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Articoli filtrati per data: Aprile 2019 - Radio L'Aquila 1
Mercoledì, 03 Aprile 2019 10:36

Arte contemporanea in Abruzzo 1960-1990

CHIETI - Comincia oggi alle 17.30, nei locali di Palazzo Zambra a Chieti, il ciclo di conferenze organizzato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo su arte contemporanea e architettura. La prima conferenza, a cura di Antonio Zimarino, si intitola "Una straordinaria corsa verso il Presente - L'Arte Contemporanea in Abruzzo 1960-1990", altre due seguiranno l'8 e il 22 maggio. Che rapporto ha avuto e ha l'Abruzzo con le ricerche artistiche contemporanee? "Questo l'interrogativo che si pone la conferenza - sottolinea la Soprintendente Mencarelli - nell'affrontare un tema inedito nel panorama della produzione artistica contemporanea in Abruzzo". Zimarino, storico dell'arte, critico e saggista, ripercorre i nodi salienti di questo rapporto considerato 'marginale' rispetto al movimento artistico italiano contemporaneo e che invece storicamente mostra una specificità e un preciso 'dare e avere' che potrebbe cominciare a farci ripensare cosa significhino i concetti di 'centro' o 'periferia'. (ANSA)

Pubblicato in Arte e Cultura
Mercoledì, 03 Aprile 2019 10:32

Corecom: "Par condicio elezioni dal 20 marzo"

L'AQUILA - A partire dal 20 marzo, e sino al 25 maggio, sono in vigore le disposizioni di applicazione della normativa in materia di par condicio in vista delle prossime tornate elettorali di domenica 26 maggio per le Europee e per le comunali (con eventuale ballottaggio domenica 9 giugno per l'elezione del sindaco nei comuni con almeno 15 mila abitanti).
Lo rende noto il Co.Re.Com. Abruzzo (Comitato Regionale per le Comunicazioni). In particolare dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto "è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quella effettuata in forma impersonale ed indispensabile per l'efficace svolgimento delle proprie funzioni". Il Co.Re.Com. spiega che per "pubblica amministrazione" si intendono gli organi rappresentativi degli Enti e non i singoli soggetti titolari di cariche pubbliche che, se candidati, possono compiere attività di propaganda al di fuori delle proprie funzioni. (ANSA)

Pubblicato in Politica

VASTO - La robotizzazione delle fabbriche e la digitalizzazione degli uffici stanno rivoluzionando lo scenario del lavoro, allargando la forbice fra un sempre più ristretto numero di specialisti ben pagati ed un sempre maggior numero di lavoratori non specializzati esposti al rischio di emarginazione economica e sociale.

Come reagire a questa situazione? Quali competenze sviluppare per non rimanere indietro? Quali strategie attuare per migliore le proprie chance professionali e non solo?

Per parlare di queste tematiche, l'associazione RATI – Rete di Abruzzesi per il Talento e l'Innovazione ha organizzato un incontro dal titolo "Risorse o Umani? Come prepararsi alla rivoluzione del Lavoro nel tempo dell'industria 4.0", che si terrà sabato 6 aprile, alle ore 17,00 a Vasto presso i locali della Società Operaia.

L'autore del saggio "Risorse - Umani 4.0", Alessandro Obino, dialoga con esponenti del mondo della scuola, della università, del lavoro e della impresa sulle migliori strategie da assumere in una competizione che assume carattere sempre più globale.

Interverranno: Carlo Vallone, responsabile personale stabilimenti produttivi e responsabile relazioni con il sindacato di Fater; Luciano D'Amico, economista, già rettore dell'Università degli studi di Teramo; Gaetano Fuiano, dirigente scolastico IIS Mattei di Vasto. Conduce il dialogo Marco Di Fonzo, socio Rati, giornalista di Sky Tg 24 e presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare.

