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Articoli filtrati per data: Maggio 2018 - Radio L'Aquila 1

L'AQUILA - Si è riunito questa sera il consiglio direttivo dei costruttori edili della provincia dell’Aquila per valutare la situazione della presidenza, a seguito della sospensione di Ettore Barattelli dalla guida dell’associazione, dopo essere stato raggiunto il 18 aprile scorso da una sentenza di condanna in primo grado.

Il provvedimento di autosospensione si era reso necessario per tutelare l’associazione degli edili da ogni possibile risvolto legato alla vicenda giudiziaria e per concedere a Barattelli il tempo di una disamina su quanto contemplato dai regolamenti interni. Infine Barattelli, a tutela della linea di legalità e trasparenza che Ance l’Aquila si è data per statuto, sia nella sostanza che nella forma, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili.

I consiglieri hanno preso atto della decisione esprimendo solidarietà al collega. L’organismo direttivo ha ufficialmente ringraziato Barattelli per aver fatto prevalere l’interesse comune della casa degli imprenditori e gli ha formulato gli auguri per il prosieguo della vicenda giudiziaria, riconoscendo comunque la decisione saggia e necessaria anche per il particolare momento storico della città e dell’associazione dei costruttori. Il Consiglio ha inoltre ringraziato il presidente uscente per i risultati conseguiti.

Si apre ufficialmente una nuova fase per Ance L’Aquila che dovrà nominare un nuovo Presidente.

“Dovrà essere una fase breve per via degli importanti impegni che ci aspettano - ha chiarito il presidente vicario Tullio Genesio - e per dare continuità all’intenso lavoro che stiamo svolgendo”.

Permangono diversi nodi da sciogliere in merito al sisma del 2009 a cui si aggiungono le nuove norme del sisma del centro Italia su cui Ance L’Aquila è fortemente impegnata. Urgono soluzioni anche sul fronte delle opere pubbliche che ristagnano e sulla funzionalità degli uffici sia del comune che degli Usr ed Utr a seguito di importanti ed improvvise variazioni di organico.

Barattelli, presente alla riunione, ha auspicato che si continui a portare avanti la linea di programma impostata “contando su una squadra autorevole e coesa, ed una struttura tecnico-amministrativa estremamente valida e competente”.

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L'AQUILA - "In riferimento alla convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, fissata al 31 maggio prossimo, finalizzata alla costituzione dell’AGIR tramite la sottoscrizione dell’Atto Costitutivo e alla nomina del Presidente dell’Assemblea e dei membri del Consiglio direttivo, esprimiamo la massima contrarietà e l’inopportunità di tale riunione nell’attuale contesto politico/amministrativo" così Sara Marcozzi, consigliera regionale M5S.

Il riferimento è al prossimo 10 giugno, data in cui si terranno le elezioni amministrative in ben 31 Comuni della nostra Regione, tra cui un capoluogo di provincia (Teramo), che esprimeranno nuovi amministratori che serrano chiamato a governare le future scelte di pianificazione e gestione del ciclo dei rifiuti.

“Ci sembra politicamente scorretto, dopo anni di attesa, insediare l’AGIR alla vigilia di un’elezione amministrativa così importante computando i voti di amministratori che solo dieci giorni dopo il voto non avranno più la rappresentanza del proprio territorio, anche in considerazione della “débâcle” amministrativa che attende il Partito Democratico.” commenta Sara Marcozzi “Siamo agli ultimi giri di giostra del partito democratico che cerca di accaparrarsi le ultime poltrone”.

Ma i motivi della contrarierà non finiscono qui "Alcuni Comuni importanti (cito a titolo ad esempio Chieti) hanno in corso le gare per l’individuazione del nuovo gestore del servizio di igiene urbana e, considerando che ai sensi dell’art. 4 della L.R. 36/2013 non possono essere aggiudicate gare dopo sei mesi dalla costituzione dell’AGIR, questi Comuni si troverebbero impossibilitati a concludere le procedure di gara in corso, dovendo proseguire con il vecchio gestore sino all’individuazione del gestore unico che avverrà chissà tra quanti anni".

