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Articoli filtrati per data: Aprile 2019 - Radio L'Aquila 1

L'AQUILA - Le due città vivono in simbiosi anche se in una esplode la vita e nell'altra la morte non è mai andata via. I nuovi palazzi accanto alle macerie di quelli venuti giù il 6 aprile 2009, le attività commerciali spuntate come funghi e le saracinesche chiuse, il rumore incessante dei martelli pneumatici e il silenzio dei vicoli del centro, il balletto delle gru e l'immobilità dei ricordi rimasti sepolti sotto le pietre. L'Aquila 10 anni dopo il terremoto è molto più del cantiere più grande d'Italia dove la polvere non si posa mai: è il simbolo stesso di un Paese che nelle tragedie dà il meglio di sé e che poi si perde nei mille rivoli della burocrazia, che convive con i disastri ma che non è mai stato capace di mettere la prevenzione al centro della sua politica.

L'Aquila è piena di altarini. Ce ne sono ovunque, sparsi per la città: accanto agli alberi, vicino ad un cumulo di pietre, sulle recinzioni che delimitano le zone ancora off limits. Come quello dedicato a Vasileios Koyfolias, un ragazzone greco che morì in via Campo di Fossa, a due passi dalla villa comunale: la bandiera bianco e azzurra è appoggiata ad un albero assieme alla sua foto e ad un lumino, davanti al palazzo che sta nascendo al posto di quello dove è morto. O come quello in via XX settembre, dove c'era la casa dello Studente. C'è uno striscione con i nomi dei ragazzi e una maglietta appesa alla recinzione metallica: "10 anni sempre nel nostro cuore". Al posto dell'edificio c'è un grande buco con al centro due pilastri e un'architrave; sembra la porta d'Europa di Lampedusa, con l'unica differenza che quella è dedicata ai morti in mare e questa a quelli sepolti vivi dopo le scosse.

Ma L'Aquila è anche la forza della vita che ti colpisce imperiosa. La periferia è un brulicare di umanità che si sposta, produce, lavora, gioca, ha fiducia, combatte ogni giorno. Lo skyline della città è cambiato completamente, centri commerciali e nuovi palazzi hanno modificato per sempre il volto di queste zone. Certo, non è tutto oro quel che luccica: perché la ricostruzione, più quella pubblica che quella privata, è assai indietro e perché forse con tutti i miliardi arrivati - e sono tanti - si poteva fare di più e meglio. Basta camminare in centro storico per accorgersene. Dove accanto ai palazzi ristrutturati e alle chiese riaperte è pieno di vicoli fermi a dieci anni fa, con i materassi sopra le pietre crollate. Dove accanto alla decina di negozi che hanno riaperto sulla via dello struscio, il corso Vittorio Emanuele, ci sono decine di cartelli 'affittasi' su locali inesorabilmente vuoti. Ma se parli con la gente non ti dice solo questo.

Giuseppe Palumbo è dietro il bancone della sua macelleria in via Garibaldi ed è stato tra i primi a riaprire nel centro storico, l'8 luglio del 2010. "Altri dieci anni non bastano, prima del 2030 non saremo pronti. Abbiamo sofferto, è stata ed è dura, ci vuole molto sacrificio. Ma non mi lamento e non ho mai accettato di chiudere, anche perché questo è l'unico reddito di tutta la famiglia, che dovevo fare? E poi dobbiamo dirlo. Qui, soprattutto nel periodo dell'emergenza, hanno fatto i miracoli, non riconoscerlo sarebbe ingiusto".