Le tematiche che saranno affrontate durante l'incontro, sono di notevole interesse e utilità per i giovani che al termine del percorso scolastico, dovranno affrontare il mondo degli studi universitari e del lavoro.

La partecipazione è aperta a tutti, ma per gli studenti delle classi terminali delle scuole superiori che parteciperanno all'incontro ci sarà la possibilità di ricevere un attestato di partecipazione previa registrazione all'evento.

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PAGANICA (AQ) - In questi giorni, come tutti gli anni, l’ASBUC di Paganica ha provveduto a manutenere in via straordinaria la Villa comunale di Paganica nella sua interezza e soprattutto in vista delle festività pasquali. Come riportato sulla pagina facebook dell’Amministrazione sparata paganichese, quest’anno, più in particolare, l’impegno è stato molto oneroso per via della potatura delle alberature ritenute pericolanti, con un importo di spesa di circa 20.000 euro, più la ripulitura da ramaglie e foglie compresa la peschiera, quest’ultima ripulita da immondizia e fogliame vario.

“Con rammarico, - dichiara il presidente Fernando Galletti - vediamo vanificare questo grande sforzo grazie al contributo di vandali che hanno provveduto a riempire la suddetta peschiera con bancali, pietre, vernici ed altri rifiuti provenienti dai cantieri limitrofi. Ci vediamo per tanto costretti a prendere seri provvedimenti affinché tutto ciò non si ripeta più, tipo a rimborsare con la somma di euro 500 quanti coraggiosamente denuncino con certezza nome e cognome di quanti si macchino di tali atti vandalici ai danni di tutta la collettività.”

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Mercoledì, 03 Aprile 2019 09:51

Meteo L'Aquila e dintorni, meteo capriccioso

L'AQUILA - di Elio Ursini - Oggi nubi alternate ad ampie schiarite. Durante le ore centrali della giornata possibilità di qualche pioggia per lo più di debole intensità.
VENTI: Moderati prevalentemente da Sud (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 15 gradi.

CAMPO IMPERATORE - Oggi nubi alternate ad ampie schiarite. Durante le ore centrali della giornata possibilità di qualche precipitazione per lo più di debole intensità (quota neve oltre 1500m s.l.m.).
VENTI: Moderati prevalentemente da Sud (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 5 gradi.
PERICOLO VALANGHE (METEOMONT): 1 debole
 
CAMPO FELICE - Oggi nubi alternate ad ampie schiarite. Durante le ore centrali della giornata possibilità di qualche precipitazione per lo più di debole intensità (quota neve oltre 1500m s.l.m.).
VENTI: Moderati prevalentemente da Sud (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Massima prevista 8 gradi.
PERICOLO VALANGHE (METEOMONT): 1 debole
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L'AQUILA - di Daniela Braccani - E' in programma domani 4 aprile, nei locali di Via Verdi, al civico 23, l'inaugurazione della mostra fotografica dell'associazione Fotoclub99 dedicata agli scatti dei fotoamatori realizzati a L'Aquila nei dieci anni che hanno seguito il sisma  del 2009 ed in particolare al fotografo naturalista Lucio Agnifili venuto a mancare prematuramente.

Si tratta di una ampia testimonianza fotografica che racconta L'Aquila e il suo territorio circostante nei dieci anni fin qui trascorsi, tra luci ed ombre di una ricostruzione lenta e difficile.

La sensibilità dei diversi autori, quindici fotografi del Fotoclub99, ha permesso di documentare non solo le rovine materiali di tutto il territorio ma anche le reazioni emotive di chi ha subito quel trauma e ha cercato, fin da subito, di reagire, anche con l'aiuto dei tanti volontari accorsi da tutta Italia.

Un primo nucleo di immagini è riferito al passato, con il suo valore storico e documentale, raccolto in un volume edito dal Fotoclub 99 già nel 2010, oggetto di diverse esposizioni a cura di altri fotoclub della Toscana e della Lombardia. Un secondo nucleo di fotografie, scattate soprattutto in quest'ultimo biennio, testimonia invece la forte volontà della collettività per la ripresa di una vita sociale da troppo tempo interrotta e sospesa.

