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Articoli filtrati per data: Agosto 2018 - Radio L'Aquila 1

L'AQUILA - E’ stato avviato l’iter di appalto di demolizione e ricostruzione per gli edifici scolatici dell’Aquila ex Itas, ubicato in Viale Duca degli Abruzzi, ed Ipsiasar, ubicato a Pineta Signorini. Ciò a seguito della firma da parte del presidente Angelo Caruso dei due decreti appositi, rispettivamente numeri 61 e 62 del 10 agosto 2018, per l’approvazione del progetto preliminare.

Entrambi gli appalti rientrano nel programma triennale delle opere pubbliche 2018-2020, approvato con il bilancio 2018, a valere sulle risorse stanziate con delibera Cipe n. 48/2016 pari a 7,4 milioni di euro per l’ex Itas e 7,6 milioni di euro per Ipsiasar.

Con i due decreti vengono approvati il progetto preliminare, redatto dal settore edilizia scolastica della Provincia, per arrivare entro il corrente anno ad aggiudicare il progetto definitivo. Successivamente, entro il 2019 e dopo il vaglio del Genio Civile, si procederà alla aggiudicazione dei lavori, con tempi stimati in 24 mesi. Per la sede Ipsiasar l’iter di progettazione prevede una corsia più veloce, al fine di permettere nel 2019 la demolizione del corpo inagibile.

“Con questi provvedimenti si avviano procedimenti importanti di ricostruzione delle scuole dell’Aquila di nostra competenza - afferma il Presidente della Provincia Angelo Caruso - siamo partiti da questi due appalti tenuto conto dei finanziamenti del Cipe già assegnati, cui farà seguito l’appalto per la costruzione della nuovo edificio da destinarsi al Liceo Cotugno, una volta individuata l’area idonea. Nessuno ha la bacchetta magica, ci vorranno 3 o 4 anni perché questi sono gli iter di legge, ma l’importante è avviare i procedimenti per dare risposte definitive, con obiettivo di avere nuove sedi scolastiche e massimamente sicure”.

“Nel nuovo edificio ex Itas di Viale Duca degli Abruzzi - aggiunge il consigliere provinciale delegato edilizia scolastica Vincenzo Calvisi - la cui capienza è stimata in circa 400 alunni, potrà trovare posto in futuro l’Istituto Tecnico per Geometri, riducendo così l’affollamento nel polo di Colle Sapone, considerato che l’Istituto Tecnico Attività Sociali (Itas) è stato soppresso. Esprimo soddisfazione anche per l’avvio dell’appalto sede Ipsiasar, al cui riguardo il consiglio provinciale nei mesi scorsi ha approvato una mozione da me proposta che prevedeva anzitutto l’abbattimento del corpo inagibile a seguito del sisma 2009”.

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L'AQUILA - Si è conclusa domenica 26 agosto la seconda, fortunata edizione di ‘Strano Film Festival’, festival di cortometraggi dedicati alla terra che si è tenuto a Capestrano, nella Valle del Tirino.

A vincere il concorso, ex aequo, il corto documentaristico ‘Nobody Dies Here’ di Simon Panay (Francia) e il film di finzione ‘Anywere’ di Aleksandar Aleksic (Serbia). A premiarli, la giuria internazionale composta da Charlotte Van Zanten fondatrice del Roffa Mon Amour film festival di Rotterdam (Olanda), Americo Maria Cicolani, produttore cinematografico e cofondatore di Locomotion Film (Roma/Londra) e dal regista Federico Francioni, vincitore della prima edizione di Strano Film Festival.

Ai vincitori è andato il premio in denaro offerto dalla Bcc di Roma.

Nonostante la giovane età, Simon Panay con ‘Nobody Dies Here’ è riuscito a scavare nelle contraddizioni dell’animo umano offrendo uno sguardo profondo sul mondo delle miniere d’oro in Africa. La sua sensibilità e la sua presenza si avvicinano ai soggetti senza giudizio, con empatia e complicità.

Con una sceneggiatura poetica ed essenziale, invece, Aleksandar Aleksic con il corto di finzione ‘Anywere’ ci ha restituito un messaggio universale. Pur se completo nella sua breve durata, il film lascia intravedere un potenziale di sviluppo, con la curiosità di scoprire come continuerà il viaggio di Nur.