In via Sassa, dieci metri dietro piazza Duomo, Klaurant Beydollari è in pausa pranzo. Fa il muratore, è albanese, ha sposato un'aquilana vent'anni fa e non è più andato via. Sono anni che lavora tra la polvere del centro storico, sa quanto sia difficile ricostruire una città. Questa città. "E' un lavoro enorme, non è mica che puoi buttare già una città del 1200. Per ogni edificio devi togliere l'intonaco vecchio e fare dei buchi profondi 10 centimetri; poi devi fare le iniezioni di una malta speciale per rinforzare la struttura, mettere i tiranti con le piastre e alla fine ritirare su l'intonaco a retina. Ci vuole il tempo suo, per ricostruire. E poi qui d'inverno fa freddo. Sai cosa succede quando fa -3? Che non puoi fare la calce, perché non amalgama. E sai quanti sono i giorni che fa freddo qui?".

Le palazzine del progetto 'Case', le new town di Berlusconi, sono tutte ancora al loro posto. Alcune evacuate già da tempo, perché l'assenza di manutenzione ha fatto crollare balconi e saltare tubature, come quelle di Cese di Preturo; alcune ancora perfettamente abitabili e abitate, come quelle di Bazzano. Olga Zabolotnii sta sistemando il suo giardinetto assieme ai figli.

"A me non è mancato molto - dice - certo, c'è la manutenzione da fare, ma molto dipende anche da noi abitanti e da come teniamo le aree in comune. E poi per ricostruire ci vorrà ancora molto tempo, meno male che abbiamo avuto queste case".

Lo stesso pensiero dei sopravvissuti di Onna, 40 morti su 350 abitanti quella notte, un'ecatombe. Le case di legno costruite dai trentini ancora reggono bene, ma il paese è come lo trovarono i pompieri la mattina del 6 aprile: raso al suolo.

Carlo, 74 anni, zappa il suo orticello tra le macerie. "Come va? Deve andare per forza, non abbiamo alternative. Non ci hanno abbandonato, anche se pensavamo che con quello che ci era capitato si sarebbe fatto prima". A cinquanta metri dall'orto la prima nuova palazzina del paese è quasi ultimata, a luglio entreranno le prime famiglie. E' attaccata a quel che resta di un'abitazione crollata 10 anni fa, una scala che porta in cielo. Vita e morte, ancora insieme. (ANSA)

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L'AQUILA - Nessun rimpianto, nessun rimorso. "Solo nostalgia, di un periodo duro e difficile in cui si sono fatte cose straordinarie. Non lo dico io, lo dice uno studio dell'università dell'Aquila. In città c'erano 70mila persone prima del terremoto; erano 70mila anche nel 2010 e nel 2011; oggi sono circa 66mila: nessuno è stato lasciato solo, nessuno è stato costretto ad andarsene. Questo è qualcosa di straordinario". Guido Bertolaso è in viaggio per Istanbul, gli hanno chiesto una consulenza per la realizzazione del piano di evacuazione della città in caso di terremoto. E con un gruppo di giovani ingegneri sta lavorando ad un progetto per ripulire il mare dalla plastica. Insomma, stare fermo senza fare nulla è una cosa che non gli è mai riuscita, ora e 10 anni fa, quando era il capo della Protezione Civile.

Il 6 aprile del 2009, mezzora dopo la scossa, era in sala operativa. "Nessuno deve essere lasciato solo" disse ai suoi. E' così Bertolaso? E' andata davvero così? "Sì - risponde convinto -. Sicuramente durante l'emergenza, e lo testimonia la fila dei politici di ogni schieramento che c'era in quei giorni a L'Aquila: non sarebbero certo venuti se le cose fossero andate male. E nessuno è stato lasciato solo nei mesi successivi, quando costruimmo le Case per gli sfollati, una scelta che rifarei anche oggi e di cui vado fiero: il 60% di chi c'è andato allora ci vive ancora oggi; i Map, le casette di legno, sono ancora lì dopo 10 anni e tengono benissimo". E dopo? Dopo l'emergenza? Sono passati dieci anni e L'Aquila è un enorme cantiere, con decine di problemi ancora irrisolti. Ci sono colpe? "In Italia si banalizza sempre tutto, si deve trovare sempre un capro espiatorio - risponde - Ci sono state carenze, problemi di burocrazia, sicuramente. Ma non è pensabile che una città possa essere ricostruita in due anni. Chi lo dice non sa di cosa parla. Il grande esempio di cui tutti si riempiono la bocca, per citare un modello di ricostruzione perfetta, è il Friuli. Ma il terremoto del Friuli colpì dei paesi, non una città. Se fosse stata distrutta Udine, sarebbe andata alla stessa maniera? La verità è che L'Aquila è una città con duemila anni di storia, non si può buttare giù tutto e ricostruire come se nulla fosse. Lo dissi in un consiglio comunale qualche giorno dopo il terremoto, dissi che ci sarebbero voluti almeno dieci anni. Mi riempirono di insulti e proteste. Ma avevo ragione".