“Alla luce della manifesta inerzia di questa amministrazione regionale riteniamo che la nuova governance dei rifiuti dovrà essere pianificata e guidata dalla prossima amministrazione regionale, non di certo da un Presidente a mezzo servizio che tra qualche giorno abbandonerà l'Abruzzo per la più confortevole poltrona del Senato. È diritto degli abruzzesi tornare al voto il più presto possibile ed eleggere un presidente che abbia a cuore le sorti della regione e si occupi a tempo pieno della programmazione di governo” conclude Sara Marcozzi “Dopo l’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri del Nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, siamo di fronte all’ennesima prepotenza istituzionale del Presidente – Senatore Luciano D’Alfonso. Il M5S si opporrà in tutte le sedi, anche quelle del tribunale amministrativo, per bloccare questo indegno accaparramento di poltrone. La gestione del ciclo dei rifiuti devi rimanere nelle mani del pubblico”.

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L'AQUILA - In una terra che continua periodicamente a tremare, e a quasi dieci anni dal sisma, la questione sulla sicurezza delle scuole è ancora lontanissima dall'essere risolta, lo sostiene in una nota Coalizione Sociale che ha così avviato una campagna di sensibilizzazione e protesta con manifesti apparsi nei giorni scorsi in città e volantinaggi fuori le scuole.

"Nessuna scuola di competenza comunale è stata ad oggi ricostruita, nonostante i 42 milioni in cassa da tempo. Più di 3.600 bambini e bambine (il 60% del totale) stanno crescendo nei Musp, strutture la cui provvisorietà è fonte ormai di numerosi problemi, mentre la maggior parte degli altri frequentano edifici di cui non si conoscono i livelli di sicurezza, non essendo state completate le verifiche di vulnerabilità.

Totalmente disattesi gli impegni di campagna elettorale del sindaco Pierluigi Biondi in materia, come la la tanto sbandierata "task force", una consistente unità di personale che in cento giorni avviasse le pratiche.

Stando al cronoprogramma del Comune, rimasto fermo all'era Cialente (già fortemente deficitaria), ad oggi dovremmo avere già cinque scuole ricostruite: Paganica, Pettino, Arischia, Coppito e Santa Barbara, e in fase di ultimazione i lavori del polo di Sassa. Di tutte le altre non ci è dato sapere nulla. La realtà dei fatti è che invece di riaprire in sicurezza, le scuole continuano ad essere chiuse perché insicure, come è accaduto nello scorso novembre a Preturo e Arischia, dove le verifiche di vulnerabilità sismica hanno dato risultati prossimi allo zero.

Non va meglio per gli Istituti superiori, di competenza della Provincia, che hanno tutti bassi indici di vulnerabilità, ossia alti indici di rischio sismico. In una città che ha visto morire giovani in strutture scolastiche, circa 4 mila studenti e studentesse entrano ogni giorno in scuole non sicure. Caso emblematico ed eclatante è quello del Cotugno, uno dei licei più frequentati della città: dopo le scosse del gennaio 2017, studenti e personale hanno dovuto subire trasferimenti, doppi turni, chiusure e infine uno smembramento in ben 5 plessi diversi, a causa delle accertate condizioni di non sicurezza della sede.

Né il Comune né la Provincia hanno ancora chiarito dove gli oltre mille frequentanti dell'Istituto potranno svolgere le lezioni nel prossimo anno scolastico, durante il quale l'edificio di Pettino sarà sottoposto a lavori della Provincia, che comunque riguarderanno l'adeguamento statico e non il miglioramento sismico. Né è dato sapere dove e quando sarà costruita la nuova sede per la quale la Regione ha predisposto uno stanziamento di 13 milioni.

Il presidente della Provincia dell'Aquila, Angelo Caruso, nel settembre scorso aveva annunciato la volontà di "ricostruire ex-novo" tutte le sedi di competenza provinciale, promettendo inoltre un tavolo interistituzionale tra gli enti, volto a pianificare una programmazione pluriennale. Superfluo sottolineare come questi proclami siano ad oggi rimasti tali.