Menzione speciale ad ‘Azimuth’ di Emiliana Santoro (Italia) che attraverso il paradosso della sottrazione ha raccontato la presenza dell’uomo nello spazio. Il potere del suono, segno essenziale, raffigura la vita in relazione con l’ambiente e l’architettura della città. La seconda menzione speciale è andata a ‘Plantae’ di Guilherme Gehr (Brasile): attraverso l’uso dell’animazione, ci ha mostrato i segreti della natura non accessibile all’esperienza umana.

Il premio del pubblico è andato invece alla regista aquilana Cecilia Fasciani con il corto ‘Broken Halos’.

Il Festival si è concluso dopo quattro serate di tutto esaurito al Castello Piccolomini di Capestrano. Ad accompagnare il pubblico locale una grandissima partecipazione internazionale. Oltre ai film, gli appassionati sono stati coinvolti in numerose iniziative alla scoperta della Valle del Tirino, con la visita a cantine, frantoi, allevamenti esplorando Capestrano e i borghi limitrofi. Insomma, la terra è stata celebrata non solo come generatrice di meravigliosi frutti ma anche di cultura, tradizioni e storie che valgono la pena di essere raccontate.

L’Associazione culturale Maks, promotrice dell’evento, ringrazia pubblicamente "la meravigliosa giuria, la Fondazione Carispaq che ha sostenuto la realizzazione, l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso, le autorità locali che come sempre hanno dato la possibilità di lavorare con assoluta libertà, tutti i volontari e la Proloco di Capestrano. Un grazie speciale al paese e ai suoi abitanti e a chiunque abbia partecipato a rendere unico, l’evento".

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L'AQUILA - Alla giornalista e scrittrice, Monica Pelliccione, il premio nazionale Rotary Agape 2018 per la cultura. Il prestigioso riconoscimento verrà conferito domenica 2 settembre, alle 18, nella sala consiliare del comune di Giulianova, nell'ambito del Festival Agape caffè letterari d'Italia e d'Europa, promosso dal club Rotary Teramo est, Teramo e Teramo nord centenario, in collaborazione con il Rotary international distretto 2090 e Spoleto art festival.

Il premio, alla prima edizione, viene assegnato “a personaggi del mondo dell'arte e del giornalismo che, con le loro opere, si sono distinti negli ultimi anni per la diffusione della cultura e del sapere”. La scrittrice aquilana è stata selezionata per i libri “Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L'Aquila”, (edizioni Colacchi), pubblicato nel 2009, a pochi mesi dal sisma, che ripercorre la storia del Papa del Perdono e dell'Indulgenza Plenaria concessa “a quanti sinceramente pentiti e confessati attraverseranno la Porta Santa della basilica di Collemaggio dai vespri del 28 agosto ai vespri del 29 agosto”, il cammino di riconciliazione dei fedeli e le tracce indelebili che L'Aquila conserva, con il suo valore universale di città del Perdono.

Il secondo volume “San Pietro della Jenca” (One group edizioni), scritto nel 2013, è dedicato al Santuario di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso d'Italia: la chiesetta in pietra viva, dove il Santo padre si è recato centinaia di volte, in gran segreto e in mistico raccoglimento, a contatto diretto con la natura. Due testi che tracciano il profilo religioso, storico e culturale della terra aquilana, esaltano il ruolo spirituale di una città che ha avuto in dono l'Indulgenza, quale strumento di riconciliazione tra i popoli. Terra prediletta dal mistico ed eremita frate del Morrone, quanto da Papa Wojtjla, che ne fece il suo rifugio segreto.

“L'emozione è grande”, dichiara Pelliccione, “per un riconoscimento nazionale che arriva a ridosso dei festeggiamenti della 724esima Perdonanza celestiniana, nell'anno della candidatura a patrimonio immateriale Unesco. Dedico questo premio alla mia famiglia, in particolare a mio marito Pino e mia figlia Camilla, e al direttore del quotidiano Il Centro, Piero Anchino, che mi hanno supportato nel percorso di crescita professionale, soprattutto nell'ultimo anno, ma è un premio che sento di poter condividere con l'intera comunità aquilana. L'Aquila ha avuto il privilegio della prima Perdonanza che la storia della Chiesa ricordi. L'indulgenza celestiniana non va intesa solo come remissione dei peccati; tra le pieghe nasconde un significato più intimo e profondo, di riconciliazione sociale. Così come il Santuario della Jenca, il primo al mondo dedicato a Giovanni Paolo II, un mistico ma al contempo grande comunicatore, capace di catalizzare le folle. La sintesi perfetta delle sue peculiarità trova conferma”, prosegue Pelliccione “nella sua passione per la montagna, in particolare per il Gran Sasso”.

