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Articoli filtrati per data: Agosto 2018 - Radio L'Aquila 1
L'AQUILA - In serata, durante la notte e nella mattinata di domani nubi alternate a schiarite. Domani pomeriggio addensamenti nuvolosi con la possibilità localmente di qualche sporadica pioggia.
VENTI: Domani moderati prevalentemente da Sud-Ovest (raffiche 20km/h).
TEMPERATURA: Minima prevista per la notte 12 gradi, Massima prevista per domani 26 gradi.
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Venerdì, 31 Agosto 2018 17:36

Sisma, Regioni 'preoccupate' per scuole

PERUGIA - "Rappresentiamo la nostra viva preoccupazione per quella che appare come una non adeguata considerazione del problema della sicurezza sismica degli edifici scolastici". È quanto affermano i presidenti delle Regioni Umbria, Catiuscia Marini, Marche, Luca Ceriscioli, Lazio, Nicola Zingaretti, e il presidente vicario della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli in una lettera congiunta al ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, in merito alla bozza di accordo quadro in materia di edilizia scolastica, elaborata in sede di tavolo tecnico ristretto presso il Miur.
"Il peso attribuito al criterio legato a livello di rischio sismico nella bozza di accordo, appena il 10% - sottolineano - sembrerebbe evidenziare un preoccupante calo dell'attenzione rispetto alle problematiche emerse a seguito del sisma, che ha colpito soltanto due anni fa le nostre regioni".

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L'AQUILA - "Finito anche l'ultimo ammortizzatore sociale disponibile cosa succederà ai lavoratori di E-Care?" Lo chiede in una nota sindacale Venanzio Cretarola, Presidente di "Lavoriamo per L'Aquila"

"Da anni l'associazione Lavoriamo per L'Aquila continua a lanciare appelli per la creazione di un Sistema a Rete pubblico-privato per Politiche del Lavoro "preventive" in grado di anticipare le possibili crisi occupazionali, ben prima che il problemi esplodano, in particolare nel settore dei Call Center, il più rilevante a L'Aquila. Invano.

Fin da febbraio 2017, nel convegno al quale erano convocati tutti i lavoratori aquilani del settore, e in particolare quelli di E Care (che non hanno partecipato, anche perché nemmeno informati dai loro sindacati), avevamo anticipato di avere una proposta – che poteva essere decisiva - per mantenere a L'Aquila la commessa Poste di E Care. Lo potrebbe essere ancora oggi se le Istituzioni locali e le organizzazioni sindacali (da me informate direttamente) non si fossero sempre rifiutati anche solo di ascoltarci.

Quando a novembre 2017 anticipai il pesante rischio occupazionale di cui oggi parlano i rappresentanti sindacali aziendali di E-Care, ho meritato un comunicato stampa in cui l'azienda annunciava azioni legali nei miei confronti. E pensare che le nostre proposte miravano a dare una mano all'azienda, oltre che ai suoi dipendenti.

Da oltre un anno il Tavolo regionale sul settore Call Center è letteralmente sparito. Ma i problemi no.

Tutte le nostre proposte restano attuali e sono le uniche concretamente praticabili per salvare il settore occupazionale più rilevante dell'Aquila. Per quanto tempo ancora resteremo soli a portarle avanti?

Per quanto tempo ancora i lavoratori degli altri Call Center aquilani, oltre quelli di Lavorabile, non saranno messi in condizione di ascoltarci, nel loro interesse?

E' facile saperne di più: basterebbe contattarci via Facebook" Sostiene Venanzio Cretarola

 

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L'AQUILA - "La drastica riduzione di personale di quest'Ufficio non ha consentito negli ultimi anni di effettuare visite ispettive adeguate per verificare lo stato di degrado delle infrastrutture assentite in concessione". Con queste parole, tramite una nota, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha risposto all'esposto del 22 agosto, con il quale le associazioni Forum H2o, Nuovo Senso Civico Onlus e Stazione Ornitologica Abruzzese, descrivendo il degrado delle pile dei viadotti lungo le autostrade A24 e A25, tra Roma, L'Aquila, Teramo e Pescara, chiedevano di conoscere lo stato di sicurezza dell'infrastruttura, attualmente in concessione alla società Strade dei Parchi del gruppo Toto. In un passaggio successivo la Direzione Generale per la Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali del Mit afferma di "condividere la manifestata preoccupazione resa dal Nuovo Senso Civico Onlus sulla base delle poche visite eseguite da quest'Ufficio negli anni passati".

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L'AQUILA - "Non si può più aspettare: il governo faccia chiarezza sullo stato di sicurezza delle autostrade e dei viadotti abruzzesi e su cosa intenda fare. Ho depositato un’interrogazione urgente e chiedo al ministro Toninelli di rispondere. Da anni mi occupo di questa vicenda e condivido l’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali. La sicurezza di questo tratto autostradale è stata ulteriormente compromessa dai vari eventi sismici che dal 2009 ad oggi hanno continuamente colpito il territorio abruzzese e questa infrastruttura. Ci sono delle verifiche da fare e delle somme urgenti da svincolare. Ci aspettiamo che il governo ci dia risposte adeguate e intervenga in tempi rapidi".

Lo afferma Stefania Pezzopane, della presidenza del gruppo Pd alla Camera.