All'immobilismo delle precedenti amministrazioni provinciale e comunale, si aggiungono le promesse mancate e i ritardi delle attuali amministrazioni.

La Coalizione sociale chiede: una puntuale informazione sullo stato dell'arte e sulla sicurezza degli edifici comunali e provinciali e l'attivazione reale di una task force adeguata agli impegni, che avvii immediatamente un cronoprogramma di lavori attendibile e verificabile.

L'avvio di una campagna mediatica è solo l'inizio di una più vasta mobilitazione sul tema della sicurezza delle scuole, punto ineludibile per una città che voglia dirsi sicura e offrire un futuro alle nuove generazioni" si legge nella nota.

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L'AQUILA - Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione dell'edizione di maggio 2018 di “Officina L'Aquila, incontri internazionali”, la rassegna internazionale di restauro e riqualificazione urbana, promossa e organizzata da Carsa srl, in collaborazione con Ance Abruzzo, insieme ad Ance L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, che si terrà dal 23 al 25 maggio all'auditorium del parco del Castello.

Alla conferenza stampa hanno preso parte il coordinatore di “Officina L’Aquila” Roberto Di Vincenzo, l'astrofisico e ricercatore del Gssi Roberto Aloisio, il vice presidente di Ance Abruzzo e presidente di Ance Teramo Raffaele Falone e il direttore editoriale di Carsa Oscar Buonamano.

Ricco il programma della tre giorni, che partirà mercoledì 23 - come di consueto - con l'educational tour dedicato alla stampa nella prima giornata. Appuntamento alle 10,30 davanti all'auditorium del Parco del Castello per un tour che in questa edizione entrerà in sette tra i cantieri più interessanti della ricostruzione: la Chiesa di San Silvestro e quella di Santa Maria della Misericordia (segretariato Mibact); il consorzio Sant'Emidio (Costruzioni Iannini); l'aggregato di via Antinori (Costruzioni Coaf&Vittorini); il consorzio Castelletta (Frezza ingg Armido e Pierluigi); cantiere di San Basilio (Edilfrair costruzioni generali) e il consorzio Carispaq (Cingoli consolidamento e restauro). Oltre alla visita nei cantieri, saranno organizzate visite anche all'interno dei Laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso sia per la stampa nazionale (4 giornalisti di testate italiane) e internazionale (19 corrispondenti dell'estero) sia per i giornalisti locali per i quali, in particolare, la visita si terrà sabato 30 giugno.

“Cantieri aperti”, le visite guidate e approfondite nei cantieri del centro storico dell'Aquila dedicate ai progettisti e ai tecnici, agli studenti e ai semplici cittadini interessati a conoscere da dentro i “segreti” della ricostruzione, si conferma una colonna portante di “Officina L'Aquila”: già quasi tutto esaurito grazie alle numerose richieste arrivate in pochi giorni.

“Officina L'Aquila” cambia pelle. In questa edizione si avvia un dibattito con il nuovo cratere sismico. “L'Aquila ha consolidato il suo modello organizzativo di ricostruzione - ha spiegato Di Vincenzo - mentre il resto del nuovo cratere si trova in una fase fortemente emergenziale, con notevoli ritardi. Non si tratta di un confronto vero e proprio, perché le due fasi sono molto diverse (ricostruzione avanzata da un lato, emergenza dall'altra), ma di un inizio di dialogo, in quanto siamo convinti che dal dialogo nasca la possibilità di replicare delle esperienze positive. Obiettivo: capire le difficoltà che altrove si stanno incontrando”.