Il Fotoclub ha voluto dedicare la mostra ad un socio veterano di grande sensibilità ed elevate capacità tecniche quale era Lucio Agnifili, fotografo naturalista pubblicato su importanti riviste nazionali, venuto a mancare recentemente e prematuramente a seguito di un malore.

La mostra rimane aperta dal 4 al 14 aprile, dalle 17 alle 20, nei locali in Via Verdi, 23 in pieno centro storico dell'Aquila.

Autori delle immagini: Lucio Agnifili, Mauro Bologna, Mauro Branchi, Nino Bruno, Piero Cocco, Enrico Di Febo, Stefano Di Scipio, Antonello Golia, Domenico Gualtieri, Lorenzo Pace, Paolo Perna, Marcello Pezzuti, Ercolino Rainaldi, Mariella Riccobono, Luca Rossi

 

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L'AQUILA - In centro storico all'Aquila vivono ancora pochissime famiglie, nonostante le case del cosiddetto 'asse centrale' siano pronte. Questo perché è difficile resistere in un grande cantiere. Qui hanno riaperto circa 80 negozi: un dato ancora ben lontano dalle oltre mille botteghe di prima del terremoto che rendevano il cuore della città un luogo vivo. I clienti affezionati vengono quindi da fuori. Dal momento che L'Aquila in questi dieci anni si è dislocata altrove, lungo un asse viario periferico di oltre 30 chilometri, l'automobile è il mezzo di trasporto più usato. Per parcheggiare in centro, un luogo dal quale un aquilano non può stare lontano per una questione identitaria, bisogna però preventivare la presenza di cantieri, strade chiuse, soste vietate, camion e auto degli operai, assenza di parcheggi. 


Ecco dunque che i commercianti che hanno scommesso sulla ripartenza del centro storico cominciano ad andare in sofferenza. "La ricostruzione strutturale procede velocemente ma - lamenta il fotografo Roberto Grillo - c'è una disattenzione per la ricostruzione immateriale. Come commercianti, di solito presenti dove c'è gente, siamo un'anomalia perché siamo quelli che attendono la gente. E allora bisogna invertire la tendenza radicata in questi 10 anni che vede gli aquilani, contrariamente a prima del sisma, vivere e fare acquisti fuori".

Quali azioni andrebbero intraprese? "Innanzitutto - afferma Celso Cioni, direttore regionale Confcommercio - bisogna riportare in centro uffici pubblici, banche, assicurazioni, poste, scuole. Oggi manca il flusso che c'era prima del sisma". Nel centro dell'Aquila, infatti, non solo si viveva ma si veniva anche da fuori a lavorare e a studiare. "E poi - aggiunge Cioni - servono servizi, soprattutto e subito i parcheggi, che in 10 anni si potevano fare. Servirebbero più trasporti pubblici per chi abita nelle periferie. Inoltre - prosegue - ci sono gli affitti da calmierare, i prezzi sono insostenibili. Ci vuole una concertazione tra proprietari e amministrazione comunale". 

Tra i negozianti del centro c'è stanchezza e delusione. "Siamo stati i primi a riaprire l'8 luglio 2010. Eravamo in via Leosini, piena zona rossa. Molti ci dicevano che eravamo pazzi. Oggi è difficile sopravvivere perché, tra negozianti e residenti, in centro siamo pochissimi", afferma il titolare della macelleria Palumbo in via Garibaldi. "Avere un'attività in centro non è facile perché la città ancora non riparte. Ci vogliono ancora 10-20 anni di cantieri. Chiediamo che la ricostruzione sia più veloce. Forse è stato sbagliato ricostruire a macchia di leopardo", commenta Chicco Nurzia, proprietario dello storico bar Fratelli Nurzia.