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L'AQUILA - Domenica 2 settembre alle ore 17,30 nuovo evento culturale in San Pietro della Ienca organizzato dall'Associazione culturale San Pietro della Ienca.

Per la rassegna culturale “Il Giardino Letterario” si terrà l'undicesimo appuntamento con la presenza quale ospite di Silvio Crisari, allenatore di calcio Uefa, specializzato nel calcio a 5 - Futsal, recentemente nominato commissario tecnico della nazionale Futsal della Norvegia ed autore del libro “Il rettangolo dei sogni”, scritto insieme a Mario Bocchetti e Ciro Ruotolo.

Il libro è una raccolta di racconti che narrano il rapporto che dovrebbero avere i bambini ed i genitori con il calcio e lo sport in genere. L’incontro, quindi, è rivolto, soprattutto, ai molti giovani del territorio che si avvicinano al mondo dello sport e del calcio con spirito positivo per una crescita morale e fisica. Mister Crisari ha girato il mondo per promuovere la metodologia Futsal Solution, attraverso l’insegnamento basato sul divertimento, professionalità ed innovazione, collaborando con University Nevada Las Vegas, con la società del Guyang (Cina) e con la Euroj Sport Academy di Tokyo.

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L'AQUILA - "Manca solo un giorno all’inizio del campionato e gli aquilani ancora non sanno se la squadra che rappresenta la città capoluogo di regione giocherà nel campionato regionale di eccellenza oppure in quello di promozione. Il rimpallo di responsabilità tra Figc e Comitato Regionale Abruzzo della Lega Nazionale Dilettanti, competente per ogni valutazione e determinazione, è assolutamente inaccettabile e rischia di escludere definitivamente la squadra da ogni campionato". E' quanto afferma in una nota il presidente del consiglio comunale dell’Aquila, Roberto Tinari.

"Non si può accettare - tuona Tinari - il comportamento del Comitato regionale abruzzese Lnd che anziché esprimere formalmente valutazioni e determinazioni per l’ammissione della squadra nel campionato di Promozione, come auspicato dalla Figc, rimpalla le proprie responsabilità ad altri. In questo momento L’Aquila di tutto ha bisogno tranne che di chi, attraverso mancate decisioni, non si assume le proprie responsabilità. L’Aquila sta uscendo a fatica da un periodo nero dal quale si sta rialzando per tornare ad essere la città che tutti gli aquilani conservano nel cuore e nei ricordi. In questo momento storico delicato che impone agli amministratori ed agli uomini delle istituzioni scelte coraggiose non si può accettare l’atteggiamento di chi, pur chiamato a decidere, rifiuta il peso di tali responsabilità".

"L’Aquila, città capoluogo di Regione, non merita questo trattamento. Se lo sport deve essere inteso come fattore fondamentale della società e simbolo di rinascita - aggiunge - allora L’Aquila non può fare a meno del calcio e dei momenti di aggregazione che è in grado di regalare. Esorto pertanto i vertici federali investiti della decisione di ammettere la neo-costituita città di L’Aquila Calcio a determinarsi in tempi brevi e a consegnare alla città una categoria consona alla squadra rappresentativa del Capoluogo d’Abruzzo".

"In una città ancora ferita dove si deve realizzare oggi tutto quello che si pensa di poter fare domani, inaccettabili sono le mancate decisioni che penalizzano fortemente tutto il territorio", termina il presidente Tinari.

 

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Venerdì, 31 Agosto 2018 16:26

La Perdonanza nella storia aquilana

di Enrico Cavalli (storico) 

Dalle origini di Aquila ai Celestini

Nella sua trattazione su “L'architettura religiosa aquilana” del 1988, Mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico, affermava che “il numero di chiese cospicuo a L'Aquila” non si spiega solo come semplice prevalenza dell’espressione religiosa sulla laicità, bensì da un lato con l’origine della città, nata dalla integrazione degli antichi territori amiternini e forconesi, dall'altro con la “vitalità della locale comunità cattolica”. Il riordino della penisola per effetto delle discese imperiali, vede, nel 962, coerentemente con gli assi geografici, la donazione dell’imperatore Ottone I a papa Giovanni XII delle terre che vanno da Amiternum a Beffi e dal Gran Sasso a Rocca Di Mezzo.

L’osmosi di abbazie e l’incastellamento normanno produceva la feudalità. In una lettera del 1229 di papa Gregorio IX al vescovo di Forcona, Tommaso da Padula, si permetteva alle genti dei ‘99’ Castelli situati lungo la valle dell’Aterno di estendere la “pontificia” Santa Maria di Acquili-Accula verso monte Roio, costituendo una libera città, antitetica alle circostanti baronie, nonché al Giustizierato sulmonese. Nel 1254, senza escludere del tutto una regia del cancelliere imperiale Gualtieri di Ocre (non scevra però da una possibile influenza dei Templari, imbarcantisi dalla longobarda Piscaria per le Crociate), su diploma di Corrado IV, figlio dell’imperatore Federico II, era ufficializzata Aquila, con i benefici di Innocenzo IV, il cui successore Alessandro IV vi trasferì nel 1257 la diocesi di Forcona.

