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Articoli filtrati per data: Agosto 2018 - Radio L'Aquila 1

L'AQUILA - ''Sulle manutenzioni e il rispetto dei piani concordati con il Ministero Infrastrutture e Trasporti, negli ultimi dieci anni, Strada dei Parchi ha investito qualcosa come 208 milioni di risorse proprie. Andando ben oltre gli impegni sottoscritti con il Ministero, tanto che leggendo i dati consuntivi di tutte le concessionarie pubblicati proprio sul sito del MIT , alla scheda "investimenti manutenzioni Strada dei Parchi" emerge che la concessionaria di A24 e A25, nel periodo 2009 2016, ha investito circa 11 milioni di euro in più rispetto a quanto concordato con il Ministero'' Lo scrive Strada Parchi rispondendo all'esposto presentato da Nuovo Senso Civico.
''A questa somma si aggiunge l'imponente lavoro fatto tra la primavera del 2017 e luglio 2018 per mettere in atto il primo intervento del "Piano di messa in sicurezza urgente" - continua Strada Parchi - Si è intervenuti su circa duemila pile che sostengono i viadotti, con strutture in acciaio così da impedire il cosiddetto fenomeno di "scalinamento dei viadotti" in caso di sisma. L'investimento ha sfiorato i 170 milioni, risorse anticipate per oltre due terzi dell'importo da parte della Concessionaria. Strada dei Parchi attende ora di poter proseguire con la seconda fase del programma di messa in sicurezza urgente ed adeguamento sismico dell'infrastruttura in gestione, come noto i progetti sono stati approvati in linea tecnica dai competenti Provveditorati di Abruzzo e Lazio, per dare avvio ai cantieri si è in attesa della rimodulazione delle risorse stanziate per legge, ma solo a partire dal 2022''. (ANSA).

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L'AQUILA - "Fra sette giorni riaprono le scuole: dopo nove anni, ancora incertezze e preoccupazioni. Il presidente della Provincia ed il sindaco dell’Aquila parlino con chiarezza. È veramente incredibile, dopo nove anni dal sisma, che il problema delle scuole, di ogni ordine e grado, della città capoluogo di regione sia ancora al palo, nella totale incertezza, soprattutto per quanto riguarda il liceo Cotugno". E' quanto afferma il consigliere comunale Lelio De Santis, capogruppo di Cambiare insieme-Italia dei Valori.

"La Provincia, dopo essersi esercitata da gennaio in ipotesi fantasiose per l’individuazione della sede, come lo stabilimento ex Optimes, di cui non si parla più, oggi mette in campo una sistemazione alla meglio delle aule, utilizzando i Musp che hanno ospitato l’istituto Micarelli, per i quali, però, formalmente non c’è una delibera specifica di assegnazione da parte del Comune dell’Aquila. Nessuno - ammonisce De Santis - pensa alle preoccupazioni delle famiglie e dei ragazzi che vivono questa condizione di incertezza e di confusione con senso di sconforto e di amarezza. Le responsabilità non sono certamente addebitabili per intero alle attuali amministrazioni comunale e provinciale, poiché risalgono agli anni trascorsi, ma non è giustificabile il protrarsi di questa situazione di mancanza di una prospettiva certa, univoca e condivisa".

"Il presidente Angelo Caruso e il sindaco Pierluigi Biondi trovino il tempo, tra un evento e l’altro della Perdonanza, per incontrarsi e decidere con atti formali la soluzione praticabile oggi per il Cotugno e per individuare un percorso realistico per la soluzione definitiva, coinvolgendo le relative commissioni consiliari", termina Lelio De Santis.

 

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ROMA - È dedicato alla sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia, iniziata il 24 agosto 2016, l’approfondimento di Geoscienze News, il Tg web dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) realizzato in collaborazione con il canale Scienza&Tecnica dell’Ansa.

A due anni dal sisma che ha colpito l’Italia centrale, gli esperti Ingv spiegano il lavoro svolto dall’ente e i risultati raggiunti attraverso l’analisi dei dati raccolti fino a oggi. In questa puntata, l’osservazione degli effetti geologici prodotti in superficie dal terremoto attraverso la tecnologia satellitare, le caratteristiche e l’evoluzione della sequenza sismica e il monitoraggio della faglia “da vicino”.