"Crediamo nel centro storico ma qui ancora è disabitato - dicono Elisa e Valentina, della libreria per bambini Piripù - pertanto chiediamo parcheggi e eventi perché qui c'è solo movida serale ma la città deve vivere anche di giorno".

Mentre nel centro storico ci sono decine di cartelli affittasi e vendesi di locali ristrutturati ma ancora mai riaperti, e mentre molti commercianti 'pionieri' rischiano la chiusura, si discute del progetto di nuovi centri commerciali in periferia. "Una totale contraddizione" , commenta Cioni di Confcommercio. "Si può fare tra 5 anni, non ora. Manca sensibilità verso un centro storico che oggi ha bisogno di energie. Spero che il Comune rifletta", dice il fotografo Grillo. "Crediamo più in un centro commerciale diffuso nel centro storico così come era L'Aquila prima del terremoto", commentano le libraie Elisa e Valentina.

Il sindaco Biondi vuole rassicurare: "Non aprirà nessun nuovo centro commerciale, ma la proposta che è stata approvata in giunta e dovrà essere approvata nella commissione territorio e poi dal Consiglio comunale, è quella di un 'parco commerciale' da 2.500 metri quadrati. Il centro storico ha bisogno che tornino uffici pubblici e stiamo lavorando per ricollocare alcuni di questi nella ex sede Inps, mentre entro la metà del 2020 verrà finita la ricostruzione di Palazzo Margherita, la sede del Municipio". 

Quanto alla carenza di parcheggi, il primo cittadino fa sapere: "Abbiamo approvato il progetto per un parcheggio nei pressi della Basilica di San Bernardino e siamo in trattativa per acquisire un'area, quella di Porta Leoni, dove immaginiamo un secondo parcheggio. Stiamo lavorando per ripristinare il megaparcheggio di Collemaggio che è collegato direttamente con Piazza Duomo". (ANSA)

Pubblicato in Economia

L'AQUILA - Tra i cantieri in fase finale nel cuore dell'Aquila c'è quello della Chiesa di San Silvestro, edificio in stile romanico che con il terremoto del 2009 aveva subito danni significativi. Abbiamo preso ad esempio questo restauro per vedere come si procede dopo un sisma. Lo abbiamo chiesto all'architetto del MIBAC, il direttore dei lavori Augusto Ciciotti, facendo un sopralluogo nel cantiere. 

Dalle prime settimane dopo la scossa è stata fatta la messa in sicurezza, grazie ai Vigili del Fuoco, coordinati dal Ministero. Il restauro ha poi riguardato il ripristino di una solidità e staticità globale, il campanile e le murature perimetrali, la facciata, le archeggiature, i pilastri circolari, anche le absidi e la loro copertura. 

Nel rimuovere intonaci anni '70 e '80 sono rinvenuti affreschi sulle pareti laterali. Uno dei rinvenimenti più antichi e significativi è stato fatto nel locale sacrestia: si tratta di affreschi presumibilmente duecenteschi, cosa che fa ipotizzare che un primo impianto della Chiesa fosse in questa zona. 

All'interno di San Silvestro si trova la Cappella della Famiglia Branconio, molto danneggiata dopo il sisma. "E' stata fatta fin dalle prime settimane dopo il sisma una raccolta di migliaia di piccoli frammenti dei dipinti, un'opera dei restauratori straordinaria", ci tiene a far sapere con orgoglio l'architetto. In questa cappella c'è una pala d'altare, una copia della Visitazione di Raffaello, che attualmente è nei depositi e verrà presto ricollocata. L'originale di Raffaello, invece, trafugato nel 1600 dagli spagnoli, si trova al Prado. Il segretariato regionale del MIBAC ha inviato una richiesta al ministro Alberto Bonisoli affinché si possa avviare una soluzione diplomatica con il governo spagnolo e il museo madrileno per riavere l'opera.