Fra ghibellini e guelfi, la più grande conurbazione del Medioevo europeo, difendendo le pretese sicule di Edmondo, figlio di re Enrico III d'Inghilterra e vicino al Papa, subì nel 1259 la distruzione dallo svevo Manfredi, per risorgere nel 1265 grazie agli uffici del Nunzio apostolico Jacopo da Sinizzo presso re Carlo I d’Angiò, che, sbaragliate le truppe imperiali di Corradino di Svevia nel 1266 a Tagliacozzo, volle una sua reggia ad Aquila, poi sede dei domenicani.

Quale che sia stato il rapporto tra la Chiesa e il potere civile, di cui la stessa cerimonia del Perdono che si annunciava sarà intrisa - si pensi alla controversia sul privilegio di lettura della Bolla -, resta il fatto che le iniziative ecclesiali siano state fecondate dagli Ordini religiosi, in una città divisa in quattro Quarti, facenti capo alle chiese di San Giorgio di Bazzano (poi, Santa Giusta), Santa Maria di Paganica, San Pietro di Coppito, San Giovanni di Lucoli (poi, San Marciano), ognuna delle quali rappresentativa dentità partecipanti alla fondazione della nuova città, avente promiscuità demaniali negli antichi Castelli, come correttamente ha osservato Fabrizio Marinelli.

Senza tacere del Francescanesimo, sostitutivo dei Cistercensi, il più indigeno fra gli Ordini religiosi stanziali è quello dei Celestini, con identificazione civica. E questo non solo per il carisma del suo fondatore, Pietro Angelerio dal Morrone. Dopo il viaggio a Lione del 1273, ottenuta da Gregorio X la conferma e la denominazione celestiniana per la sua congregazione benedettina, l’asceta e mistico morronese nel 1287 riceve ad Aquila dal vescovo Niccolò da Sinizzo il placet per nuova chiesa e badia - al posto di Santa Maria dell’Assunzione - a Collemaggio (Colle maggiore) extramoenia.

 

La cerimonia della Perdonanza

A porre fine allo stallo del Conclave diPerugia, che durava dal 1292, per la successione a Niccolò IV, auspice Carlo II d’Angiò, l’eremita Pietro sarà incoronato papa Celestino V, nella chiesa di Collemaggio ad Aquila, il 29 agosto del 1294, festività della decollazione di San Giovanni Battista. C’è da notare che Pietro, non sganciandosi dallo spirito benedettino, giusta la Bolla ’Inter Sanctorum solemnia’: “Nos qui (…) in ecclesia Sancta Mariae de Collemajo, Aquilensi Ordini S. Benedicti (…)”, concedeva, in tempi di lotte civili, l’indulgenza plenaria ai fedeli che dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto di ogni anno, sinceramente pentiti e confessati, recitanti il ”Pater Noster, Ave Maria, Gloria, Credo”, fossero entrati nella basilica di Collemaggio, facendo così esperienza del Perdono evangelico, ricevuto, vissuto e dato, che fa crescere personalmente e collettivamente, come corpo che edifica sé stesso nella carità (Ef, 4,26), per la redenzione universale.

La cerimonia della Perdonanza non è un normale anno giubilare come quello del 1300 indetto dal successore Bonifacio VIII, ma uno stile di vita evangelico in conversione dell’animo, liberatorio di schiavitù sociali. Avveniva alla vigilia della transumanza, per una città meta di pellegrinaggi e snodo strategico sulla via degli Abruzzi da Firenze a Napoli (stando a Maria Rita Berardi). Questo crogiuolo celestiniano faceva sì che “l’Aquila sobrana, la meliore città prima della Toscana” - così eternata dalle rime di Buccio di Ranallo, l’unica autonomia demaniale nel feudalesimo meridionale - conoscesse in poco tempo una sua terza conurbazione e fieristica.

Cessato lo sconcerto a seguito dell’abdicazione, il 13 dicembre 1294 a Napoli, del primo Papa esercitante l’ufficio petrino fuori Roma, cui seguì la sua traduzione a Fumone su volere di Bonifacio VIII, che sospese la Bolla istitutiva della Perdonanza, alla sua scomparsa ecco aprirsi lo spartiacque della canonizzazione di Pietro Celestino per miracoli riconosciuti, disposta dal papa francese Clemente V nel 1313. Come “confessore” però, contrariamente a quanto avrebbe voluto il re francese Filippo IV. Il persecutore dei Templari - e qui si profila, per Maria Grazia Lopardi, una consonanza fra l’ordine religioso-militare ed i Celestini) pretendeva infatti l’elezione del “nostro” a “martire”, allo scopo di screditare la potestà morale della Chiesa, alludendo alla fine terrena del papa eremita nelle segrete di Bonifacio VIII. E’ qui che si menzionano le tante leggende sorte sul foro nel cranio del papa santo, ascrivibili, sulla base di ricognizioni scientifiche, alle scorribande dei “sanculotti” francesi a Santa Maria di Collemaggio, al tempo dell’occupazione del 1799.

 

Dal Quattrocento al Seicento

Il succedersi nella città dell’Aquila di sismi ed epidemie favorì la grande diffusione del culto per il nostro Santo, innalzato dalla Congregazione delle Arti a protector urbis, ed il cui corpo, trasportato proditoriamente da Ferentino a Collemaggio nel 1327, fu oggetto di feste e venerazioni il 19 di maggio, giorno del suo martirologio, manifestazioni destinate a restare vivide nella memoria collettiva. Ora, la comprensibile obiezione sul rischio di mondanizzazione dell’evento ha un limite nella circostanza evangelica (Lc 6, 24), per cui non è la ricchezza in sé da rifiutare, ma l’uso che se ne fa, secondo un principio esplicitato nella Dottrina Sociale della Chiesa.