Le puntate di Geoscienze News sono pubblicate sul canale Scienza&Tecnica e sul sito ansa.it, agli indirizzi di Ansa Scienza e Ansa e sui canali web e social Ingv.

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L'AQUILA - La sedicesima edizione del premio Rotary Perdonanza è stato attribuito quest’anno alla comunità di Sant’Egidio (che tra l’altro festeggia il suo 50° anno dalla fondazione). Il conferimento del riconoscimento, che sarà ritirato dal segretario generale della Comunità, Cesare Zucconi, è inserito nel convegno dal titolo “Da Papa Celestino V alla Comunità di S. Egidio: progettare un futuro di pace e solidarietà” che si terrà martedì 28 agosto nell’Auditorium del Parco a partire dalle ore 9,30.

I due club Rotary della città dell’Aquila (Rotary L’Aquila e Rotary L’Aquila Gran Sasso d’Italia) da diversi anni assegnano il premio in occasione della Perdonanza Celestiniana. Il premio viene assegnato alle persone fisiche o alle istituzioni che si sono particolarmente distinte in attività umanitarie e che abbiano svolto un ruolo di primo piano in favore della collettività. Il premio è stato assegnato alla Comunità di Sant'Egidio proprio in considerazione dell’attività umanitaria e di soccorso ai soggetti più deboli e indigenti e di promozione della pace tra i popoli e le diverse confessioni religiose che questa organizzazione persegue. In perfetta sintonia con gli insegnamenti e le opere di Papa Celestino V.

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L'AQUILA - di Goffredo PalmeriniE’ stato presentato ieri sera, con una magnifica cornice di pubblico attento e partecipe che ha riempito come un uovo Casa Onna, l’ultima fatica di monsignor Orlando Antonini, “San Pietro a Onna. Architettura e vicende costruttive”, edito da Creazione, L’Aquila. Alla presentazione del volume, nell’ambito delle iniziative della 724^Perdonanza Celestiniana, per un problema sopravvenuto non ha potuto partecipare il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, presente però l’assessore alla Cultura Sabrina Di Cosimo che ha portato il saluto della Municipalità.

Dopo l’introduzione di Giustino Parisse, coordinatore dei lavori, e il saluto della presidente di “Onna onlus” Margherita Nardecchia Marzolo, ha preso il via la presentazione con l’intervento di don Bruno Tarantino, direttore dell’ufficio tecnico diocesano per la ricostruzione. Sono quindi seguite, sui complessi lavori di restauro della Chiesa di San Pietro Apostolo di Onna, finanziati con 3,5 milioni di euro dal governo tedesco, le corpose e avvincenti relazioni - un autentico convegno storico-scientifico - dell’architetto della Soprintendenza Mibact Corrado Marsili, dell’archeologo Piero Gilento e della storica dell’arte Biancamaria Colasacco, ciascuno riferendo rispettivamente sulla ricostruzione, sull’indagine archeologica e sul restauro degli arredi dell’antico tempio, simbolo identitario della comunità di Onna, martoriata dal terremoto del 6 aprile 2009.

Infine, l’intervento di Marco Pezzopane, presidente della Cooperativa “Creazione” che ha curato la pubblicazione del volume. Il libro è un ulteriore significativo tassello della straordinaria opera di conoscenza, valorizzazione e promozione delle nostre meraviglie architettoniche che Mons. Antonini da anni va conducendo sul patrimonio d’arte dell’Aquila e del Contado, vero e proprio cespite per lo sviluppo turistico ed economico del territorio aquilano, insieme alla produzione culturale della città capoluogo d’Abruzzo e alle cospicue valenze ambientali. Dopo gli interventi di presentazione del volume, cui sarebbe lungo riferire in dettaglio, l’intervento dell’Autore che credo sia utile riportare per le ulteriori interessanti annotazioni - cortesemente monsignor Antonini ci ha dato il testo integrale - anche per il forte messaggio con il quale lo conclude.