Il premio nazionale Agape 2018 per la cultura verrà assegnato dal rettore dell'Università di Teramo, Dino Mastrocola, e dal governatore del distretto Rotary 2090, Gabrio Filonzi.

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L'AQUILA - Nell’ambito del Bando 2018, per la selezione di 53.363 volontari da impiegare nei progetti di Servizio civile universale in Italia e all'estero, con  scadenza 28 settembre 2018, sito www.serviziocivile.gov.it, la Comunità Montana Sirentina, nella Regione Abruzzo (selezione per 754 volontari), gestita dal commissario Luigi Fasciani, è stata inserita tra i beneficiari degli interventi approvati e finanziati con un progetto denominato: “Famiglie al Centro” per l’impiego di cinque volontari di servizio civile. L’Ente, pertanto, già ha pubblicato il proprio bando nel sito al seguente link: www.comunitamontanasirentina.it/?eventi&id=620, da cui è possibile scaricare i file necessari con i modelli da compilare per partecipare ed acquisire le informazioni necessarie sul progetto.

Possono partecipare cittadini italiani e stranieri regolarmente residenti in Italia, tra i 18 e i 28 anni di età, che non abbiano già svolto il servizio civile, in possesso dei seguenti requisiti: essere cittadini italiani; essere cittadini dell’Unione europea; essere familiari dei cittadini dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; titolari di permesso di soggiorno per asilo; titolari di permesso per protezione sussidiaria; non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio. I giovani interessati, in possesso dei requisiti richiesti dovranno inviare la domanda e la relativa documentazione direttamente alla Comunità Montana Sirentina - S.P. 11 Sirentina N. 14 - 67029 Secinaro (AQ), a mano o con raccomandata a/r o a mezzo pec a cms@pec.sirentina.it, entro e non oltre le ore 14,00 del 28 settembre prossimo. Le domande devono pervenire in ogni caso entro tale data.

Modalità di presentazione della domanda. La domanda deve essere: redatta secondo il modello fra gli allegati, attenendosi  scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso; firmata per esteso dal richiedente, con firma da apporre necessariamente in forma autografa, accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale; corredata dalla scheda Allegato 4, contenente i dati relativi ai titoli. E possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di servizio civile nazionale.

Indirizzo di presentazione delle domande: Comunità Montana Sirentina Strada Provinciale 11, Sirentina n. 14, 67029 Secinaro (AQ); indirizzo per la presentazione via pec: cms@pec.sirentina.it.

Il progetto dura 12 mesi e prevede un orario di attività non inferiore alle 30 ore settimanali, per 5 giorni lavorativi. Ai volontari in servizio in Italia spetta un rimborso di 433,80 netti mensili.

Il progetto Famiglie al centro, si svolgerà nel territorio della Comunità Montana Sirentina.

Al termine dell’anno di servizio civile viene rilasciato dall’Unsc l'attestato di servizio, riconosciuto anche dalle università convenzionate.

E attivo lo sportello informativo sul servizio civile, aperto ai giovani e ubicato presso la sede operativa dal lunedì al venerdì dalle 10,00 alle 14,00 e anche nel pomeriggio di mercoledì dalle 15,00 alle 18,00; allo sportello informativo potranno essere richiesti chiarimenti inerenti il servizio civile, e gli interessati potranno ricevere anche supporto nella compilazione della documentazione di partecipazione.

Per informazioni tel. 086479175, email informazioni@sirentina.it.

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L'AQUILA - Dal 30 agosto al 2 settembre il “Jazz italiano” dedica quattro giornate di concerti alle zone colpite dal sisma: Camerino, Scheggino, Amatrice e L’Aquila, vedranno esibirsi centinaia di musicisti provenienti da tutta Italia nei luoghi più rappresentativi delle quattro città. La manifestazione è stata fortemente voluta dal Mibac, dal direttore artistico dell’iniziativa nonché presidente della Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano” Paolo Fresu e dai quattro sindaci delle città coinvolte.