Fra cattività avignonese e i due Scismi d’Occidente, a fronte di un autoeclissarsi delle autorità vescovili e ai traviamenti dell'Ordine domenicano aderente all’antipapa francese Clemente VII, i Celestini, che rafforzano la femminile claustralità ed equiziana di San Basilio, fra le due uniche in Italia ancora resistenti (lo sottolinea Alessandro Clementi), si esplicitano in campo politico-amministrativo con i priori Matteo, Marino e Giovanni, che accedono alle magistrature civiche, diventando compilatori dei municipali diplomi, bolle, sigilli.

Le qualità teologiche-umanistiche dei Celestini saranno illustrate dai venerabili Luca Mellini, Pasquale Tristabocca e il francese Giovanni Bassando di Besançon, a riordino conventuale che necessiterà di apertura dell’Osservante Giovanni da Capestrano; quelle artistiche da Muzio Alfieri e Carlo Ruther di Danzica, pittori e restauratori di Collemaggio, senza contare che le laudi celestiniane sono antesignane forme musicali autoctone, come ricorda Francesco Zimei.

Di questa intima quanto consapevole compenetrazione fra la tiara e il gonfalone, i monaci celestiniani, per dirla con Raffaele Colapietra, tanto attraverso le Arti quanto nella resistenza a Braccio da Montone nel 1424, incarnano lo spirito della libertas aquilana: tema fortunato nell’Illuminismo, ma carico di laicità e privo dell’animus di ricomposizione del Comitatus aquilanus, visto l’affermarsi della tesi sulla fondazione federiciana della città e la “causa sulla bonatenenza”.

Gli sviluppi socio-economici dell'Ordine celestiniano erano sottesi alla civiltà agraria, sino all'Osservanza francescana, che coi Monti di pietà innervava in senso mercantile una città che, nel cosiddetto secolo d'oro, era seconda solo a Napoli nel regno meridionale. L’armonia fra gli Ordini religiosi viene dal richiamo ‘ad Aquilam’ di Bernardino da Siena, nel 1444, preceduto a Sella di Corno dalla “visione di Celestino V”. Le migliaia di fedeli che lucravano l’indulgenza dopo il corteo della Bolla, presa alla Cappella della torre civica dalle magistrature che si incontrano a piazza del Duomo con le autorità vescovili per poi dirigersi alla basilica di Santa Maria in Collemaggio, indussero papa Sisto IV a perpetuare la cerimonia del Perdono; e il francescano Giovanni da Capestrano, con precisa indicazione urbanistica, perorò la realizzazione di una strada tra Porta Bazzano e la basilica mariana.

La posizione di rigorosa condanna della pratica dell’usura da parte degli Osservanti riduce gli spazi della predicazione dei Celestini sul perdono teologico, che è la risposta alla critica protestante sulle indulgenze ecclesiastiche. In linea con le istruzioni del Concilio di Trento, la cerimonia del Perdono celestiniano serve il vero messaggio evangelico della remissione dei peccati, inteso come cooperazione fra il libero arbitrio dell’uomo e la fede salvifica del Dio misericordioso. A minare la saldezza celestiniana locale stava, come dice padre Giacinto Marinangeli, quella diarchia, già in nuce posta in essere nel 1378 dall’antipapa francese, che concedeva ai confratelli parigini la supremazia su omologhe abbazie aquilane. Si chiamò in causa una sinergia laica e religiosa nella dominazione ispanica. Si registra anche il lascito pacificatorio di Margherita d’Austria, con la statua in argento di Celestino V, che gli aquilani donavano a Clemente VIII in occasione del Giubileo del 1600; mentre Paolo V e il cardinale Roberto Bellarmino sistemavano l’Ordine celestiniano.

 

Dal Settecento al Novecento

Erano gli ultimi bagliori, nella modernità supposta, le contese sull’uso del pontificale e la durata delle celebrazioni in oggetto fra l’abate di Collemaggio e i vescovi aquilani. Dopo l’interdetto diocesano del 1720, l’Ordine celestiniano, riformabile da Clemente XIV nel 1773, ma non da Pio VI, tradotto in Francia col Capitolo generale del 1797 si espose alla soppressione napoleonica del 1807, concedendosi Collemaggio ai conventuali nel 1820. Fra ‘800 e ‘900 la cerimonia del Perdono vede sempre i devoti ricevere dalla torre della basilica di Collemaggio la benedizione anche per le greggi pronte per la transumanza, al suono delle campane. Da qui prende avvio l’usanza successiva di suonare i pomelli di carrozze, biciclette, automobili. Si tratta di estrinsecazioni laiche della Perdonanza, secondo l’accezione dannunziana, nel tempo in cui il direttore della Biblioteca provinciale, Enrico Casti, sollecitava migliori rielaborazioni dell’identità celestiniana.

Fra le due guerre mondiali si rievoca l’incoronazione di Celestino V, filmata dall’Istituto Luce del sulmonese Alessandro Sardi nel 1932, nell’ambito del recupero di saghe italiche durante il Ventennio: il tutto a cura del Comitato turistico di Antonio Ciarletta ed Emilio Tomassi, in favore della Grande Aquila, mentre il vescovo Gaudenzio Manuelli ripropone Celestino V al culto locale, inserendolo nel nuovo breviario arcidiocesano. Da qui l'appello, in un volumetto del 1935 di storia religiosa aquilana di Alfonso Catignani, affinché “la gloria nostra dei Celestini, risorga in questa forte e gentile terra d'Abruzzo”.