Ma la politica ha capito qual è l'insegnamento che arriva da L'Aquila? Ha capito che senza una prevenzione strutturale continueremo a contare i morti ad ogni emergenza? Bertolaso ci pensa un attimo. "Non abbiamo capito nulla. C'è un briciolo di consapevolezza in quei territori che sono stati purtroppo già colpiti, ma per il resto nulla. La politica ha una chiusura totale su tutto ciò che è prevenzione ed il perché è sempre lo stesso: con la prevenzione non vinci le elezioni. La politica vive di tempi ridotti, mai investirebbe su qualcosa i cui risultati non possono essere pesati in termini elettorali".

L'ex capo della Protezione Civile prende ad esempio la tragedia di Genova. "Prendiamo il ponte Morandi, lo sapevano tutti che andavano fatti degli interventi, se non altro perché 30 anni fa una parte era già stata messa in sicurezza. Ecco, mettiamo che qualcuno lungimirante avesse chiuso il ponte per un anno e speso 20 milioni, sai cosa sarebbe successo? Sarebbe stato preso per matto e crocifisso". Almeno tre sono, secondo Bertolaso, le cose fondamentali da cui partire per fare vera prevenzione. "Uno, manutenzione del territorio. Non è impossibile. Mi dovete spiegare perché per un paese è più importante fare una finale di un torneo di tennis o una sagra della salsiccia anziché potare gli alberi o mettere in sicurezza gli argini dei fiumi. Vanno orientate diversamente le risorse. Due, educazione. In qualsiasi paese al mondo ci sono esercitazioni quasi tutti i giorni, da noi è merce rara, soprattutto nelle scuole dove invece bisognerebbe investire di più. E tre, riorganizzazione delle strutture sul territorio, i volontari vanno rimotivati e bisogna attrarre i giovani, c'è scarsa partecipazione ma senza giovani non c'è futuro".

L'ex capo della Protezione Civile rivendica di averci almeno provato. "Abbiamo cambiato la classificazione sismica, modificato le leggi per costruire in zone sismiche, stanziato soldi per la messa in sicurezza dei comuni a rischio". Dunque nessun rimpianto? "Sì, c'è una cosa che non rifarei". Quale? "Non direi a Chicco De Bernardinis (allora ex vice capo del Dipartimento, ndr) di convocare la commissione grandi rischi". Da quella riunione è nato il processo che ha portato alla sbarra gli scienziati, poi tutti assolti tranne proprio De Bernardinis. Bertolaso fa una smorfia. "Quella vicenda è stata distorta abbondantemente. Io non ero obbligato a convocare quella riunione, lo sanno tutti. E invece lo feci solo per dare informazioni precise agli aquilani rispetto a tutte le voci che giravano in quei giorni. E' finita come tutti sanno". (ANSA)

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Lunedì, 01 Aprile 2019 17:28

Consegnati lavori di Via Corradini

AVEZZANO (AQ) - Messa in sicurezza e riqualificazione del tratto di via Corradini compreso tra i due incroci con Corso della Libertà e via Trieste. C'è stata oggi al Comune di Avezzano la stipula del contratto e la consegna dei lavori alla ditta "Vittorio Ierullo".

Attualmente la pavimentazione è fortemente danneggiata tanto da creare disagi ai pedoni, come è evidente nelle foto pubblicate.