La facciata di San Silvestro ha richiesto un notevole impegno sia per il miglioramento strutturale sia per il restauro degli apparati decorativi e scultorei, del portale ligneo cinquecentesco, del grande rosone.

Si possono conciliare bellezza, arte e sicurezza sismica? "E' assolutamente possibile - replica l'architetto -. La ricerca scientifica è molto avanzata. Le esperienze dei terremoti del passato hanno consentito di mettere a punto metodologie di rispetto compatibili riproponendo in molte situazioni in chiave moderna tecniche tradizionali antiche di secoli. Non può essere sempre introdotto in strutture storiche l'innovazione ma solo dove è possibile. La città è sicuramente più sicura. Grandi sforzi finanziari sono stati messi in campo dai vari governi. Le risorse umane specialistiche e professionali hanno dato il meglio. Tutti i monumenti sono stati portati ad un miglioramento sismico. 

Il finanziamento complessivo di questo lotto di lavori è di 6 milioni e 700 mila euro lordi, ma i costi finali sono inferiori perché vanno tolte le spese tecniche. Per l'aggiudicazione dell'appalto c'è stata un'associazione temporanea di imprese (Ati) tra la Gaspari Gabriele Srl e, per la parte dei restauri, Consorzio Officina di Roma. La chiesa verrà restituita al pubblico probabilmente a giugno 2019, nell'anno del decennale. (ANSA)

Pubblicato in Arte e Cultura

L'AQUILA - All'inizio del 2009 all'Aquila era in atto uno sciame sismico che durava da mesi, con oltre 254 scosse fino ad aprile. Il 30 marzo vi fu la famosa riunione della Commissione Grandi Rischi perché la situazione era allarmante. "Erano giorni di angoscia. Ero preoccupato per la città – racconta l'allora sindaco Massimo Cialente -. La notte del 6 aprile, alle 3:32, arrivò la scossa tremenda. Aprii la porta di casa: il centro storico era un fungo atomico di polvere gialla. Mia suocera dice che gridai ripetutamente: L'Aquila è finita. Intorno alle 4 lasciai la mia famiglia in un'area sicura e la rividi per 20 minuti, due giorni dopo". 


La notte del 6 aprile Cialente girò con la Protezione civile per individuare le aree per le tendopoli. Solo il Comune dell’Aquila aveva 75 mila sfollati. L'ex sindaco riavvolge il film: "La notte passavo anche tra le frazioni e lungo le tendopoli addormentate. Ricordo che giravo nel centro dell’Aquila: una volta, nel buio totale, mentre ero da solo, con la luce di una torcia vidi, attraverso la vetrina di un negozio, dei manichini caduti uno sopra all’altro; mi ricordavano i corpi sotto le macerie e provai angoscia e paura. Ogni tanto cadevano pietre per le scosse che continuavano. In giro c’era solo qualche gatto. Mi si apriva il cuore quando vedevo i militari che presidiavano il centro". 

Secondo Cialente il momento più difficile di questi 10 anni, "perché segnò il punto più basso del destino di questa città, fu quando Berlusconi firmò un’ordinanza - della quale non c’è traccia perché venne poi stracciata - con la quale veniva spostato tutto ciò che non fossero gli uffici comunali e le scuole dell'obbligo. Uffici, reparti ospedalieri, centri di ricerca, ma anche personale, prioritariamente per chi aveva la casa maggiormente distrutta: tutto sarebbe stato trasferito nelle vicine Pescara, Chieti, Teramo, Avezzano. La città sarebbe morta, oggi sarebbe un borgo di 15 mila persone. Stavo chiamando gli aquilani alla rivolta: fu uno scontro durissimo con Berlusconi. Riuscii alle 2 di notte a svegliare il premier, attraverso Gianni Letta, e a far cancellare quell’ordinanza. Il giorno per me più bello fu quando grazie al restauro del Fondo Ambiente Italiano (Fai) fu inaugurata nel 2010 la Fontana delle 99 Cannelle, uno dei simboli dell’Aquila: l’acqua che cominciò ad uscire fu una sorta di musica e il primo segno che tornava qualcosa". 