Dopo il 1945, nel 13° Cinquantenario dell’incoronazione di Celestino V, con esposizione delle sue reliquie sacre ad un popolo festoso e riconoscente per la fine delle ostilità belliche, c’è il ripiegamento mediatico della Perdonanza, pur in una declinazione storico-letteraria ed artistica. Riguardo all’aspetto letterario, si ripropone la sempiterna discussione sull’attribuzione dantesca al papa eremita del “gran rifiuto” (Divina Commedia: Inf. III, 58-60), sottovalutandosi il parere opposto di Francesco Petrarca, poi ripreso da Ignazio Silone nella sua “Avventura di un Povero Cristiano” e la posizione mediatoria di Jacopone da Todi. Sotto un aspetto più squisitamente artistico, si assiste invece alla progettazione dell’ostensorio della Bolla a forma di aquila, che sarà realizzato dall’artista Remo Brindisi, artista che molto darà alla città, in termini di opere insigni, anche per la Processione aquilana del Venerdì Santo.

La Chiesa del Concilio Vaticano II apre alla riflessione su Celestino V, e Paolo VI recandosi con intento spirituale a Fumone nel 1966, su interessamento dell’arcivescovo dell’Aquila Costantino Stella, inserisce per prima la Perdonanza nelle Indulgenze ecclesiastiche, riconoscendo pertanto l’autenticità della Bolla. Da qui, a fine anni Settanta del secolo scorso, la ricerca del vero giubileo aquilano. A questo riguardo, il rettore della Basilica di Collemaggio, Padre Quirino Salomone, su idea di Umberto Cavalli e collaborazioni di Floro Panti, Carlo e Franco Gizzi, Mario e Andrea Corridore, vara “Il Fuoco del Morrone”. A rievocazione del Corteo dell’incoronazione papale, dagli eremi morronesi la fiaccola giunge fino al “Colle de Majo” il 28 agosto, tramite una staffetta podistica: è l’aspetto scenico dell’Indulgenza plenaria, atta a sanare tutte le infermità umane.

Da queste energie religiose e civiche incentrate sull’accensione del tripode prende avvio la “rivitalizzazione” della Perdonanza, il 28 agosto 1983, con il Corteo storico della Bolla e battitura con ramo d’ulivo del Getsemani per l’apertura della Porta Santa da parte di un Cardinale, che quel primo anno sarà Carlo Confalonieri. Quindi l’indomani la processione all’incontrario, dalla basilica alla torre civica, per la riposizione della Bolla nella sua antica Cappella.

Infatti in quel 1983, col favore dell’arcivescovo Carlo Martini, per impulso del sindaco Tullio de Rubeis, con la presidenza di Serafino Petricone alla Provincia, la Perdonanza viene “rivitalizzata” e istituzionalizzata con la consulenza creativa di Errico Centofanti, che ne cura la rinascita con un rigoroso progetto, essendone per diversi anni il Sovrintendente. Sotto la progressiva egida anche del Centro celestiniano, ecco dunque la Perdonanza da offrire al mondo come un tempo. Era stata lambita il 30 agosto 1980 dalla visita apostolica a L’Aquila di Giovanni Paolo II, esplicitante già parole e gesti del profetico suo lungo pontificato, che avrà fasi meditative sul Gran Sasso.

Un attento protagonista della stagione di cui si riflette, Goffredo Palmerini, assessore comunale nell’amministrazione di Tullio de Rubeis (1980-’85), in uno scritto della “rivitalizzazione” riferisce nel dettaglio la genesi e rammenta lo spuntare di un’apposita fondazione di personalità del mondo civico e religioso durante quella sindacatura. Come pure nelle successive sindacature di Enzo Lombardi, Marisa Baldoni e Giuseppe Placidi, confermata in quelle pur culturalmente opposte di Antonio Centi e Biagio Tempesta, per gestire i vari aspetti della manifestazione, che nel versante laico hanno il clou nell’ “isola sonante”, per musicalità multitasking nelle piazze dei quattro Quarti cittadini.

Accanto alle devozioni religiose ci sono fascinazioni di massa, per manifestazioni collaterali talora discutibili, ma che prevalentemente, per spessore di esibizioni artistiche, danno visibilità mondiale a L’Aquila, capitale della Pace tra i popoli, in ere di ridondanti guerre nel pianeta. A spezzare il quadro armonico, nel 1988, il trafugamento delle spoglie di Celestino V dal suo mausoleo cinquecentesco di Girolamo da Vicenza, perdurando, oltre il suo ritrovamento, speculazioni di vario tenore che non rendono giustizia al dato storico, per cui il dibattito in argomentum ferve e determina prese di posizione critiche fra gli studiosi locali.