Il disegno della nuova pavimentazione, così come la scelta dei materiali, proseguono le linee guida già stabilite con il progetto di riqualificazione della fontana e delle aree adiacenti dell'ingegnere Giancarlo G. Cardone.

La pavimentazione in cubetti di porfido di via Corradini sarà sostituita da lastre in travertino rapolano chiaro dello spessore di 4 centimetri, così da dare continuità alla porzione superiore di Piazza Risorgimento, estendendone i confini fino al bordo del marciapiede.

Ci sarà poi la collocazione di 10 panchine in marmo bicolore, come quelle già installate in prossimità della fontana. Le canalette di raccolta delle acque meteoriche saranno realizzate in zanelle di travertino.

Per la sistemazione degli incroci, invece, si è optato per la sistemazione in lastre carrabili da 6 centimetri in travertino rapolano chiaro e pietra lavica. Il mix di questi due materiali ricrea l’effetto di un tappeto decorato, raffigurante una versione “geometrizzata” della Chimera Dei Marsi.

Le attuali rampe di accesso saranno realizzate in asfalto, per assorbire meglio le maggiori sollecitazioni provenienti dal carico carrabile. La segnaletica sarà eseguita con vernici idonee applicate direttamente sulla pavimentazione lapidea, abbandonando l’attuale sistema che vede un cambio di materiale, così da rispettare le previsioni del codice della strada e consentire una maggiore flessibilità nella gestione della viabilità.

Durante lo svolgimento dei lavori ci saranno modifiche alla viabilità.

 

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GIULIANOVA (TE) – “Apprendiamo oggi con profondo rammarico il disagio dell’Assocazione Culturale Knà che si è vista annullare lo spettacolo teatrale nella sala polivalente in via Dei Pioppi all’Annunziata, problematica che purtroppo hanno avuto nel tempo anche altre associazioni.”

E’ la denuncia fatta dal Presidente del Comitato di Quartiere Annunziata di Giulianova, Antonio Fusaro.

“Uno spettacolo – continua Fusaro - che doveva rallegrare i bambini e che purtroppo, per il momento, non vedranno.

Una situazione paradossale quella della sala polivalente, inaugurata per ben due volte (ultima nel dicembre 2017, ndr) ed adibita a mero auditorium, anche se privo dell’impianto audio.

Da tempo il Comitato si batte affinchè venga cambiato quel codice che vieta di fare gli spettacoli e speriamo che dalla riunione di giovedì scorso tale situazione si risolva al più presto, visti i prossimi spettacoli di fine anno delle scuole e gli eventi estivi.”

“In un incontro avuto questa mattina in Comune – prosegue Fusaro - il Commissario Soldà ci ha assicurato che verranno effettuati gli spettacoli di fine anno scolastico a maggio delle varie associazioni culturali.

La passata amministrazione, anche se si prendeva la responsabilità per far si che gli spettacoli si facessero, non è riuscita a risolvere questo problema e ci auspichiamo che la nuova metta in atto tutte le dovute modifiche per l’utilizzo della sala.”

“Noi  del Comitato di Quartiere Annunziata saremo sempre attivi e vigili – conclude il presidente Fusaro – e nel frattempo speriamo che le scolaresche possano vedere al più presto lo spettacolo messo in atto da Giuliana Cianci e Francescomaria Di Bonaventura dell’associazione culturale Knà”.

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L'AQUILA - Si chiama "Dècade – Città Possibili" l'omaggio di Arti e Spettacolo in occasione del decimo anniversario del terremoto dell'Aquila. Dal 5 al 7 aprile ci sarà un intervento performativo del collettivo Circolo Bergman che attraverserà le strade del centro storico cittadino, nei giorni del decennale del sisma.

In questa importante ricorrenza, il collettivo ha accettato l'invito di Arti e Spettacolo, realtà culturale che da anni lavora sul territorio aquilano, documentando e raccontando artisticamente la gestione del post-sisma. La richiesta è stata quella di farsi stranieri, di raccontare la città con uno sguardo esterno nel momento in cui si decide molto di quello che sarà il suo futuro.