Questa edizione di maggio sarà incentrata, dunque, sul tema “L'Aquila e l'Appennino”, estendendo la riflessione sulle problematiche del post-sisma e della ricostruzione alle terre del Centro Italia martoriate dai terremoti degli ultimi anni e chiamate a rispondere a una sfida importante: rinascere sotto il profilo urbanistico e sociale, vincere la depressione economica che colpisce le comunità dopo una catastrofe naturale, avviare un processo virtuoso che porti a cambiare la mentalità corrente spostando l'asse dall'emergenza alla prevenzione e alla messa in sicurezza di un territorio fragile - come l'Appennino - ma ricco di risorse, bellezze artistiche, storia e natura. Si affronteranno, poi, i temi legati a rigenerazione urbana, sicurezza, formazione, informazione e legalità, quest'ultima fondamentale per mantenere sana e duratura la rinascita dei territori, su cui si riversano inevitabilmente tante risorse pubbliche.

Nella tre giorni di rassegna si confronteranno, portando la loro testimonianza, rappresentanti istituzionali, amministratori, soprintendenze, professionisti dei vari crateri del Centro Italia.

Tre le novità di quest'anno, come ha spiegato Di Vincenzo: “L'apertura all'Italia, con la partecipazione delle Camere di Commercio di Rieti, Ancona e Ascoli Piceno, delle Soprintendenze del Centro Italia e di alcuni sindaci dei Comuni del cratere sismico 2016. E dato che L'Aquila sta tornando alla vita, abbiamo pensato di restituire la parte della città ricostruita ai suoi cittadini, organizzando iniziative culturali (concerti, mostre e così via) all'interno dei palazzi ricostruiti: per ora si tratta del lancio di una nuova idea che poi andrà a regime e si chiama 'Officina L'Aquila fest', con due concerti jazz all'interno dell'auditorium a chiusura dei convegni e uno a Palazzo Cappa Cappelli, già ricostruito e riconsegnato, dove si terrà la festa di Officina a fine rassegna”.

Un'altra novità è il “racconto della ricostruzione”.

“Stiamo costruendo, come Carsa, un volume condiviso, realizzato su social, come abbiamo già fatto per la Costa dei Trabocchi - ha aggiunto Di Vincenzo - una nuova linea editoriale che prevede il racconto della città, del suo futuro, mirato a restituire l'orgoglio a questa grande e meravigliosa città”.

Raffaele Falone, vicepresidente Ance Abruzzo e presidente di Ance Teramo, si è detto soddisfatto per la costanza con cui Officina L'Aquila si dedica “alla riflessione e al dibattito su dove vogliamo portare L'Aquila e, adesso, tutto il cratere sismico. Faccio un plauso agli organizzatori che dopo 7 anni non fa mai mancare gli argomenti seri e concreti su cui confrontarsi per la ricostruzione. Una missione, quella di Officina, che riesce a mettere a sistema tutti gli attori della filiera della ricostruzione. Il terremoto non è solo dell'Aquila, ma di tutta Italia, a partire dal Centro Italia, che soffre di un problema serio, economico e sociale: va verso lo spopolamento. Il sisma – ha sottolineato Falone - dev'essere opportunità per ricostruire tutte le regioni appenniniche colpite dai sismi, e deve bloccare quel drenaggio dell'economia che si accentra sempre di più verso le grandi città. Dopo quasi due anni dagli ultimi eventi sismici la ricostruzione del Centro Italia non è ancora partita e il nuovo Governo deve dirci perché: colpa delle norme farraginose, o perché non ci sono i soldi? Che cosa vuole fare il Governo di questo Centro Italia?”.

L'astrofisico e ricercatore del Gssi Roberto Aloisio ha ricordato che il modello che la ricostruzione – in senso non solo materiale ma anche economica e sociale – dovrebbe avere come modello la città di Princeton, negli Usa: “Occorre trasformare L’Aquila in una sorta di Princeton d’Europa. Anche questa città ha circa 70mila abitanti ed è a un’ora di treno da New York, come L'Aquila è a un'ora da Roma. Ma Princeton negli anni ha raggiunto un Pil 5 volte più alto del nostro dovuto alla presenza dell'Università e al mondo della cultura in generale. Dobbiamo fare come Princeton”. Diversi i progetti di ricerca che il Gssi sta seguendo all'Aquila e relativi al post-sisma.