Non sarà solo la musica a sostenere le terre colpite dal sisma, ma anche il calcio con una partita di beneficenza; il 1° settembre alle ore 12,00 nello Stadio Gran Sasso d’Italia dell’Aquila, la “Nazionale Italiana Jazzisti” affronterà la squadra “AmiciAmatriceAquila” composta da istituzioni aquilane e amatriciane, personaggi della cultura e dello spettacolo uniti in campo per la solidarietà.

“Lo sport, l'arte e la cultura sono straordinari strumenti per stimolare ed elevare i cuori e le menti delle persone - dichiara Pierluigi Biondi sindaco dell’Aquila. La partita di beneficenza che si svolgerà all'Aquila nell'ambito della manifestazione 'Il jazz italiano per le terre del sisma' è uno degli esempi di come il divertimento e lo svago di quei giorni saranno profondamente legati alla solidarietà e alla vicinanza alle popolazioni che nel 2009 e il 2016 hanno vissuto momenti dolorosi e durissimi, ma che caparbiamente si sono rialzate e iniziato un percorso di recupero dell'identità e dei luoghi feriti dal terremoto".

“Il jazz e la cultura in generale hanno dato e stanno dando molto ad Amatrice in termini di spettacolo, creando l’occasione per momenti comunitari che ricorderemo per sempre – sottolinea Filippo Palombini sindaco di Amatrice. Ora questa Partita del Cuore, alla sua seconda edizione viene giocata in una città per molte ragioni sorella di Amatrice, L’Aquila, è un’altra dimostrazione di come insieme, l’arte possa aiutare, confortare, fare comunità”.

Per la Nazionale Jazzisti scenderanno in campo tra gli altri Paolo Fresu, Reinaldo Santiago, Piji Siciliani, Max Paiella, mentre la AmiciAmatriceAquila schiererà l'attore Attilio Fontana, il conduttore di RadioRai1 Max De Tomassi, originario di Amatrice, lo scultore Davide Dormino, Massimo Pirozzi. A dare il calcio d’inizio, il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Il ricavato della partita andrà a finanziare borse di studio per due giovani musicisti, uno aquilano e l’altro amatriciano.

Sempre il 1° settembre a L’Aquila alle ore 22,00 è prevista una Jam Session per la raccolta fondi organizzata dalla Nij Onlus in collaborazione con l’Associazione dei Jazz Club Italiani presso la Piazzetta del Sole.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione Horto Culturale Amatrice onlus, Associazione no-profit che tramite le molteplici attività culturali si pone come obiettivo quello di “rigenerare” un territorio così fortemente colpito e che sente il bisogno di un ritorno alla “normalità”, lavorando sui giovani attraverso l’arte.

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L'AQUILA - La Polisportiva Paganica Rugby informa che, anche per la stagione 2018/2019, partiranno i corsi di Minirugby. A tal fine, nei giorni 31 agosto e 1 settembre, a partire dalle 15,30, si svolgerà presso gli impianti sportivi “Enrico Iovenitti” nella frazione aquilana di Paganica l’open day gratuito “Vieni a scoprire il Rugby insieme a noi!”. Durante l’iniziativa educatori qualificati Fir accoglieranno bambini e bambine di età compresa tra i 5 e i 16 anni per due pomeriggi all’insegna del sano divertimento con la palla ovale.

“Il ritorno del Minirugby a Paganica nella precedente stagione è stato un vero successo”, commenta il Presidente Antonio Rotellini, “anche quest’anno iniziamo con un open day affinchè i più piccoli abbiano l’occasione di conoscere il mondo del Rugby, apprezzandone i valori, durante due pomeriggi di puro divertimento”.

In entrambe le giornate si festeggerà tutti insieme il terzo tempo “merenda” nella club house degli impianti sportivi. L’evento è gratuito ed è necessario portare solamente tanta voglia di divertirsi.

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LIVORNO - A Livorno come a L'Aquila per il terremoto, al telefono c'era chi si diceva pronto a brindare per l'alluvione del settembre 2017: "Ci siamo allarmati quando da alcune intercettazioni abbiamo sentito dire da alcuni imprenditori 'brinderemo all'alluvione'". Lo ha detto il capo della squadra mobile di Livorno Salvatore Blasco illustrando con il questore Lorenzo Suraci le indagini dirette dalla procura che hanno portato al nuovo arresto di Riccardo Stefanini, ex coordinatore della protezione civile del Comune.