Dècade è un percorso per gruppi di 30 spettatori che si muovono guidati da un sistema di cuffie wireless. Camminando in un universo sonoro di testi, suoni e suggestioni lo sguardo dei partecipanti inquadra la città ricostruita e quella ancora in rovina, la città-cantiere e la città-progetto. Questo teatro del paesaggio racconta poeticamente lo stato delle cose, ma soprattutto immagina futuri potenziali: a quali città possibili si potrà dare forma nei prossimi dieci anni?

Nato da una serie di interviste con residenti, professionisti, operai, e da ripetuti sopralluoghi, Dècade - spettacolo inserito nel programma del presidio "Fatti di Memoria" - propone agli spettatori una deriva urbana che oscilla fra distopie e utopie, per ribadire che il futuro è uno spazio concreto che dobbiamo tenere saldamente in mano nel presente. Chi sta progettando la città che verrà? Quale ruolo ha la comunità in questo processo? Se è vero che lo spazio che abitiamo influisce profondamente su quello che siamo, quali persone stiamo progettando di essere? A partire dal contesto specifico e unico dell'Aquila, Dècade –Città Possibili si interroga sui processi di rigenerazione urbana e di progettazione immateriale, di spazi relazionali che ci riguardano tutti. Ovunque viviamo, ovunque viaggiamo, ovunque entriamo in contatto con altre persone.

Lo spettacolo itinerante avrà luogo il 5 aprile (due repliche alle 18 e alle 19:30), il 6 (quattro repliche alle ore 11:30, 16, 18 e 19:30) e il 7 (due repliche alle 11:30 e 16). Trenta i posti disponibili per ogni replica. Per questo è consigliabile l'acquisto del biglietto, del costo di 5 €, in prevendita alla libreria Polarville di via Castello, luogo dal quale partirà lo spettacolo. Info al 348.6003614 o info@artiespettacolo.org.

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Collettivo Circolo Bergman
Dècade – Città Possibili
Spettacolo itinerante nel cantiere L'Aquila

Concept Paolo Giorgio, Marcello Gori, Sarah Chiarcos
Testi Circolo Bergman
Musica e suono Marcello Gori
Regia Paolo Giorgio
Produzione Arti e Spettacolo L'Aquila

Lo spettacolo è inserito nel programma del presidio Fatti di Memoria
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DOVE E QUANDO

★ L'Aquila centro storico, con partenza dalla Libreria Polarville in Via Castello
・5 aprile ore 18.00 e 19.30
・6 aprile ore 11.30, 16.00, 18,00 e 19.30
・7 aprile ore 11,30 e 16.00

Ingresso 5 €. E' consigliabile l'acquisto del biglietto in prevendita presso Polarville L'Aquila. Lo spettacolo ha la durata di un'ora circa. Lo spettacolo sarà effettuato anche in caso di pioggia.
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L’AQUILA – il 6 aprile 2019, presso la Scuola Ispettori e Sovrintendenti di L’Aquila, sita in via Fiamme Gialle, in occasione delle celebrazioni commemorative del “Decennale del Sisma 2009”, si svolgeranno i seguenti eventi:

ore 10.30, nella piazza d’armi dell’Istituto intitolata “Piazza 6 aprile”, solenne alzabandiera e riposizione dei vessilli a mezz’asta, alla presenza del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giorgio Toschi, delle massime Autorità civili e militari, degli Allievi in formazione e di una rappresentanza delle scolaresche di L’Aquila;

a seguire, deposizione di una corona di alloro, in onore delle vittime del sisma, nella medesima piazza che, si rammenta, all’epoca ospitò i solenni funerali di Stato;

a seguire, presso l’auditorium della Scuola, evento rievocativo delle operazioni di soccorso, con interventi del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giorgio Toschi, del Comandante della Scuola Ispettori, Gen. D. Gianluigi Miglioli, del Comandante Regionale Abruzzo, Gen. B. Flavio Aniello, dell’On. Gianni Letta, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dott. Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile Nazionale, e del Dott. Franco Gabrielli, Capo della Polizia di Stato e già Prefetto di L’Aquila.

