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Venerdì, 02 Marzo 2018 19:12

“Come toccare il fondo”: ecco gli effetti della guerra in Siria sui bambini. In pochi ne parlano

autore del disegno: Umberto Romaniello autore del disegno: Umberto Romaniello

DAMASCO (SIRIA): - di Cristina Parente - Oggi vogliamo toccare un tema molto importante che purtroppo prende troppo poco spazio rispetto a quanto meriterebbe davvero.

Parliamo della situazione di conflitto in Siria che non è migliorata, bensì l'esatto contrario.

Si parla di anni di conflitto che hanno già provocato oltre 470.000 morti e, contemporaneamente, alcuni gruppi estremisti (Jabhat al Nusra o Stato Islamico) si sono ingranditi rapidamente fino a controllare un territorio abitato da circa 10 milioni di persone da Raqqa (Siria) fino a Mosul (Iraq).

Siria, fuga dopo bombardamento Dati alla mano, le conseguenze a livello umanitario, come si legge su azionecontrolafame.it, sono state drammatiche: 13,5 milioni di persone, di cui 5,8 sono bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria. 7 milioni vivono in uno stato di insicurezza alimentare. 6,3 milioni sono sfollati interni mentre 4,8 milioni di persone hanno abbandonato la Siria.

La crisi siriana si è trasformata nello scenario più instabile dalla seconda guerra mondiale a oggi.

Vicina al suo settimo anniversario, è un’emergenza che si aggrava sempre più ed è inutile e soprattutto poco educativo nasconderlo.

Tutte le notizie che ascoltiamo a riguardo ogni giorno tendono ad essere frammentate, le novità che arrivano non sempre sono limpide e precise, anzi, spessoBambini in Siria si gioca anche a scarica barile sulle responsabilità e, ciò che accade a livello nazionale in Siria, ha ripercussioni sulla politica internazionale e sulla sicurezza di tutti gli altri Paesi.

Vogliamo raccontarvi di Tarek. Quando la sua casa è stata distrutta dai bombardamenti, è fuggito con la sua famiglia dalla Siria verso il Libano. Insieme a suo padre e suo fratello ha vissuto mesi per le strade di Beirut, in una scatola di cartone, elemosinando qualche spicciolo per poter sopravvivere. “Da grande voglio fare il medico per aiutare tutte le persone che soffrono. Ora - grazie agli aiuti umanitari - posso studiare e sono felice” - dice. Tarek  ha solo 7 anni, ma ha visto e vissuto ciò che nessun bambino dovrebbe mai vedere.

Liliane invece ha 10 anni e un giorno spera di tornare in Siria: "Mi manca il mio Paese" - dice. Erano ad Aleppo quando una bomba distrusse la loro casa. “Mio papà e mio fratello sono morti subito. Io e Rumi - il fratellino più piccolo - eravamo sotto le macerie. Lui era ferito a un occhio e piangeva. Rimanemmo lì tanto tempo, pensavamo che non ci avrebbero più salvati. Quando ci tirarono fuori eravamo soli. Mia mamma era stata portata in ospedale, in Libano. Pensava fossimo tutti morti. Quando seppe che io e mio fratello eravamo ancora vivi tornò a prenderci. Il viaggio è stato lungo e faticoso. Ora è in ospedale. Le hanno tolto un rene ma è viva. Siamo ancora insieme” - racconta con gli occhi pieni di lacrime e speranza.

Molti bambini, nati solo da poche ore, sono già bersaglio di bombe. Basti pensare ai bombardamenti sul reparto di neonatologia dell'ospedale pediatrico di Azaz in Siria.

Bambini in SiriaVediamo piccole creature che urlano mentre stringono fra le mani un pezzo di pane impolverato, urlano il nome dei genitori perché dopo un bombardamento improvvisamente si ritrovano soli. Urlano...

Parliamo di progresso tecnologico, di sviluppo su più fronti, ma come è possibile allora che tutto questo sia riuscito a trasformare noi essere umani in veri mostri. Perché sappiamo bene che non esiste bomba, guerra pacifista.

Abbiamo dimostrato, ad oggi, di essere in grado di provare dolore accogliendo le immagini e quanto ci viene raccontato solo con un minuto di silenzio.

Ma se le Capitali Europee meritano un minuto di silenzio, la Siria merita che il mondo taccia per sempre.

Non so definire in questo momento l’essere umano con una singola parola, perché ha dimostrato di esser capace di distruggere la parte più bella e pura di se stesso, ovvero l’infanzia.

I bambini che vi abbiamo raccontato in questo articolo hanno dimostrato parola dopo parola coraggio, speranza, voglia di rinascere, nonostante il mondo sia stato il loro primo nemico. Di norma è l’adulto a insegnare al più piccolo, oggi invece le parti si sono ribaltate.

Loro ci hanno insegnato che il male può e deve essere sconfitto, che non può permettersi di prendere le nostre vite manipolandoci. “Non dobbiamo permettere che il male ci faccia vivere con il terrore negli occhi e nel cuore” –  dice Aziza che, a soli 13 anni, di terrore ne ha vissuto e anche troppo.

Grazie a loro, ci rendiamo conto di voler fare molto di più che scrivere queste semplici parole.

L’uomo dovrebbe togliere la maschera che negli anni ha imparato ad indossare con disinvoltura e provare, insieme, a ribaltare una realtà non solo dolorosa, ma soprattutto deleteria per l’intera umanità anno dopo anno.

Mondo, ti prego, svegliati!  

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