In parallelo, non immune da dispute storico-letterarie, c’è una editoria sull’Ordine celestiniano che va dalla rivista ”La Perdonanza” di Dante Capaldi, Giovanni Frassanito, alla pubblicistica di Emidio Di Carlo, Angelo De Nicola, Paolo Cautilli, Luca Ceccarelli, Maria Grazia Lopardi; una convegnistica pluridisciplinare del Centro celestiniano e della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, dal 1982 al 1995, con presenze del gotha sul medievalismo, quali Raoul Manselli, Jacques Le Goff e Edith Pazstor; per finire, ad exempla, alle trattazioni privilegiate di Daniele Pinton e Carmelo Pagano Le Rose sui codici di Celestino V, da cui la inusitata capacità di un papa legislatore, ma ammantato dell'età dello Spirito, secondo la visione profetica di Gioacchino da Fiore.

 

Gli anni Duemila

Nella Perdonanza del secolo XXI ci si sofferma sullo svolgimento e sulla composizione del Corteo della Bolla, anche se non sempre sono rispondenti i criteri storici ed organizzativi. Si verifica il coinvolgimento massivo di associazioni, confraternite locali e città mondiali gemellate con il capoluogo abruzzese, con un riguardo tutto particolare alla città tedesca di Rottweil, patria di quell’Adamo venuto ad Aquila nel 1472 in qualità di braccio destro di Johannes Gutenberg. Si assiste alla proposta di far scortare la teca contenente il messaggio celestiniano da una Dama e Giovin Signore, selezionati fra studenti aquilani. La superfetazione popolaresca del compito di far custodire la Bolla alla civicità, la risposta a svarioni gestionali su spettacoli e premialità legate all’evento, passano per la necessaria ripresa d’interesse per i riti religiosi.

Significativo, a parere di un “celestinologo” del calibro di Walter Capezzali, che si sia rinvenuto il più antico ritratto del 192° papa in uno degli affreschi della chiesa aquilana di San Pietro a Coppito, prima dell’indicibile tornante sismico del 2009, che non ferma i riti della Perdonanza, e l’ingresso sia pur parziale dei fedeli alla basilica di Collemaggio. Come non ricordare il 28 aprile 2009, quando l’arcivescovo Giuseppe Molinari e il sindaco Massimo Cialente accolsero in visita alla sì tanto vessata L’Aquila papa Benedetto XVI, che donò raccolto in meditazione il suo sacro Pallio al cenotafio di Celestino V, mentre il successore di papa Ratzinger, Jorge Mario Bergoglio, fu ordinato sacerdote proprio il 13 dicembre, giorno delle dimissioni di Pietro dal Morrone, come osserva Mario Setta.

Siamo alla peculiarità della rappresentazione più virtuosa, della dialettica tra religiosità e civismo, in un contesto aquilano che attende la sua riedificazione, non disgiungibile da fattori di riconciliazione morale, fra le componenti storiche di una conurbazione basata sull’equilibrato rapporto fra uomo e ambiente, come dal dono di Celestino. Nel suo messaggio pastorale per la Perdonanza, precedente l’anno del Giubileo Straordinario indetto da papa Francesco nel novembre 2015 dalla cattedrale centroafricana di Bangui - gestita dalle suore celestine - l’allora arcivescovo dell’Aquila sottolineava che entrambi i momenti si fondano sull’esperienza evangelica e sulla categoria teologica del Perdono, che non vuol dire cedere al torto subìto ingiustamente, ma è l’unica arma per vincere la condizione di peccato che ha indotto all’atto negativo.

La Perdonanza, sempre svoltasi nel rispetto della storia municipale, nell’edizione del 2016, interpretando i sentimenti degli aquilani, vedeva annullate dalla Municipalità le manifestazioni laiche, in omaggio all’immane patimento delle amiche genti di Amatrice e dell’Italia centrale, colpite dal sisma del 24 agosto. Occorre, dapprima per la sindacatura di Massimo Cialente e particolarmente per l’attuale di Pierluigi Biondi, il rafforzamento delle superiori valenze religiose di un evento che si vuole accreditare a Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco, senza accantonare le feste civili, affidate all’assessore alle politiche culturali Sabrina Di Cosimo con la direzione artistica di Leonardo De Amicis, aquilano e direttore d’orchestra.

Con la Perdonanza 2018 la ricostruita basilica di Santa Maria di Collemaggio ridiviene centrale per l’accensione del tripode sulla sua torre chiesastica. Due mesi prima la basilica teatro della sua prima messa da Cardinale, l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, assieme al suo eminente collega João Braz de Aviz aprono la Porta Santa: la prima volta, in 724 anni, due porporati con mandato papale a dischiudere la prospettiva reale del dono celestiniano di riconciliazione al mondo. Al di là delle occasioni d’analisi e confronto sulla Perdonanza antica e moderna, insieme alla Indulgenza da lucrare, occorre l’impegno concreto per la conversione, se si vuole essere persone in rinnovamento, come un po’ la storia aquilana, nei secoli, all’insegna dei valori di pace, solidarietà e riconciliazione.

Pubblicato in Arte e Cultura

L'AQUILA - La Comunità Francescana di San Giuliano informa che sabato 1 settembre si svolgerà la Festa solenne del Beato Vincenzo dell'Aquila.

In occasione dell'evento avverrà la reposizione delle spoglie del Beato, oggetto di recente ricognizione, nella cappella a lui dedicata all'interno della chiesa di San Giuliano.