All’interno della Scuola Ispettori sarà altresì allestita una mostra fotografica a tema sul contributo fornito dalla Guardia di Finanza, una mostra statica dei mezzi di soccorso del Corpo, sia d’epoca che recenti, e, a cura di Poste Italiane, si renderà disponibile uno speciale servizio filatelico con “annullo” dedicato al decennale.

Per partecipare agli eventi ed effettuare servizi televisivi e giornalistici, inviare accredito all’indirizzo aq0220013@gdf.it oppure telefonare al numero 0862.3496221/225 - Sezione Stampa e Relazione Esterne del Comando Regionale Abruzzo della Guardia di Finanza di L’Aquila.

Si precisa che i segnali audio e video di tutti gli eventi saranno resi disponibili, gratuitamente, presso la Sala Regia Mobile nelle adiacenze dell’auditorium.

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Lunedì, 01 Aprile 2019 16:25

Quali jeans indossare

L'AQUILA - Immancabili nell’armadio di tutte le donne, di qualsiasi età, i jeans sembrano essere davvero un capo intramontabile. Comodi e versatili, si prestano a qualsiasi look, da quello più sportivo alle serate super glam. Da decenni ormai, non c’è stagione in cui i jeans non vengano indossati, ma nelle ultime settimane si è registrato un boom di foto con outfit costruiti intorno a questi pantaloni, complice anche la notizia della riquotazione in borsa di uno dei principali produttori al mondo di questo capo.

In commercio se ne trovano di ogni genere, regular, skinny, bootcut, boyfriend, a vita alta o bassa, strappati, colorati o con applicazioni. Come scegliere, dunque, il modello in grado di valorizzarci di più? A questa domanda, rispondono le imprenditrici digitali di The Fashion Mob, progetto nato dall'unione di Francesca Romana Capizzi, Ida Galati, Nadia La Bella e Fabrizia Spinelli, quattro donne con gusti e età diverse, dai 32 ai 53 anni, che condividono la passione per la moda e che amano raccontare la loro quotidianità e i loro pensieri attraverso il linguaggio diretto dei social.

Come indossare i jeans e quali scegliere

• I modelli di maggior tendenza per primavera sono quelli skinny e quelli a campana, o flared bell bottom jeans. Ricordate, però che i pantaloni molto aderenti mettono impietosamente in evidenza eventuali difetti di ginocchia e polpacci, e non stanno bene a tutte le fisicità.
• Gli skinny donano sia alle alte sia alle donne più minute. In questo caso, però, fate attenzione che il pantalone sia lungo fino al malleolo.
• I jeans a campana slanciano molto più di quello che crediate, regalando quella manciata di centimetri in più che avreste tanto voluto. Provatelo con una camicia bianca asimmetrica, una cinta colorata in vita o un marsupio.
• La vita alta, non è solo ultra-trendy, ma è anche amica della silhouette: contiene pancia e fianchi e crea l’illusione ottica di allungare le gambe! Sono, inoltre, disponibili anche dei modelli push up e modellanti.
• Per chi ha un sedere poco generoso e vorrebbe avere più volume e forme più morbide, il consiglio è di scegliere modelli a vita bassa, con tasche posteriori lavorate, magari impreziositi da piccole cerniere, o con disegni colorati, che partano proprio dal lato B, per proseguire scendendo lungo le gambe. Modelli colorati, divertenti e originali, che creeranno l’illusione di un posteriore più pronunciato.
• Il binomio jeans e decolleté continua ad essere di gran tendenza, oltre che incredibilmente sensuale. Per valorizzare questo outfit, scegliete dei pantaloni dai dettagli originali e ricercati, come piercing, borchie e cristalli Swarovski.
• Tacchi alti e colorati sono perfetti indossati anche con il denim ultra-chiaro, must have della prossima stagione.
• Se siete alte o, comunque, avete una fisicità slanciata, abbinate i jeans anche a ballerine, ma a punta e super trendy, o a sneakers a fiori e dai colori fluo.