Compito primario dell’Autore in questi casi è di ringraziare. Ringraziare anzitutto voi, signore e signori, autorità istituzionali, civili, militari ed ecclesiastiche, onnesi, amici, estimatori e appassionati d’arte che siete venuti così numerosi alla presentazione di questa mia ‘ultima’ fatica, presentazione che il Comitato della Perdonanza 2018 ha cortesemente inserito nel Programma delle iniziative. E poi ringraziare ex todo corde, non mancando di ricordare il governo tedesco che ha sponsorizzato la ricostruzione, gli illustri relatori e oratori dell’evento: l’assessore Sabrina Di Cosimo delegata dal Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, la presidente di Onna Onlus Margherita Nardecchia Marzolo, il direttore dell’Ufficio Tecnico diocesano per la Ricostruzione Don Bruno Tarantino, l’arch. Corrado Marsili del Mibact e la dott.ssa Biancamaria Colasacco che hanno egregiamente diretto il recupero del monumento, il dr. Piero Gilento che con la dott.ssa Roberta Leuzzi ha eseguito lo scavo archeologico diretto dalla dott.ssa Rosanna Tuteri, Giustino Parisse che ha accettato volentieri di fungere da moderatore, e poi Carlo Cassano per la quasi totalità delle immagini, vecchie e nuove, che ha molto gentilmente messo a disposizione, e il capo del Protocollo dell’Arcidiocesi dr. Gabriele De Cata che ha coordinato l’aspetto protocollare con Creazione editore. Grazie altresì alla Fondazione Cassa di Risparmio, alla BCC di Roma e alla Vibrocementi del Gruppo Rainaldi che hanno sponsorizzato parzialmente la pubblicazione. Un plauso a Creazione editore, che mi ha soddisfatto pienamente, compresa la cura qualitativa delle immagini.

Come potete vedere, si tratta di una pubblicazione breve, dalla prosa asciutta e piuttosto tecnica, senza digressioni letterarie. La sua brevità è dovuta sostanzialmente al fatto che il mio contributo era in origine destinato ad un volume a più Autori, dunque doveva essere un testo essenziale per esigenze di spazio. Ad ogni modo nel testo c’è tutto quello che a mio sommesso giudizio si possa dire sull’edificio di culto onnese e sulla sua vicenda costruttiva, almeno stando ai dati monumentali e documentali oggi a disposizione. Il tema mi ha interessato molto. Già nel 2001 e nel 2010 pubblicavo una scheda storico-architettonica sul San Pietro. In essa parlavo dei resti scultorei di XII secolo ricomposti erraticamente sulla fronte due-trecentesca della chiesa, e consideravo altresì, dal tipo di pianta planimetrica, che l’edificio sacro era invece di successiva fondazione cistercense, del XIII secolo. Ne dedussi che quei resti romanici provenivano da una Sancta Maria de Unda, quella citata in una nota bolla papale del 1178, che doveva essere esistita in un sito vicino a quello odierno del San Pietro Apostolo.

Ecco invece la grande sorpresa riservataci dall’accurato restauro del monumento e dal diligente scavo archeologico condotto. Da un lato, infatti, oltre ai due affreschi medioevali riscoperti sulla controfacciata a destra e a sinistra entrando, si riscoprivano anche, sulla fiancata Nord della chiesa, due feritoie cistercensi ma anche una scultura a treccia di tipica arte longobardo-franca di IX-X secolo, e all’interno, ad un metro e 10 sotto la quota del pavimento odierno, la fondazione di un’abside semicircolare, sottostante esattamente all’attuale abside quadra cistercense, segno inequivocabile della preesistenza, sotto l’attuale, di una costruzione sacra romanica del XII secolo. La conclusione era consequenziale: l’attuale San Pietro e l’antica Sancta Maria de Unda del 1178 non sono due chiese distinte ma coincidono; i Cistercensi nel ‘200 intervennero solo a ristrutturarla alzandola di quota, inserendovi finestre più grandi, cambiando la pianta dell’abside da circolare a rettangolare e re-intitolandola a San Pietro. Nel frattempo, infatti, i fedeli di Monticchio e di Onna assieme si erano inurbati all’Aquila e vi avevano trasferito il titolo comune di S. Maria, sicché la chiesa di Monticchio s’intitolò a S. Nicola e l’ex Santa Maria che era a Onna si reintitolò a S. Pietro.

