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Mercoledì, 13 Settembre 2017 12:07

Futuro a rischio per la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, appello di Slow Food Abruzzo

L'AQUILA: - Futuro a rischio per la lenticchie di Santo Stefano di Sessanio. Le coltivazioni di uno dei prodotti agroalimentari d'eccellenza della nostra regione sono state prese d’assalto dai cinghiali che, con la stagione calda, sono diventati sempre più affamati. Il risultato è stato devastante con raccolti persi, una produzione scesa del 50% e un futuro compromesso. Il grido d'allarme è arrivato da Ettore Ciarrocca, presidente dell’associazione Produttori della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e referente del Presidio Slow Food che ha denunciato l’indifferenza totale di enti e istituzioni, a partire dal problema dei cinghiali presenti a centinaia intorno ai campi di lenticchie, arrivati quest'anno anche nelle zone abitate del borgo aquilano.

Slow Food Abruzzo-Molise scende in campo a sostegno dei produttori di uno dei più vecchi Presidi Slow Food regionali affinchè Parco del Gran Sasso-Monti della Laga e Regione Abruzzo producano interventi drastici per salvare la produzione di un legume dalla caratteristiche uniche.

“Non si tratta di una lenticchia qualsiasi, ma di un biotipo preciso che si seleziona in questa zona da tempi immemori”, dichiara Eliodoro D'Orazio, presidente di Slow Food Abruzzo-Molise, “Basti pensare che le coltivazioni di legumi, e in particolare di lenticchie, in questa porzione dell’Aquilano sono già citate in documenti monastici dell’anno 998”. È piccola, saporita e di colore scuro e cresce oltre i mille metri di altitudine. Per le loro piccolissime dimensioni e l’estrema permeabilità, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio non hanno bisogno di alcun ammollo preliminare. A Santo Stefano di Sessanio ha trovato un habitat ideale, fatto di inverni lunghi e rigidi – al termine dei quali, alla fine di marzo, si seminano le lenticchie – e di primavere brevi e fresche.

“Siamo in piena emergenza”, incalza D'Orazio, “i produttori sono allo stremo e siamo di fronte al rischio reale di perdere un prodotto importante e identificativo di questo territorio con inevitabili ricadute sull'economia locale e il progressivo abbandono delle aree interne già in difficoltà. Parco del Gran Sasso-Monti della Laga e Regione Abruzzo devono fare qualcosa e anche in fretta”.

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