Un tempo i jeans erano considerati un capo di abbigliamento da lavoro e, soprattutto, rigorosamente maschile, mentre oggi, non è raro vedere celebrities indossarli anche sul red carpet. “I jeans possono essere parte integrante di outfit glamour e divertenti, perfetti per sdrammatizzare, magari, una giacca fin troppo appariscente o accessori molto importanti. – Ha commentato Barbara Molinario, esperta di bon ton e tendenze. – Questo, però, non vuol dire che si possano indossare in ogni occasione, ignorando completamente tutte le regole del galateo! Ad esempio, sono banditi da matrimoni e cerimonie importanti. Possiamo, però, indossarli per cene, anche eleganti, e serate particolari, purché non si tratti di modelli casual. In questo caso, però, è indispensabile giocare con gli accessori, scegliendo un tacco alto e dei gioielli ricercati”. (ANSA)

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CARAMANICO TERME (PE) - Un’assemblea molto partecipata quella tenutasi sabato scorso presso l’Hotel Ede di Caramanico Terme sul futuro del territorio della principale realtà termale abruzzese. L’evento, dal titolo "L’Ora delle Responsabilità" e organizzato dall’associazione di promozione sociale "ReteAbruzzo", ha visto la partecipazione di oltre 200 cittadini tutti molto attenti alle comunicazioni dei relatori ed estremamente reattivi nella discussione che si è sviluppata nella seconda parte della serata.

L’iniziativa, introdotta dall’intervento di Mario Mazzocca, Presidente dell’associazione ed ex Sottosegretario Regionale, è stata occasione per presentarne la candidatura alle prossime elezioni comunali.

«Sapevamo che l’evento fosse un’utilissima occasione per fare il punto della situazione e gettare basi concrete per il futuro del nostro territorio – così Mazzocca nel corso del suo atteso intervento -. Un futuro che non potrà prescindere dalla elaborazione di un’adeguata proposta in vista delle prossime elezioni amministrative comunali, per la quale hanno dato la propria disponibilità tanti giovani, ragazze e ragazzi che hanno capito il momento cruciale che stiamo vivendo e che hanno deciso di mettersi al servizio della propria comunità subordinando le personali aspirazioni al benessere della collettività. Per questi ed altri motivi, a conclusione della fase di consultazione con la cittadinanza, ho deciso di accettare questa ulteriore sfida e di candidarmi a guidare la comunità di Caramanico Terme per i prossimi cinque anni. Oggi più che mai, ripercorrendo le tappe di questi ultimi 15 anni che ci hanno visti impegnati sia sul fronte comunale che regionale, ci attende un duro lavoro. Ne siamo pienamente consapevoli e la qualità della squadra in fase di allestimento ci induce a pensare positivo».

Nel corso dell’evento anche la dettagliata relazione del Sindaco di Caramanico Terme, Simone Angelucci, che ha illustrato lo stato dell’arte delle attività amministrative locale, seguita dalle testimonianze di Antonio Sgobba del comitato di Rosciano (PE), Marco Severo di "Noimessidaparte" di Sant’Eusanio del Sangro (CH), Franco Paris dell’associazione culturale di agricoltori di Luco dei Marsi (AQ) e Silvana D’Ignazio, responsabile formazione Anpas Abruzzo, di Morro d’Oro (TE).

Infine, l’ex Presidente Vicario Regione Abruzzo Giovanni Lolli, nel suo mirabile intervento a conclusione della serata, ha tenuto a rimarcare qualità e quantità del lavoro storicamente svolto sul nostro territorio, dal tema della lotta al dissesto idrogeologico a quello dello sviluppo del termalismo, assicurando il proprio sostegno alla nuova proposta per Caramanico e le sue frazioni.