E la presenza della scultura longobardo-franca del IX-X secolo riscoperta sulla fiancata Nord? Nella pubblicazione che stiamo presentando leggerete che essa può provenire da una Santa Maria ancora più antica, di cui credo di aver ritrovato traccia in un passo del Chronicon Farfense, che come sapete è stato composto dal monaco Gregorio di Catino prima del 1130 ma riporta informazioni sui possedimenti che la famosa grande abbazia di Farfa aveva nel nostro territorio fin dal sec. VIII-IX. Non vi si fa il nome di Onna, che si formò più tardi, ma i caratteri topografici ed economici che si danno della località portano proprio all’odierno sito di Onna. Quindi, sulla base dell’esistenza di un toponimo onnese del 1397, relativo ad una località detta Basilica oggi scomparsa dalla toponomastica, ho supposto che quella Santa Maria di prima dell’anno Mille poteva sorgere appunto nella località Basilica, diversa quindi dal sito della Santa Maria del 1178 poi San Pietro. Ciò naturalmente interpretando il termine basilica come un toponimo ecclesiastico. Se invece non si riferisse ad una chiesa ma ad un edificio civile – in tal caso forse ad una scomparsa basilica civile romana? – si presenta l’interessante possibilità che altresì la Santa Maria longobardo-franca di prima del Mille insistesse sullo stesso identico sito della Santa Maria 1178, insomma sullo stesso identico sito attuale di San Pietro Apostolo. Così i reperti romani e romanici presenti sulla facciata della chiesa, come pure la scultura a treccia alto-medioevale in discorso, sarebbero insertati lì dove sono non perché prelevati da costruzioni diverse dall’attuale parrocchiale ma semplicemente perché si trovavano già in loco, come elementi residui di chiese succedutesi sullo stesso identico luogo.

La chiesa di Onna è dunque antecedente di molto alla fondazione stessa del paese e si denuncia come una di quelle chiese dette pievi o plebane che nei secoli prima del Mille si costruivano ai gangli dei percorsi stradali di una popolazione che come è noto non viveva concentrata in borghi ma diffusa sul territorio in piccoli nuclei e case coloniche isolate. Solo nel sec. XI-XII le popolazioni, per ragioni di sicurezza e conformemente ad una organizzazione economica e sociale modificata, si strutturò in borghi – quel che si chiama incastellamento. Santa Maria, come tante altre pievi in Italia e fuori d’Italia, risulta pertanto essere stata la calamita urbanistica, il polo attrattivo, il nucleo di partenza e ganglio generatore della strutturazione abitativa di Onna, coagulando attorno a sé la popolazione. Il fenomeno si è ripetuto negli ultimissimi secoli nei territori cosiddetti di Missione, in Africa ad esempio. Villaggi e cittadine, nonché città vere e proprie, si son formate appunto attorno al nucleo missionario composto dai consueti fondamentali poli: la chiesa, la casa dei Padri e gli uffici, il dispensario e la scuola, poli che, per necessario corollario, generavano anche il mercato, così assurgendo a ruolo appunto di attrattiva urbana di popolazioni anche lì spesso insediate in ordine sparso nel territorio circostante.

Chiudo rifacendomi alla formula friulana di ricostruzione post-sismica “prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”. Il caso del San Pietro di Onna è stato fortunato. Per il resto invece si sta rivelando un vero disastro la legge 125 conseguente alla legge Barca che ha stralciato le chiese dalla ricostruzione privata degli aggregati in cui esse sono in genere inserite, per passarle alla ricostruzione pubblica, com’è noto pressoché paralizzata e provocando inestricabili problemi di cantiere e di messa in sicurezza circa le parti comuni trattate necessariamente da imprese diverse che intervengono ovviamente in tempi diversi. In tal modo, sì, le chiese verranno ricostruite per ultime, come nella formula friulana, ma passati già 10 anni dal sisma stanno sprofondando in un degrado tale che non saprei cosa e come di esse potrà restare in piedi. Non parlo da ecclesiastico, attenzione: la Chiesa potrà continuare a celebrare i suoi uffici divini dovunque e comunque, anche tornare nelle catacombe. Parlo da aquilano che vede, impotente, sfaldarsi sotto i suoi occhi pezzi importanti dello straordinario patrimonio architettonico-artistico formato essenzialmente, lo si voglia o no, appunto dalle chiese. Signore e signori, qui le nostre ‘fabbriche’ sono appunto principalmente le chiese, quelle storiche intendo, giacché sono esse oggi a costituire, assieme alle risorse naturalistiche e tramontati ormai da tempo pastorizia e zafferano su cui da tempi immemorabili si fondava l’economia di base dell’Aquilano e dell’Abruzzo montano in genere, la sola materia prima di cui disponiamo per la ripresa economica ed occupazionale del territorio. Spero si corra ai ripari sollecitamente, conformando finalmente la normativa alla realtà”.