A dieci anni di distanza Cialente ha scritto un libro, insieme alla giornalista Antonella Calcagni, dal titolo “L’Aquila 2009, una lezione mancata”. Scriverlo, dice, è stato “un dovere civile: quello che è successo qui non può capitare ancora. In Italia abbiamo una grandissima Protezione civile, tra le prime al mondo. Ma anziché attrezzarsi anche a prevenire questo Paese si è interessato solo a chi interviene nell’emergenza, come un medico che non fa prevenzione. La prevenzione sarebbe un nuovo modello di sviluppo, anziché spendere 3 miliardi l’anno per porre riparo ai danni dei terremoti. E in ogni caso non ridai vita alle vittime ed è un colpo di arresto per le comunità che dura per decenni”. Cialente sottolinea che in Italia manca ancora una legge quadro che spieghi “cosa si intende per emergenza, cosa fare e quando si passa alla fase successiva, come si fa a mantenere le comunità, se fare Map o Progetti Case (le cosiddette New Town). Serve poi un’unica legge per la ricostruzione: nel 2017 nell’Alta Valle dell’Aterno si sono persi mesi per capire se si deve ricostruire con la vecchia legge del 2009 o con la nuova”. 

In Italia, chiede l’esponente Pd, “perché non si individua cosa ha funzionato e cosa no, all’Aquila come nel Friuli, e da questo studio si ricavano le best practice? Perché nessuno si sofferma su quello che è accaduto all’Aquila? Oggi non c’è la maturità politica di dire cosa è andato bene e cosa male. Il terremoto del 2009 è avvenuto in una fase storica di scontro politico assoluto. Il governo e tutto ciò che era filogovernativo - prosegue Cialente - dicevano che qui tutto andava bene. Fatto sta che quando le cose cominciavano ad andare male era colpa degli aquilani ‘magna magna’. Chi era contro il governo Berlusconi diceva fin dall’inizio che qui tutto era sbagliato. Come in un derby in un cui i tifosi delle due curve sono accecati dal tifo senza vedere l’oggettività della partita”.

Come vede oggi la città? “Siamo in una battura di arresto. La città - dichiara l'ex sindaco - è ripiegata su se stessa. E’ una città convalescente: come avere un paziente in rianimazione che ha un’influenza. Stiamo perdendo molti giovani. È la provincia con il più alto numero di laureati ma questi giovani vanno via. Lasciai un aereo che stava decollando ora la ricostruzione si è fermata”. 

Cosa manca all’Aquila oggi? "Chi guida deve avere un piano strategico, condiviso con la comunità, io lo chiamo il puzzle, e all'Aquila questo manca. C'è grande silenzio, nessun dibattito, rassegnazione. La mancanza di aspettativa – afferma Cialente - è come un cancro per la comunità. L’Aquila non se lo può permettere perché ha ancora molte ferite. Abbiamo un problema drammatico che è la riabilitazione del centro storico: perché se non torna a vivere il centro storico L’Aquila non sarà mai ricostruita davvero, sarà un’altra cosa. L’Aquila nasce come federazione, la leggenda dice con i 99 castelli. Io sto dando fastidio anche all’attuale opposizione che vorrebbe che mi ritirassi in buon ordine. Ma sto male nel vedere che si sta fermando un processo di rigenerazione. C’è una crisi occupazionale gravissima. Mi arriva un segnale che sto verificando: un’improvvisa riduzione del numero di abitanti". 