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L'AQUILA - In mattinata cielo per lo più sereno. Nel pomeriggio qualche nube senza fenomeni di rilievo associati.
VENTI: Deboli prevalentemente da Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 30 gradi.

CAMPO IMPERATORE - In mattinata cielo sereno. Nel pomeriggio addensamenti nuvolosi con possibilità di qualche breve rovescio.
VENTI: Deboli prevalentemente da Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 20 gradi.
 
CAMPO FELICE - In mattinata cielo sereno. Nel pomeriggio addensamenti nuvolosi con possibilità di qualche breve rovescio.
VENTI: Deboli prevalentemente da Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 23 gradi.
 
PROTEZIONE CIVILE - BOLLETTINO CRITICITA' ABRUZZO ORDINARIA CRITICITA' PER RISCHIO IDROGEOLOGICO (ALLERTA GIALLA):
Bacino dell'Aterno, Marsica, Bacino del Pescara, Bacini Tordino Vomano, Bacino Alto del Sangro.
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L’AQUILA - Sua Eminenza Cardinale Giuseppe Petrocchi, Autorità Religiose, Civili e Militari, cittadine e cittadini.

A tutti voi il mio  saluto più vivo e partecipato.

Si conclude oggi, nella solennità di questa celebrazione, la 724esima Perdonanza Celestiniana. Un’edizione che ha visto il ritorno da protagonista della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, rinata a seguito di un lungo e sapiente restauro, curato magistralmente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila e finanziato da Eni e restituita alla vista e alla devozione dei fedeli, per ospitare i riti della Settimana Celestiniana, il nostro Giubileo.

Qui, per ventiquattrore, dai vespri della giornata di ieri sino alla chiusura della Porta Santa, è stata esposta la Bolla del Perdono, per la prima volta dal 2009, quando la devastazione del sisma che ha strappato alla vita 309 concittadini non ha risparmiato questo luogo di arte, di storia e di fede.

Proprio a loro, e ai loro familiari, per sempre segnati da quella immane tragedia, vanno oggi il nostro pensiero, il nostro raccoglimento e le nostre preghiere.

La Bolla del Perdono, donata da Celestino V alla nostra Città all’indomani dell’incoronazione a Pontefice, è emblema delle celebrazioni, fulcro di valori condivisi, esempio e traccia del cammino di tutti noi.

Un solco nel quale incanalare le nostre azioni e le nostre testimonianze di cittadini e di fedeli, in un mondo ancora segnato da troppe divisioni e ingiustizie.

Il valore ecumenico e universale della Festa del Perdono è tutto nella splendente semplicità di questo messaggio e nell’attualità della sua forza che, attraverso i secoli, giunge intatta fino a noi.

È da qui che dobbiamo ripartire, perché in questo messaggio di amore è contenuto il segreto della vita e la chiave della rinascita.

Quello che ho visto, in questa edizione della Perdonanza, nelle strade e nelle piazze finalmente traboccanti di vitalità, nei volti delle persone, nei sorrisi dei bambini, nell’entusiasmo dei giovani, è l’amore per questa Città.

Un amore che è stato più forte del dolore e della distruzione, dello sgomento e delle difficoltà. Un amore che si è fatto fiducia e pazienza, speranza e caparbietà.

Questa Perdonanza ci dice che la possiamo fare, che, grazie a questo amore, possiamo vincere la nostra sfida e abbiamo già sconfitto il nemico peggiore: lo sconforto, l’abbandono. Come nell’iconografia più nota ed emblematica, che lo ritrae con la Città in mano, Celestino ci ha sostenuto, ci ha raccolto intorno alla sua Perdonanza, per rinnovare il suo dono di amore e di vita.

Il tema di questa edizione è stato quello della famiglia. Luogo da cui la vita si genera, nella comunione delle anime e nell’amore reciproco. Base della comunità cristiana e della società civile, presidio di valori e di unità, culla dei giovani.

E proprio a loro, alle nuove generazioni, sono rivolti i nostri pensieri e i nostri progetti, poiché abbiamo il dovere, morale e civile, di riconsegnare loro una Città più bella, più sicura e più giusta.

Allo stesso modo, il tema della famiglia contiene e racchiude anche una dedica ideale.  Se oggi possiamo parlare di rinascita, se la nostra Città è apparsa così gioiosa e sobriamente festosa, infatti, lo dobbiamo proprio a quelle famiglie che con determinazione hanno deciso di restare, a costo di rinunce e sacrifici, avendo il coraggio di scommettere sul futuro. A loro è stata dedicata la Perdonanza 2018.