Il programma della tre giorni di “Officina L'Aquila” è consultabile sul sito: www.officinalaquila.it (al link https://bit.ly/2rQph3I) dove è già possibile iscriversi a “Cantieri aperti”.

 

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GIULIANOVA (TE) - Il sindaco Francesco Mastromauro si dice sconcertato dalle dichiarazioni rilasciate recentemente da Sandro Mariani, capogruppo del PD in Consiglio regionale d’Abruzzo, relativamente al via libera dato dalla Regione al nuovo ospedale di Teramo.

“Sconcertato è dir poco”, premette subito il sindaco. “Sandro Mariani, da quanto ho letto sugli organi di stampa, ha infatti dichiarato che per la realizzazione della nuova struttura si utilizzeranno i fondi programmati ex art. 20 in edilizia sanitaria. Per intenderci quelli destinati alla realizzazione del nuovo ospedale di Giulianova. Aggiungendo peraltro, quasi beffardamente, come non sfugga il mantenimento dell'impegno verso l'intervento da realizzarsi sulla struttura di Giulianova. Ma vogliamo scherzare? Stando così le cose, infatti, siamo al cospetto di un vero scippo ai danni non solo di Giulianova ma dell'intero territorio che fa capo al Maria SS. dello Splendore. Eppure – prosegue il sindaco – nemmeno un mese fa, il 31 marzo a Pescara, nel corso della riunione convocata dal governatore Luciano D'Alfonso e presenti, con lo stesso Mariani, anche gli assessoriSilvio Paolucci e Dino Pepe, il manager della ASL Roberto Fagnano, i consiglieri Luciano Monticelli e Giorgio D’Ignazio nonché il presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino, s'era detto chiaro e tondo che le somme della legge speciale sul terremoto sarebbero state destinate alla costruzione di un nuovo presidio ospedaliero a Teramo mentre le risorse degli accordi di programma sarebbero state impiegate in progetti di riqualificazione e rilancio dell'ospedale di Giulianova. Una volontà non a caso o ribadita lo scorso 11 maggio dal manager Fagnano, alla presenza mia e del vescovo di Teramo-Atri mons. Lorenzo Leuzzi, nel corso dell'inaugurazione del reparto di Cardiologia dell'ospedale giuliese. Per cui – conclude Mastromauro - a questo punto delle due l'una: o Mariani mente, oppure il governatore D'Alfonso e il manager Fagnano hanno detto il falso. Basta con il gioco delle tre carte ai nostri danni! Vogliamo quindi una smentita e pretendiamo chiarezza e rispetto. Così come attendiamo ancora una pronuncia sulla nostra proposta di riordino del sistema ospedaliero nella provincia di Teramo basata, come noto, su due ospedali di 1° livello: uno a Teramo e l'altro sulla costa”.

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Lunedì, 21 Maggio 2018 16:27

La Metafisica dei terremoti

L’AQUILA – di Giuseppe Lalli - Nel panorama piuttosto affollato della letteratura fiorita nel dopo terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, un piccolo libro, uscito qualche mese fa per i tipi della casa editrice Carabba, merita una particolare attenzione. S'intitola “Via Cascina 20” e porta lafirma di Umberto Dante, già docente di Storia Moderna e Contemporanea all'Università dell'Aquila, romano di nascita, giunto nella maturità, dopo un lungo peregrinare, nel capoluogo abruzzese, a cui si sente sinceramente legato. Accademico sviato nella letteratura, è autore di molte opere storiografiche, l'ultima delle quali, “Le bandiere e i canti”, pubblicata non molto tempo fa, è un'accurata ed affascinante ricerca di ampio respiro tra la politica, la letteratura e il costume dell'Italia moderna, in pagine dove assai spesso la vena poetica si fonde mirabilmente con il rigore storiografico. Il sisma lo ha colto nella sua abitazione aquilana, in quella via Cascìna 20 che dà il titolo al libro.    