Come non concordare con le preoccupazioni e l’appello presenti in quest’ultimo capoverso dell’intervento di Mons. Antonini, se solo si pensa allo stato di assoluto degrado in cui versano la Cattedrale di S. Massimo, le altre chiese dell’Aquila e delle sue 64 frazioni, le numerose chiese dei paesi ricadenti nel cratere sismico e anche oltre. Per ultimo infine voglio citare il caso della Chiesa capoquarto di Santa Maria Paganica, massacrata dal sisma e dai danni delle intemperie - da anni le coperture provvisorie sono andate in malora - per la quale presto svanirono anche le promesse di ricostruzione con l’aiuto americano, pronunciate dal presidente Obama in occasione del G8 dell’Aquila, nel luglio del 2009.

 

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AMATRICE - Il comitato ‘Ricostruiamo Saletta’, frazione di Amatrice, ha organizzato per domenica 2 settembre prossimo una giornata, con una messa, in ricordo delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016.

Per l'occasione il comitato ‘Ricostruiamo Saletta’ ha indetto una raccolta fondi con il  fine di poter ricostruire il borgo-frazione di Saletta.

Il comitato ha invitato all’evento, oltre le varie autorità anche la scrittrice Barbara Appiano, che aveva visitato Saletta e le zone limitrofe il 19 e 20 maggio scorso, prendendo a cuore la causa dei terremotati.

Nella circostanza l’autrice intervisterà alcune vittime e sopravvissuti del terremoto per indagare sugli effetti psicologici della catastrofe.

Testimonianze che si andranno ad aggiungere a quelle già raccolte in maggio per il libro in fase di stesura che si chiamerà “Tutto in una vita, tutto in un minuto”, in cui l'io narrante sarà il terremoto in prima persona, che alla fine chiederà anche perdono per quanto provocato.

Durante l’evento del 2 settembre sarà presentato  l’ultimo libro di Barbara Appiano “Città senza semafori e case con le ruote”, e il ricavato della vendita in tale circostanza sarà devoluto al comitato ‘Ricostruiamo Saletta’.

“Sarà per me un impegno costante, quale lavoratrice ‘socialmente utile’, rendere partecipi gli italiani di buona volontà alla condivisione delle tante calamità naturali, e non, di cui il nostro paese è afflitto e di cui mi occupo costantemente. Dalla sanità alla valorizzazione del territorio, piuttosto che le discariche abusive e l'inquinamento industriale incontrollato che trova in Italia terreno facile per la mancanza di cultura del territorio e dell'ambiente. Materie che secondo me dovrebbero diventare discipline scolastiche da insegnare ai bambini delle scuole primarie” dice la scrittrice.

“Meno telefonini, più coscienza del territorio e più empatia verso vittime delle tante catastrofi di cui soffre il nostro bel paese: è necessaria una divulgazione capillare tramite le scuole partendo dalle primarie, su cosa e come fare per rendere questo paese uno dei tanti mondi possibili dove poter abitare” continua ancora Barbara Appiano.

“Propongo di scrivere un decalogo a più mani con altri scrittori, geologi, ingegneri e storici dell'arte da utilizzare nelle scuole, come fosse una fiaba o un fumetto con illustrazioni stile cartone animato, perché i bambini imparano velocemente e le immagini con le spiegazioni come se si trattasse di una fiaba, la fiaba del nostro paese. Potrebbe diventare un modo per trasmettere l'amore per l'ambiente, l'arte e la natura, valori che per essere salvaguardati necessitano di una divulgazione che coinvolga i più piccoli in modo ‘sentimentale’, partendo dal cuore: soprattutto il loro, quello dei bambini è grande e innocente” conclude la scrittrice.