Famiglia è però anche la nostra comunità, famiglia è quella raccolta per celebrare  questi Santi Misteri, famiglia siamo tutti noi quando scegliamo la luce della vita e teniamo acceso il fuoco della speranza.

In questa occasione consentitemi di rivolgere un sincero e sentito ringraziamento a quanti hanno lavorato, per mesi, alla riuscita di questo evento, al Comitato Perdonanza, al vice presidente e assessore alla cultura Sabrina Di Cosimo, al direttore artistico Leonardo De Amicis, che ha realizzato un eccezionale programma di eventi di qualità altissima, alla Curia aquilana, al cardinale Joao Braz de Aviz, al Cardinale Giuseppe Petrocchi, a Mons. Orlando Antonini, a tutte le Istituzioni, civili e militari, alla protezione civile, ai volontari, a quanti hanno sostenuto economicamente la manifestazione e quanti hanno fornito il contributo per la riuscita di questa edizione della Festa del Perdono.

Un ringraziamento infine, a tutti voi, per la vostra partecipazione e per il vostro entusiasmo, il miglior premio per il nostro lavoro e il migliore sprone per il futuro.

A tutti un caro saluto …dandovi appuntamento alla Perdonanza 2019.

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L’AQUILA - Siamo riuniti, in questa splendida Basilica, da poco restaurata, innanzitutto per ringraziare Dio, il Quale non cessa di rivelarsi Amore ricco di misericordia. Ancora una volta Gesù, il crocifisso-risorto, è passato tra noi come Buon Samaritano, beneficando e sanando coloro che erano prigionieri del male. «Anche oggi - infatti - viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza» (Prefazio comune VIII).

Abbiamo ascoltato la vibrante esortazione dell’apostolo Paolo: «in nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio».(2 Cor 5, 20-21)

Celestino è testimone fedele di questa accorata esortazione, e l’eco della sua voce viene amplificata nell’evento della Perdonanza.

In questo tempo l’intera Chiesa aquilana (quella che cammina nel tempo come quella che è approdata all’eternità) si è mobilitata per aiutarci a procedere più in fretta verso l’Alto: ci ha dato l’opportunità di essere liberati dal male e ci ha spinto, con esortazioni continue, a irrobustire la nostra fedeltà al Signore. Ci ha soccorso, innanzitutto, attraverso il dono dell’indulgenza, che, lo sappiamo, «manifesta la pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe» (IM n. 9). Perdono - ricordiamolo bene - che non può mai essere inteso come semplice azzeramento del debito e licenza a sbagliare di nuovo: alla misericordia si affianca sempre l’invito esigente del Signore: «va e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). La conversione che il pellegrinaggio giubilare ci chiede non si limita ad una emancipazione dal male: essa domanda anche una decisa crescita nel bene.

Dobbiamo imparare a perdonare, come siamo stati perdonati da Dio.

Sappiamo che vivere la misericordia è un’arte difficile, che si apprende gradualmente, con l’esercizio e con la piena fiducia nella forza redentiva della grazia. Come ogni virtù, non si improvvisa. Perdonare, in senso cristiano, è la prima espressione pratica del verbo amare. Infatti, «tra tutte le virtù che riguardano il prossimo – scrive san Tommaso d’Aquino - la più eccellente è la misericordia».

Occorre aver maturato convinzioni ed esperienze consolidate per riuscire a ricevere e dare perdono, con generosità e con gioia.Il perdono richiede non solo una disponibilità del cuore, ma anche un’attitudine della mente: bisogna, infatti, avere chiari i motivi evangelici e umani per cui si perdona.

Va sottolineato che il perdono è una medicina, anzitutto per se stessi. Guarisce molte malattie spirituali, psicologiche e comunitarie, che intossicano la nostra esistenza. Il risentimento, infatti, impedisce la circolazione della carità, che è come l’ossigeno dell’anima. E i primi a rischiare questa “asfissia” interiore e relazionale, siamo proprio noi. Tempo fa, una mamma di famiglia, che aveva molto sofferto, a causa di prolungate incomprensioni, mi scriveva così: “Chi non perdona si condanna a vagare nelle oscure profondità di se stesso, e si procura ferite dolorose. Infatti, il rancore è come un tarlo che buca i sentimenti dell’anima e li fa ammalare».

ll perdono, perciò, è la prima regola nella grammatica della buona convivenza, a livello interpersonale e sociale. È una grazia da implorare e una fiamma da mantenere accesa, attraverso l’esercizio di una fraternità solidale e lungimirante, perché alimentata dalla speranza.