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PESCASSEROLI (AQ) - A partire da oggi, 1° aprile, sarà in Abruzzo una folta delegazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso, delegazione di cui fanno Parte il Presidente Italo Cerise, il direttore Antonio Mingozzi, numerosi dipendenti dei vari Servizi del Parco, Sindaci, guide e operatori turistici.

Oggi la delegazione sarà ospite a Caramanico nel Parco Nazionale della Majella nell’ambito di un progetto di educazione ambientale realizzato in collaborazione con il CAI; a Caramanico si parlerà di Lontra in vista dell’inaugurazione, nel prossimo autunno, del Centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud Valsavaranche.

La delegazione da domani fino a giovedì prossimo si trasferirà al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove sono previsti incontri, escursioni e scambi di buone pratiche nell’ambito dell’accordo di partenariato sottoscritto nel 2018 in vista del centenario dei due parchi. L’accordo sottoscritto, infatti, oltre a definire le azioni comuni per la celebrazione del centenario, intende promuovere la conoscenza reciproca attraverso incontri e scambi di esperienze tematiche sia tra i dipendenti dei due Enti, sia tra amministratori, operatori turistici e guide dei due parchi.

La visita fa seguito a quella avvenuta nel mese di dicembre scorso dal Presidente e dai dipendenti del Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise, in occasione del 96 anni del Parco del Gran Paradiso, nel corso del quale è stato sottoscritto l’accordo di partenariato dei due Enti in funzione del prossimo centenario delle due Aree Protette più antiche d’Italia.

“E’ una bella occasione di scambio – dichiara Antonio Carrara, Presidente del Parco -  che serve a migliorare reciprocamente il lavoro che facciamo, sia come Enti, sia come comunità che vivono e lavorano nei territori dei Parchi”.

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L’AQUILA - Dopo il grande successo della prima edizione cinque anni fa, sarà inaugurata a L’Aquila per il decennale del sisma, il 5 aprile alle 18,00 la seconda mostra “Lavori in corso” - Passato Presente Futuro. La location sarà il centro storico, nei locali al civico 35 di Corso Vittorio Emanuele. Protagonisti gli scatti dei fotografi Daniele Di Benedetto e Graziano Iacoboni, aquilani d’adozione e Alpini del Nono Reggimento dell’Esercito.

A dieci anni dal terremoto, per ripercorrere anche i cambiamenti vissuti dalla città, i fotografi hanno voluto coinvolgere i giovani e la mostra, infatti, è realizzata in collaborazione con la scuola Mazzini-Patini che esporrà i lavori degli alunni del progetto “L’Amo QUIndi LA vivo”. Saranno proprio gli alunni che completeranno la mostra fotografica offerta alla città a 10 anni dal sisma.

Anche questa iniziativa avrà uno scopo benefico poiché il ricavato andrà al reparto di neonatologia dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila per portare avanti il progetto “I Genitori ci Parlano” volto a fornire un servizio di supporto psicologico ai genitori dei bambini nati pretermine durante la degenza in reparto.

L’allestimento della mostra sarà curato dall’associazione “Coppito nel cuore e nell’anima”. Tra materiale da cantiere e transenne, oggetti appunto dei lavori in corso, sarà esposta anche un opera dell’artista aquilano Daniele Gottastia e scatti fotografici dall’alto del noto fotografo Mauro Pagliai. I visitatori avranno la possibilità di acquistare le foto domenica 7 aprile dalle ore 18,00 lasciando nel salvadanaio un’offerta libera che andrà in beneficenza. Il 6 aprile, contestualmente alla mostra, arriverà in città anche la Bike Endurance che da Cuneo avrà come tappa finale L’Aquila passando per il centro Italia colpito dal terremoto. Anche loro si uniranno all’intento benefico dei due fotografi.

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