L'appuntamento è presso il Convento di San Giuliano alle ore 18,30: aprirà l'incontro una breve relazione di Luca Ventura sulla ricognizione effettuata sul corpo del frate francescano. Seguirà alle 18,45 la Santa Messa presieduta dal Ministro Provinciale Luigi Recchia e la reposizione della teca all'interno del restaurato monumento sepolcrale. La celebrazione si chiuderà con una fiaccolata con partenza dal Convento di San Giuliano e arrivo nella chiesa di San Sisto.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

La cappella del Beato Vincenzo nel Convento di San Giuliano torna così completa e rinnovata. Già lo scorso anno, infatti, era avvenuto il restauro della tavola dipinta di Saturnino Gatti raffigurante il Beato, grazie al contributo dell’Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo.

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L'AQUILA - Anche quest’anno, il jazz Italiano torna a mobilitarsi per le terre colpite dal sisma. Saranno quattro le città coinvolte, confermando l’impegno avviato nell’edizione 2017 in quattro giornate consecutive di concerti: il 30 agosto a Camerino (MC), il 31 agosto a Scheggino (PG), il 1 settembre ad Amatrice (RI) e per finire il 2 settembre a L’Aquila con 20 plachi, 80 concerti e 570 musicisti coinvolti.

Musicisti, provenienti da tutta Italia, parteciperanno a questo grande evento, ormai simbolo dell’impegno e dell’unione del mondo del jazz a favore dei territori e delle popolazioni colpiti dal terremoto. Con lo stesso spirito e forti della nascita della Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano”, organo che, in questo senso, va a riassumere perfettamente il lavoro di rete fatto in questi anni, presentiamo anche per il 2018 la manifestazione, promossa da MiBAC – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Comune dell’Aquila-Comitato Perdonanza, sostenuta da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, in qualità di main sponsor, con il supporto di NUOVOIMAIE e il contributo tecnico di CAFIM, e organizzata dalla Federazione stessa, Associazione I-Jazz, MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz e Casa del Jazz.

Anche per questo anno il Comune dell’Aquila apre le proprie porte e i propri spazi a una manifestazione che ha stretto ormai un legame profondo con la città stessa. Fortemente voluta dal MiBAC, dal sindaco Pierluigi Biondi e dal musicista e direttore artistico Paolo Fresu, l’iniziativa, che anche nel 2018 ha confermato la propria natura itinerante toccando gli altri centri duramente colpiti dal sisma del 2016, concentrerà all’Aquila la giornata conclusiva il 2 settembre con centinaia di musicisti e numerose band, che suoneranno in oltre 15 luoghi diversi della città, e un jazz club tutto nuovo in Piazzetta del Sole (una delle novità di questa edizione) gestito per l’occasione da Italia Jazz Club, aperto già dalla sera del 1° settembre con una jazz band residente e musicisti che si alterneranno in una jam session notturna.

L’Aquila, inoltre, il 1° settembre, alle ore 12:00, ospiterà la partita di calcio di beneficenza organizzata dalla Nazionale Italiana Jazzisti che sfiderà AmiciAmatriceAquila AAA presso lo Stadio Gran Sasso d’Italia. Lo scopo dell’iniziativa si inserisce a pieno nello spirito della manifestazione e ne rafforza le finalità benefiche: La Nazionale Italiana Jazzisti, le istituzioni aquilane e amatriciane e personaggi della cultura e dello spettacolo uniti in campo per la solidarietà.

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala Rivera di Palazzo Fibbioni, all’Aquila, è stata sottoscritta la Dichiarazione d’intenti con cui si procederà, entro il 2018, a definire il protocollo d’intesa che stabilisca ruoli e attività operative che consentiranno di istituzionalizzare la maratona jazz nel capoluogo abruzzese che diventerà, per il futuro, uno dei più importanti appuntamenti musicali e culturali nel panorama italiano. A firmare il documento il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il presidente Iji, Paolo Fresu, e il Direttore generale della Siae, Gaetano Blandini.

“L’Aquila cresce al ritmo vertiginoso del jazz – dichiara Paolo Fresu, direttore artistico dell’iniziativa e presidente della Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano” - Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma ha coinvolto, in soli quattro anni, circa 2500 musicisti con oltre 400 concerti dimostrando quanto la vitalità e la poesia del nostro linguaggio artistico siano preziose nella tessitura del pensiero architettonico, sociale, umano ed economico della città e degli altri comuni colpiti dal sisma.

Dal 2019 l’Aquila diverrà la capitale del jazz italiano con un festival autonomo e che dialogherà anche con Amatrice, Camerino e Scheggino.

La Federazione Nazionale IJI, oggi strumento prezioso per tutto il nostro jazz, è pronta a collaborare e a proseguire in questo simbiotico percorso”.

“Il jazz italiano per le terre del sisma non è solo un grande evento che animerà L’Aquila e i luoghi che la comunità sta ritrovando poco alla volta – dichiara il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi - è un’esplosione di vitalità, effervescenza culturale, armonia tra tradizione e sperimentazione. Sentimenti e sensazioni che animano questa città e le centinaia di artisti che si esibiranno sin dal primo mattino il prossimo 2 settembre. L’obiettivo, con il fondamentale supporto del MiBAC, del maestro Paolo Fresu e della Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, è individuare la formula per fare della grande maratona jazzistica un appuntamento fisso nel capoluogo abruzzese. Ritengo che una manifestazione così straordinaria abbia ancora ampi margini di crescita così come L’Aquila deve affrontare un importante cammino per recuperare a pieno la sua identità, oltre che i palazzi e i cortili feriti dal terremoto. La ricostruzione e il jazz possono affrontare questo percorso in maniera sinergica, confrontandosi ogni anno per ritrovarsi, scoprire le novità che l’una può offrire all’altro e abbracciarsi attraverso la magia e le suggestioni che solo la musica può e sa regalare”.