Per questo, ammoniti dal brano evangelico che abbiamo ascoltato, dobbiamo vigilare per non contrarre il “cancro” di Erodiade. Essa è dominata dall’astio e dall’odio. Si muove come figlia delle tenebre, che respinge la verità e la aggredisce: per questo appare interamente coinvolta nel suo feroce antagonismo. La sua chiusura alla Parola di Dio, che la chiama alla conversione, diventa inesorabile volontà di morte. Dobbiamo immunizzarci, da questa patologia - con l’antidoto della carità - per non riprodurne le dinamiche distruttive, neppure nel più sperduto angolo della nostra personalità.

Così come dobbiamo stare attenti a difenderci dall’Erode che portiamo dentro. Spesso – anche noi, come lui - sentiamo il fascino della verità, ma poi siamo incostanti e non disposti a pagare il prezzo della coerenza. Così finiamo per essere – in modo diretto o indiretto- complici del male.

Siamo invitati, invece, ad invocare dallo Spirito Santo la forza di stare dalla parte della giustizia e della autentica fraternità, con l’audacia e la fermezza testimoniate da Giovanni il Battista.

La vicenda, narrata dal Vangelo di Marco (cfr. Mc 6, 17-29) si conclude con il martirio di questo grande profeta. Ma anche la sua storia ci dimostra che Dio talvolta vince perdendo. Infatti, stando ad una lettura superficiale del racconto, sembrano aver avuto la meglio l’astuzia, la seduzione, la vendetta e la violenza. In realtà è avvenuto il contrario: chi ha vinto, sulla scena del mondo, ha perso sul piano della salvezza e chi pare abbia avuto la peggio, sul piano umano, invece ha conquistato il meglio, nel Regno di Dio.

Mai finiremo di ricevere e di dare il perdono, poiché è dal cuore stesso di Dio che sgorga e scorre senza sosta il grande fiume della misericordia: questa fonte non potrà mai esaurirsi, per quanto numerosi siano quelli che vi si accostano (cfr. MV n. 25).

Perdonare non è rassegnazione al passato, né semplice acquiescenza al dato di fatto, ma è volontà perseverante di bene e apertura creativa alla speranza. Perdona chi è mosso dalla certezza che l’amore vince.

La Perdonanza chiede la purificazione della memoria: che non comporta la cancellazione dei ricordi, ma spinge a rivisitare i nostri archivi interiori con la luce liberante della sapienza e la potenza purificante della carità. E’ opportuno, nel corso di questa celebrazione, fare un serio esame di coscienza, scandito da alcune fondamentali domande: quante volte abbiamo perdonato generosamente, usando verso i nostri debitori la stessa misericordia con cui siamo stati perdonati? Su quante inimicizie e divisioni abbiamo fatto convergere i raggi dell’amore, che sana e riconcilia? Quante sofferenze abbiamo abbracciato con la certezza che in esse il Padre ha deposto un tesoro di grazia, da riconoscere e valorizzare? Quanto bene siamo riusciti a compiere meglio: cioè con maggiore slancio e pienezza? Siamo riusciti davvero, attraverso un esercizio più intenso della pazienza, ad innalzare la nostra soglia di tolleranza (che indica il grado di accettazione del dolore, oltre il quale scatta in noi la reazione di rigetto e aggressività)?

Guardiamoci dalla mentalità insidiosa che considera antagoniste misericordia e giustizia, nel senso che quanti usano misericordia dovrebbero rinunciare a promuovere la giustizia, e coloro che cercano la giustizia sarebbero tenuti a lasciare da parte la misericordia. Il perdono lungimirante, invece, proprio grazie alla misericordia sa fare giustizia ed è praticando la giustizia che usa autentica misericordia. Infatti, come sentenzia san Tommaso d’Aquino: «La giustizia senza la misericordia è crudeltà, la misericordia senza la giustizia è madre della dissoluzione».

