del dr. Vittorio Tonus, del dr. Francesco Fagnani, del prof. Massimo Casacchia. Successivamente si darà spazio alle domande degli studenti mentre le conclusioni saranno affidate alla dirigente scolastica prof. Serenella Ottaviano.

Pubblicato in Eventi

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