Parole semplici ma efficaci per educare coloro che un giorno saranno la classe dirigente del nostro bellissimo paese.

Bisogna porre fine ai crolli per terremoti, e ai disastri per fiumi e ponti mal conservati.

L’ambiente è la nostra casa primaria e fonte di vita, e dobbiamo tutti capire che dobbiamo proteggerlo anche dall'egoismo e dal profitto senza pudore, che sempre più cerca di colonizzare senza remore le nostre stesse vite.

L’amore verso l'ambiente, l'arte e la natura dovranno essere il nuovo Vangelo.

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L’AQUILA - A oltre una settimana dalla nota inviata della Consigliera regionale del M5S, Sara Marcozzi, alla Direzione Affari della Presidenza e Legislativa per conoscere tempi e modalità di scioglimento del Consiglio regionale e per fare chiarezza sulla data di indizione delle prossime elezioni regionali, gli uffici non hanno ancora dato seguito alla richiesta di chiarimenti.

“E’ inaccettabile il ritardo degli uffici che non hanno ancora dato riscontro alla mia richiesta. Conosciamo bene le procedure, ma esigiamo chiarezza da parte degli uffici e pretendiamo che vengano messe nero su bianco” commenta Sara Marcozzi “lo Statuto, la legge elettorale e la legge che disciplinano l'iter sono chiare. Le elezioni devono tenersi entro tre mesi dalla "data del verificarsi dell’evento", in questo caso entro tre mesi dalle dimissioni del Presidente, Luciano D’Alfonso”.

La Consigliera del M5S si sofferma anche sulle interpretazioni fantasiose che alcuni membri della maggioranza avrebbero dichiarato agli organi di stampa. “Se è vero che dovranno essere tenuti in considerazione anche i diritti dell’elettorato passivo, è altrettanto palese che la scelta della data dovrà ponderare e tenere conto anche dei diritto dell’elettorato attivo, nonché assicurare una tempestiva ricostruzione degli organi, in quanto appare evidente il preminente interesse al ripristino del corretto funzionamento della pubblica amministrazione”.

“In questi anni abbiamo assisto a numerose forzature e interpretazioni fantasiose delle leggi e dei regolamenti atte a tutelare l’interesse di chi era al governo a discapito degli interessi generali del territorio e dei cittadini” commenta Sara Marcozzi, che torna anche sui tempi delle dimissioni di Luciano D’Alfonso “i cittadini abruzzesi hanno subito la prepotenza istituzionale dell’ex-Presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, che in maniera strumentale e intenzionale, ha dilatato i tempi delle sue dimissioni tenendo la regione in ostaggio per ulteriori 5 mesi. E’ evidente che il PD tenti di posticipare la data delle elezioni, allontanando quanto più possibile il ritorno al voto. I cittadini hanno avuto modo di constatare sulle proprie spalle le politiche di questo governo regionale con i dati sull’occupazione ancora fermi e una regione che non è riuscita ad agganciare la ripresa economica a differenza di altre realtà. Una sanità allo sbando che ha visto la chiusura di 10 ospedali in 10 anni grazie anche alla scelte del precedente governo del centrodestra. A questo si aggiunga la drammatica situazione delle indegne condizioni in cui versano le nostre strade e la scarsa attenzione che questa maggioranza ha manifestato nei confronti della tutela dell’ambiente. Non meno importante, lo scarso livello di spesa dei fondi europei e il pesante ritardo sugli interventi del masterplan.” Conclude Marcozzi “ci auguriamo che i cittadini prendano atto del fallimento di questa classe politica e diano fiducia a una forza che in questi anni ha dimostrato di poter essere all’altezza di una responsabilità così grande quale quella di amministrare una regione”.

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Carissime aquilane, carissimi aquilani

autorità civili, militari, religiose, delle forze dell’ordine, dell’emergenza e della sicurezza, gentili ospiti della nostra splendida città

L’emozione e il privilegio di accogliere il fuoco del Morrone sono, se possibile, ancora maggiori di quelli provati lo scorso anno, quando da poche settimane ero stato investito dell’onore, ancor prima che dell’onere, di indossare la fascia tricolore dell’Aquila.

Il mio cuore, come quello di ognuno di voi, è inondato dalla felicità e la suggestione che solo la ritrovata Basilica di Collemaggio può infondere in chi la ammira, la respira, la vive.