Papa Francesco sottolinea che, proprio la cultura del perdono possiede una potente valenza di trasformazione sociale, contribuendo a promuovere una comunità civile più umana e più equa. Così si esprime: «c’è un’idea forte che mi ha colpito, pensando all’eredità di san Celestino V. Lui, come san Francesco di Assisi, ha avuto un senso fortissimo della misericordia di Dio, e del fatto che la misericordia di Dio rinnova il mondo. […] Non è una fuga, non è un’evasione dalla realtà e dai suoi problemi, è la risposta che viene dal Vangelo: l’amore come forza di purificazione delle coscienze, forza di rinnovamento dei rapporti sociali, forza di progettazione per un’economia diversa, che pone al centro la persona, il lavoro, la famiglia, piuttosto che il denaro e il profitto».

Ci conforta, inoltre, la certezza che l’amore donato, attraverso il perdono, ci viene restituito moltiplicato, con l’“interesse” del centuplo, secondo l’economia del Regno di Dio (cfr. Mt 19,27-29). Dunque è conveniente perdonare, poiché la Provvidenza ci ricolma di beni, al di là di quanto possiamo domandare o pensare (cfr. Ef 3,20).

Va pure detto, per evitare approcci ingenui, che le strade del perdono sono strette e spesso sbarrate da forze contrarie che si mobilitano per impedirci di avanzare in questa direzione evangelica. Si tratta degli egoismi, personali e collettivi, come anche delle “strutture di peccato” (Srs, n°36), interiori e sociali, che contaminano i modi di pensare, di sentire e di agire. Infatti, nel nostro viaggio di crescita nella maturità cristiana e umana, possiamo imbatterci in posti di blocco emotivi “anti-perdono”, dentro e fuori di noi, che ostruiscono il passaggio verso la misericordia: ricevuta, custodita e data. Quando ci troviamo di fronte a questi “schieramenti contrari” non dobbiamo impaurirci e indietreggiare, ma affrontare, con coraggio, la “santa lotta”, poggiando sull’aiuto della grazia. Alla obiezione che questa impresa è troppo ardua per noi, siamo chiamati a rispondere con le parole ascoltate dal profeta Geremia: «non spaventarti di fronte a loro[…] Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger1,17-19).

La fiducia in Dio mette le ali al cuore, che così può volare alto sul cielo della santità. Ecco perché condivido la frase seguente, trovata su una pagina di spiritualità: «chi è buono, fa ciò che può; chi ama fa l’impossibile».Infatti, l’avventura di essere cristiani è caratterizzata proprio dalla sfida di andare oltre se stessi e compiere, in Dio, opere che sono solo di Dio. Per questo, argutamente, un autore russo, afferma: «l’uomo si rivolge a Dio soltanto quando desidera l’impossibile. Per ottenere cose possibili si rivolge ai suoi simili»

Papa Celestino V, nostro Concittadino, continui, da questa basilica, a vigilare sulla storia della nostra gente: Lui, testimone e autore di opere straordinarie, ci insegni a vivere, ogni giorno di più, il Vangelo, per essere capaci di costruire la Città di Dio nel cuore degli uomini e la Città degli uomini nel cuore di Dio.Un popolo rinnovato dalla Perdonanza, infatti, è anche un popolo che si impegna a costruire una società più giusta e solidale.

Come sapete, il 13 di ottobre si concluderà l’Anno Mariano, indetto nella Chiesa Aquilana, con la solenne consacrazione della nostra Diocesi e della nostra Città al Cuore Immacolato della Madre di Dio. L’itinerario spirituale che abbiamo percorso, con grande fervore e folta partecipazione, continuerà con un secondo Anno di impronta mariana. Già da ora si può intravedere l’orientamento che ne segnerà la traiettoria: la tensione a crescere come Chiesa-comunione per vivere di più come Chiesa-in-missione, avendo Maria come Madre e Modello.

In Lei, «donna del silenzio e dell'ascolto, docile nelle mani del Padre» (IM n. 14), troviamo compendiate e perfettamente attuate tutte le virtù cristiane ed umane. Sia Lei a proteggere e ad accompagnare il pellegrinaggio della nostra Chiesa verso la santità, aiutandoci ad avanzare come comunità evangelizzata ed evangelizzante, segno credibile ed efficace, di Gesù, unico Salvatore: ieri, oggi e sempre! (cfr. Eb 13,8). Così sia!

 

Giuseppe Cardinale Petrocchi,  Arcivescovo.

 

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