Cosa fa oggi Cialente? “Tante cose: ho scritto il libro, mi occupo di economia circolare, faccio il medico, curo il giardino e l’orto”, dice con ironia. Trapela una voglia di tornare in prima linea. Si ricandiderebbe sindaco un domani? “Non credo, non lo so… - risponde - In un paese normale si deve tornare alla trasmissione dell’esperienza politica ai più giovani. Preferirei questo piuttosto che avere un ruolo. E’ però importante che i giovani che vogliono fare politica studino molto, perché abbiamo un problema di formazione della classe dirigente”. (ANSA)

Pubblicato in Politica
Mercoledì, 03 Aprile 2019 09:35

I sogni spazzati via della meglio gioventù

L'AQUILA - Tra i luoghi simbolo del terremoto all’Aquila c’è la Casa dello Studente. Qui sono morti otto ragazzi. “Non per il terremoto – precisa Antonietta Centofanti, presidente del Comitato Familiari Vittime – ma perché si era costruito male e non si era fatta opportuna messa in sicurezza, come ha stabilito una sentenza in Cassazione”. Antonietta Centofanti nel crollo dello studentato ha perso il nipote Davide. “Il suo ricordo e quello degli altri ragazzi - afferma - si intreccia con la nostalgia e con l’amarezza dei ricordi e degli ideali spazzati via. Erano ragazzi pieni di idee e di buone intenzioni, sarebbero stati una ricchezza per questo Paese e invece questo Paese li ha uccisi”.


Antonietta Centofanti è stata sempre in prima linea nei comitati cittadini, portando alla ribalta nazionale le questioni della prevenzione sismica, della tutela del territorio.  A lei chiediamo se è cambiata in dieci anni la comunicazione del rischio sismico. “Certamente - replica -. L'Aquila è stata dolorosamente apripista. La comunicazione qui è stata fallace. Anche in questo caso ci sono delle sentenze: il numero due della Protezione civile è stato condannato proprio per questo. Oggi la comunicazione del rischio è più attenta, spesso va anche oltre. Forse, se ciò fosse successo all’Aquila, non staremmo a piangere 309 morti”.

Sulla prevenzione e sulla cura del territorio “temo invece che L’Aquila sia una lezione mancata – prosegue Centofanti -: all’Aquila le scuole non sono ricostruite e quelle che sono in piedi non hanno ben chiaro quale sia il loro indice di vulnerabilità. Ma il tema della sicurezza delle scuole purtroppo si riflette nello stesso modo a livello nazionale. Eppure le scuole sono il luogo del futuro e i politici dovrebbero avere molta attenzione perché è il futuro che mettono a rischio”.

Ma all’Aquila, dieci anni fa, sono morti anche 55 studenti fuori sede di cui si è sentito parlare troppo poco, sono stati ingiustamente messi in secondo piano nel racconto del terremoto. Sono ragazzi che occupavano stanze o case prese in affitto per poter frequentare le lezioni all’Università. Nicola Bianchi, tra loro, è quello di cui in questi anni si è parlato di più, grazie alla tenacia del padre Sergio. Nicola è morto in una palazzina di via D’Annunzio 21, quartiere Villa Comunale, una zona centralissima dell’Aquila. Nicola era al secondo anno di biotecnologie ed era molto studioso. Quando nel fine settimana o durante le festività tornava nel suo paese in provincia di Frosinone, Nicola continuava a studiare. “Alle 4 di notte lo trovavo chino sui libri e dovevo costringerlo a mettersi a letto”, ricorda con nostalgia il padre. Era uno studente modello, amava leggere, era curioso. E cos’altro gli piaceva fare? Praticava arti marziali ma con poco entusiasmo. Ciò che amava davvero era lo studio. La sua specializzazione, così sognava Nicola, sarebbe stata nelle energie rinnovabili. Avrebbe voluto rendere più pulito questo mondo. Nicola come questi altri ragazzi, studiosi e curiosi, era la meglio gioventù ma a loro il futuro è stato negato.