Il piccolo scritto di Dante ha il pregio di essere un vero e proprio diario esistenziale. Vi si ravvisa, inoltre, un orizzonte metafisico che accompagna tutta la cronaca di quella drammatica notte del 6 aprile di nove anni fa, e che si impone all'attenzione del lettore come la chiave di lettura, se non unica, certo la più profonda. Le tracce metafisiche di cui Umberto Dante dissemina le pagine del suo racconto quasi a voler fissare dei paletti lungo il cammino, appaiono a tratti come la riattivazione di un filo spezzato. Nel tempo racchiuso da poche ore si consumano destini e ricordi di una vita. Viene da pensare all'Ulisse di Joyce, se non addirittura all'Ulisse di Omero;ma in quest'ultima similitudine, a differenza dell'antico eroe greco, a guidare l'autore non è tanto il desiderio di tornare alla patria (la sua Itaca, la casa, è stata distrutta dal sisma), quanto il bisogno di dare un senso al quel suo notturno peregrinare.

Chi conosce bene il capoluogo abruzzese riconoscerà subito l'itinerario descritto nelle poche pagine del racconto. Lo scenario del percorso è tutto interno al vecchio centro storico dell'Aquila. Dalla sua casa in via Cascina, Dante si reca alla vicina Piazza Palazzo, sede storica del municipio, poi di nuovo casa, poi ancora a Piazza Palazzo...Piazza Duomo, chiesa delle Anime Sante...ma non riesce ad andare, stranamente, dove aveva deciso di recarsi fin dall'inizio, in quella “Casa dello Studente” di cui ha sentito parlare dalle persone che ha incontrato appena uscito di casa nei  termini di una probabile tragedia, e che nomina esprimendo la speranza che gli studenti, quella sera di domenica delle Palme, non siano tornati. Percorre Corso Federico II, ma ad un certo punto, già vicino alla meta, invece di proseguire per Via XX Settembre e raggiungere la vicina Casa dello Studente, si sposta a Piazza della Prefettura. Poi prosegue e si ferma a Piazzale Paoli, all'inizio di Via XX Settembre, scambiando per la Casa dello Studente un palazzo ridotto a un metro di altezza. Viene alla mente quell'episodio dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto in cui il mago Atlante intrappola nei castelli incantati Ruggiero ed altri paladini. Ritorna ancora a casa, confessando di non sapere nemmeno lui perché. Torna allora lungo il Corso e apprende della morte di Lucilla,una donnaconosciuta a motivo del suo lavoro editoriale, e ammirata da Umberto soprattutto per la sua statura morale. Lucilla abitava vicino alla villa comunale, in una strada adiacente a Viale di Collemaggio, in uno di quei posti dove quella notte l'Angelo della Morte ha colpito più duramente. E' da questo momento in poi che Umberto ha l'impressione di vedere il Male che agisce con una sua consapevolezza, il demiurgomalvagio che si sceglie le sue vittime tra le persone buone. Gli pare di riconoscerlo anche in un cane che viene salvato insieme alla madre e alla nonna. Le persone che incontra non mancano di informarlo del numero dei morti che continua crescere. Poco dopo apprende la tragedia del suo amico giornalista Giustino Parisse.     

E torna qui il tema, questa volta prepotentemente, di un Mostro che abbia scelto con cura le sue vittime, cioè tra le persone migliori che egli abbia conosciuto. La stessa Prefettura che ospita la Protezione Civile gli ricorda la Pequod, il vascello affondato da Moby Dick nel celebre romanzo di Herman Melville. Come non scorgere, in questa cronaca notturna, insieme ad un diario esistenziale, un orizzonte metafisico, o comunque un... “meta”..., un “oltre” ?      

Ciò che a prima vista emerge prepotentemente dai pensieri confidati dall'autore è un qualcosa che fa pensare all'antica dottrina gnostica, sia pure di una gnosi che non ha ancora identificato l'oggetto della sua conoscenza, ma che ha comunque a che fare con il destino dell'uomo. Ci sono, nel racconto, molti motivi di questa antica eresia cristiana che non si è mai spenta. Questo mondo, che è dominato dal male, secondo il pensiero gnostico non è opera di Dio, ma di un demiurgo malvagio, un Dio del Male che apparevincitore. Il Male tiene in scacco il Bene. Questo concetto Umberto Dante lo esprime chiaramente e ripetutamente: “Perché proprio Lucilla? All'Aquila una persona più buona non esiste...; perché Giustino Parisse?”, alla cui casa, qualche tempo prima, dice di aver visto in scena - scrive con espressione densa di significato - “la bellezza della bontà” ... Tuttavia gli viene di pensare che se il Male esiste e ne facciamo in continuazione esperienza, deve esistere pure un modo di pensare e di agire che va nella direzione opposta a quella del Male.         