Per questo, dopo l’inaugurazione del 20 dicembre scorso, ci è sembrato opportuno aprire le celebrazioni della 724esima edizione della Perdonanza celestiniana in un luogo così identitario e unificante per la nostra comunità.

Lo dovevamo a questa terra.

Il primo giubileo della storia è un patrimonio non di questa o di quella parte, ma è un regalo che papa Celestino V ha lasciato all’intera umanità.

Vogliamo accendere qui, dove fu eletto al soglio pontificio, il fuoco del perdono che nei giorni scorsi ha illuminato i luoghi toccati dal cammino di Pietro Angelerio dal Morrone versoL’Aquila, riscaldando il cuore delle persone con il suo messaggio di fratellanza e di speranza nel futuro.

Messaggio da oltre sette secoli impresso nella Bolla del Perdono, che lo scorso anno fu restituita alla città dopo una mirabile opera di recupero e restauro, e che quest’anno, dopo l’apertura della porta santa, il 28 agosto, sarà esposta all’interno della Basilica di Collemaggio al fianco della reliquia di San Pietro Celestino V.

In questo modo tutti coloro che attraverseranno la Porta Santa, che sarà aperta dal cardinale Joao Braz de Aviz - prefetto della congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica - potranno contemplare la grandezza del Papa del perdono e la maestosità del suo messaggio pace e fratellanza tra i popoli.

Oggi come 724 anni fa i cuori di ognuno tutti dovrebbero seguire quell’insegnamento come una stella polare nel deserto culturale e spirituale in cui prevalgono le divisioni, il rancore, il livore e l’invidia verso il prossimo.

“Quando ci si trova in disaccordo su qualche punto, e quando l'uno non riconosca che l'altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l'altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull'argomento proposto nella discussione” affermava Socrate.

Ritrovare la concordia e l’unità deve essere lo stimolo per recuperare fiducia nel futuro.

Il nostro paese, le nostre famiglie e, soprattutto, i nostri figli ne hanno bisogno.

I loro sguardi, le loro mani che stringono le nostre nei momenti di smarrimento e difficoltà, i loro abbracci meritano sicurezza e conforto che dobbiamo sforzarci di garantire ancora di più quanto non accada già.

Abbiamo l’obbligo morale di costruire una società migliore di quella che ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori.

È a loro, alle nostre figlie e ai nostri figli, che bisogna guardare con amore e attenzione durante il cammino che ci sta portando a grandi passi verso uno tra i più importanti appuntamenti della nostra storia.

Nel 2019 ricorreranno 725 anni dall’emissione della bolla papale e saranno trascorsi dieci anni dalla notte che in quel 6 aprile ha mutato inevitabilmente le nostre esistenze.

Una data che non può e non dovrà essere solamente una giusta e degna occasione per elaborare un lutto profondo e doloroso, ma dovrà rappresentare il momento di riflessione per capire cosa è accaduto in questi due lustri, quale eredità ci hanno lasciato, quali insegnamenti e quali indicazioni seguire nel viaggio che dovremo proseguire l’uno al fianco dell’altro.

È proprio all’unità di un popolo che ci si aggrappa di fronte a tragedie che colpiscono noi o i nostri fratelli, come accaduto qualche giorno fa a Genova o in Calabria nel parco del Pollino, ed a loro e ai loro familiari rivolgiamo più di un pensiero di vicinanza e una preghiera in una serata di festa come quella che stiamo vivendo

Permettetemi, in conclusione, di rivolgere un ringraziamento a tutti voi, che oggi avete scelto di condividere con tutti noi questa cerimonia, alle forze dell’ordine, ai volontari e a quanti stanno operando per garantire la sicurezza di questa cerimonia, diversa dalle altre in passato.

Agli operai, ai tecnici, ai dirigenti, funzionari del Comune dell’Aquila che hanno lavorato senza sosta per preparare al meglio un appuntamento tanto importante e sentito, alle istituzioni, al movimento celestiniano, ai tedofori della fiaccola del Morrone

Al Comitato Perdonanza tutto, dal direttore artistico ai singoli componenti, che con passione e impagabile dedizione hanno dedicato il loro tempo, la loro quotidianità alla predisposizione di un cartellone di appuntamenti di altissimo livello e profilo, sotto ogni punto di vista.