“Quando torno all’Aquila vado solo dove devo andare, non giro la città. Invece una volta sono voluto andare dove è morto mio figlio e non lo avessi mai fatto. Mi ha fatto male vedere una palazzina tutta ricostruita. Non poteva essere così prima? Sul contratto firmai per l’affitto di un appartamento interamente ristrutturato ma lo stabile non era affatto stabile ed è crollato. Nonostante tutto non siamo arrivati ad una sentenza perché il processo penale è andato in prescrizione: non c’è nessun colpevole. E poi c’è stata la beffa: dopo la morte di mio figlio i proprietari mi hanno fatto pagare affitto e bollette fino al 6 aprile 2009”.

Il papà Sergio ha creato, insieme a 12 genitori di ragazzi morti all’Aquila, l’Associazione Vittime Universitarie del Sisma 6 aprile 2009 (AVUS), che ogni anno assegna un premio di laurea per la migliore tesi sulla prevenzione sismica cui partecipano facoltà universitarie da tutta Italia, da geologia e ingegneria a giurisprudenza. Bianchi spera che almeno si tragga insegnamento da quanto accaduto. “Spiace che per il premio di laurea si sia interrotta la collaborazione con l’Ordine nazionale dei geologi, non per nostra volontà”, spiega Sergio Bianchi. In questi 10 anni molti di quei 12 genitori dopo il lutto si sono ammalati e sono morti, qualcun altro ha perso la fiducia, perciò oggi Bianchi è quasi solo nel portare avanti l’associazione AVUS, che attraverso eventi in tutta Italia - oltre che con il premio di laurea - sostiene una vera e propria campagna itinerante nel Paese, tra i giovani, sull’importanza della prevenzione sismica.

"Sono deluso dal sistema giuridico. Il processo penale è andato in prescrizione perché le motivazioni sono state consegnate oltre i termini. Nel processo civile ci hanno fatto spendere soldi per un certificato per danno biologico, in pratica una perizia psichiatrica per dimostrare il dolore subito. Ci eravamo costituiti parte civile nel processo Grandi Rischi ma siamo stati esclusi: dovevo dimostrare che mio figlio prima del sisma aveva paura e poi, dopo la comunicazione della Commissione Grandi Rischi, era stato davvero tranquillizzato". 

"Dico solo che mia figlia aveva 16 anni quando è morto suo fratello e soffre ancora oggi. Soffre in silenzio, non parla con nessuno di quello che è accaduto e di quello che ancora sta accadendo. Lei nel 2009 suonava la chitarra elettrica, era una vera passione. Una settimana prima del terremoto ha suonato ad un concerto e in prima fila, a sentirla, c’era Nicola. Dopo il terremoto mia figlia non ha più preso in mano quella chitarra. L’ha messa sotto il letto del fratello e da quel momento non ha più suonato. Varie volte ho chiesto a mia figlia se fosse giusto ciò che stavo facendo, se dovevo continuare a battermi per ottenere giustizia. Lei mi ha sempre detto di andare avanti ma di ciò che è accaduto non parla". 

In cosa trova la forza di andare avanti? "La trovo nel ricordo. Io non voglio metabolizzare. Stamattina l’avvocato mi ha detto che il giudice del processo civile ha intenzione di accelerare con le udienze. Ma se negli ultimi due anni non ha neanche precettato i testimoni! Ha fissato alcune date tra aprile e maggio, proprio ora che cade il decennale. A pensar male…”.

"Alle volte lavoro su di me per cercare di capire", dice Sergio, il quale nello Stato non crede più. "Lo Stato si è dimenticato di noi. E' più importante la ricostruzione delle case. Noi siamo stati abbandonati. Io mi sono dovuto pagare anche lo psicologo".

C’è una proposta di legge, recentemente presentata dai deputati Stefania Pezzopane, Chiara Braga e Fabio Melilli, che chiede un risarcimento economico ai parenti delle vittime dei terremoti del 2009 e del 2016-2017. "Abbiamo già una proposta al vaglio dei tecnici", ha fatto sapere Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Ricostruzione. In questo limbo di dolore le famiglie aspettano da dieci anni. (ANSA)

Pubblicato in Cronaca

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