“La città dell’Aquila è ormai diventata un punto di riferimento nel panorama del jazz nazionale ed internazionale e gli artisti stessi hanno una grande voglia di essere protagonisti della grande maratona musicale che animerà il capoluogo abruzzese e tutte i territori falcidiati al sisma – è il commento di Sabrina Di Cosimo – assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila - Da questa città e dall’evento che si tenne per la prima volta nel 2015, inoltre, i musicisti hanno compreso quanto fosse importante essere uniti e collaborare. Una consapevolezza che ha portato, nel febbraio scorso, alla nascita della federazione nazionale del jazz italiano che ha poi sottoscritto un importante accordo con il Mibact per la promozione e la diffusione di un genere musicale tanto complesso quanto affascinante e coinvolgente. Manifestazioni simili contribuiscono alla rinascita sociale ed economica di un territorio, rendendolo più attrattivo sia in termini turistici sia in termini culturali”.

“La Società Italiana degli Autori ed Editori conferma anno dopo anno il suo impegno in prima linea nel sostenere progetti e manifestazioni come Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma che sanno unire musica e solidarietà per la ricostruzione del tessuto sociale e la rinascita della vita culturale delle popolazioni colpite dai tragici eventi naturali – commenta Filippo Sugar, Presidente SIAE, main sponsor della manifestazione - Purtroppo negli ultimi anni il nostro paese è stato sconvolto da gravissime devastazioni; il sostegno di SIAE in favore delle comunità del centro Italia duramente colpite dagli eventi sismici ha trovato declinazioni concrete in iniziative come ‘Il Jazz italiano per L’Aquila’, ‘SIAE per Amatrice’ e ‘RisorgiMarche’, nella convinzione che la cultura e l’amore per il territorio siano la solida base su cui poggia ogni ricostruzione”.

“Il NUOVOIMAIE è lieto di partecipare a questa importante manifestazione culturale - dice il presidente Andrea Miccichè - che ci auguriamo possa contribuire a dare fiducia agli abitanti dei territori colpiti dal sisma, ma anche rappresentare uno stimolo per il rilancio turistico. Siamo fortemente convinti che l’unione tra musica, arte in generale e solidarietà possa far aumentare la possibilità di centrare obiettivi importanti”.

Anche l’iniziativa di quest’anno (che si aggiunge a quella degli ultimi due anni) collabora in modo associativo con Io Ci Sono Onlus alla costruzione del Centro Polifunzionale di Amatrice ed alle successive attività socio-culturali che daranno vita e respiro alla struttura.

Il coordinamento generale del progetto è realizzato dalla Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano”, dall’Associazione I-Jazz (che raccoglie i principali festival e progetti di jazz italiani), unitamente all’Associazione Musicisti Italiani di Jazz (MIDJ) e alla Casa del Jazz di Roma.

“Il jazz italiano per le terre del sisma” è promosso dal MIBACT, Comune dell’Aquila-Comitato Perdonanza, con l’adesione di Comune di Scheggino, Comune di Camerino e Comune di Amatrice. SIAE si conferma main sponsor dell’evento, con il contributo di NUOVOIMAIE e CAFIM.

“Il jazz italiano per L’Aquila” è stato il primo capitolo di un percorso importante, significativo, indimenticabile che ha visto riversarsi nel capoluogo abruzzese, il primo weekend del settembre 2015, un fiume di persone appassionate che si sono strette attorno al cuore di una realtà ancora profondamente segnata dal terremoto del 2009. L’anno successivo, il tentativo di organizzare una seconda edizione è stato spazzato via dal terribile sisma che ha messo in ginocchio il centro Italia, il 24 agosto. Tutta l’Italia del jazz, però, si è prontamente mobilitata per riuscire a riunire i pezzi di un progetto che, alla luce di quanto successo, poteva avere ancora più valore. Il 4 settembre 2016 la penisola intera, da Courmayeur a Lampedusa, ha visto nascere “Il jazz italiano per Amatrice”, una maratona nazionale che ha avvicinato e unito i cuori e i luoghi nel grande abbraccio della musica. Nel 2017, memori di questo piccolo grande miracolo e ancora più fiduciosi nel continuare l’opera di sensibilizzazione indirizzata ad accelerare i tempi della ricostruzione delle zone terremotate, gli organizzatori hanno dato vita a “Il Jazz italiano per le terre del sisma” in un’ottica ancora più integrata di condivisione e diffusione del forte messaggio di solidarietà.

Per la tappa aquilana del “Jazz italiano per le terre del sisma” alcuni degli appuntamenti inseriti nel programma ufficiale non si svolgeranno a Palazzo Carli in piazza Vincenzo Rivera bensì a PALAZZO CARLI-BENEDETTI situato in VIA ACCURSIO (ingresso da via Leosini o via Mazzini).

In caso di pioggia, inoltre, gli organizzatori adotteranno tutte le soluzioni tecniche adeguate e necessarie affinché gli appuntamenti possano a svolgersi regolarmente al coperto.

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