Con l’accensione del tripode  rinnoviamo un rito e lo spirito di un messaggio tanto antico quanto moderno e rivoluzionario.

Che la pace e lo spirito di fraternità che in questa settimana saranno ancora più intensi vi accompagnino ogni singolo giorno dell’anno.

Buona Perdonanza a tutti.

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L’AQUILA - Il noto fotografo teramano Marco Divitini si è conquistato la prestigiosa nomina, formulata da Rettore, Rettore Onorario, Consiglio di Ateneo e Corpo Accademico, che di fatto rendono in questo modo onore all’impegno profuso da anni dal maestro nel ritrarre le bellezze storiche della città di Agrigento.   

“E’ una grande soddisfazione per me – è il commento in merito di Divitini –, una decisione che giunge inaspettata e che mi lascia senza molte parole. Essere nominato Accademico d’Onore di questo noto e prestigioso Ateneo mi riempie di orgoglio e ripaga la dedizione, la passione e il sacrificio che hanno contraddistinto i miei anni di professione”. 

Ad attrarre l’interesse della istituzione, che riunisce da circa vent'anni eminenti personalità della Cultura anche nei ruoli e nei gradi delle altre due Classi Accademiche delle Scienze e delle Lettere, la tecnica a infrarossi che ha reso celebre Divitini oltre i confini abruzzesi. Definito dalla stessa istituzione “creativo e sperimentale”, il fotografo teramano è infatti fra i pochi al mondo a utilizzare e ottimizzare la tecnica degli infrarossi, con la quale ha scelto di immortalare recentemente le bellezze della Trinacria.

“Ho girato numerosi siti di quella che è senza dubbio una delle regioni più belle d’Italia – racconta Marco Divitini – e ultimamente ho anche avuto l’onore di fotografare la meravigliosa Valle dei Tempi di Agrigento, un luogo immortale, di gran fascino. Il mio obiettivo era quello di tirar fuori, grazie all’infrarosso, la sua dimensione onirica e questo è stato apprezzato da diversi soggetti in Sicilia”.

Divitini è stato infatti più volte chiamato nel corso degli anni a esporre in terra siciliana le sue fotografie, che sono state dunque ammirate da Modica a Noto fino a Favara, dove è stato anche insignito della cittadinanza benemerita.

“Ringrazio moltissimo l’Ateneo Internazionale degli Empedoclei – conclude il fotografo teramano – per avermi reputato in grado di contribuire alla valorizzazione della cultura siciliana. Ora mi piacerebbe rendere lo stesso onore anche alla mia regione e alla mia Teramo, che sono contento di aver portato sulle cronache nazionali con tale onorificenza, senza dimenticare ovviamente le mie origini, che risiedono a Brescia, una città che stimo e che porto ogni giorno nel cuore. Chissà che non possa nascere anche qualcosa dedicato a questi meravigliosi siti in futuro”.    

Pubblicato in Cronaca
L'AQUILA - In mattinata cielo per lo più sereno. Nel pomeriggio addensamenti nuvolosi con rischio di rovesci localmente intensi.
In serata cielo poco nuvoloso.
VENTI: Deboli prevalentemente da Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 31 gradi.

CAMPO IMPERATORE - In mattinata cielo per lo più sereno. Nel pomeriggio addensamenti nuvolosi con rischio di rovesci localmente intensi. In serata cielo limpido.
VENTI: Deboli prevalentemente da Nord-Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 20 gradi.
 
CAMPO FELICE - In mattinata cielo per lo più sereno. Nel pomeriggio addensamenti nuvolosi con rischio di rovesci localmente intensi. In serata cielo limpido.
VENTI: Deboli prevalentemente da Ovest.
TEMPERATURA: Massima prevista 25 gradi.
 
PROTEZIONE CIVILE - BOLLETTINO CRITICITA' ABRUZZO ORDINARIA CRITICITA' PER RISCHIO IDROGEOLOGICO (ALLERTA GIALLA):
Bacino dell'Aterno, Marsica, Bacino del Pescara, Bacini Tordino Vomano, Bacino Alto del Sangro, Bacino Basso del Sangro.
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