Nelle prime pagine, riferendosi ad un incontro con il Presidente della Regione Abruzzo, si lascia persino scappare, tra l'ironia e la confessione intima, la seguente frase: “Se sentissi Dio lo pregherei anche più intensamente di quanto lo prega D'Alfonso, rischiando anch'io di farmi male al gomito per via della postura”. Altra idea ricorrente presso gli gnostici è quella di essere stati gettati nel mondo, idea che sarà ripresa da quel moderno gnostico che è stato Jean Paul Sartre, che ha parlato addirittura di “oscenità di essere proiettati nella scena del mondo”. Sono, in fondo, le stesse domande che quella notte si fa l' “Io” spaesato dell'autore del racconto.      

Volendo però entrare nel cuore del tema che Umberto Dante pone, non si può non ravvisare nel libro ciò che l'autore forse non osa confessare a se stesso e che avrà sfiorato la sua mente mentre accarezzava i ricordi di quella terribile nottata, e cioè che la vera dicotomia che sottende quella di Bene-Male, più coerente con quell'orizzonte che intravede (quell “oltre”, quel “meta”) sia in realtà la scelta di fronte a un bivio, la scelta, che può assumere il valore di una scommessa, tra l'assurdo e il mistero, tra l'assurdo di un male senza senso, più inaccettabile del male stesso, e il mistero di un senso che non vediamo ma che ci pare a volte di intuire.

Umberto Dante conclude il suo scritto riportando la più filosofica delle poesie di Giacomo Leopardi, che al poeta di Recanati fu suggerita dall'eruzione del Vesuvio, “La ginestra”; ma nel trascriverla si ferma al punto in cui l'autore ironizza sulle “magnifiche sorti e progressive” che s'infrangono sulla forza sterminatrice della natura. Subito dopo Leopardi se la prende con il “secol superbo e sciocco”, il romantico e ottimistico Ottocento, e invita a volgersi indietro, al secolo del razionalismo, il secolo in cui Voltaire, di fronte al terribile terremoto di Lisbona, irride, giustamente, a Leibniz e alla sua teoria del migliore dei mondi possibili, ma non sa poi dar conto, con il suo razionalismo, della terribile realtà del male. La filosofia esistenziale di Voltaire è racchiusa nelle parole finali delCandide - Coltiviamo il nostro orto, meglio dimenticare lavorando -, parole che suonano molto bene, non prive di un certo slancio lirico, ma dal contenuto filosofico assai modesto.    

A me pare, in termini di pensiero, che il vero bivio filosofico della modernità è tra David Hume, con il suo scetticismo che non teme smentite ma che preclude la strada ad ogni risposta di senso e è destinato ad avvolgere tutti i pensieri deboli di questa nostra età, e Blaise Pascal, il filosofo della scommessa esistenziale, il pensatore che, optando per la trascendenza, tiene in piedi un orizzonte di ricerca e di speranza.

I terremoti come quello dell'Aquila, insieme all'esigenza di una ricostruzione fisica e del tessuto sociale, ripropongono forse come nessun altra sciagura collettiva, una forte domanda di senso. Ce lo ricorda assai bene Umberto Dante con questo suo libretto, “Via Cascìna 20”, che mostra di concepire la ricerca metafisica come sfida permanente al solipsismo sempre incombente nelle nostre vite, oltre che come credibile alternativa alle utopie politiche e sociali, che forse in altra età egli stesso ha coltivato.

La metafisica, dunque, come sfida di libertà.

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Lunedì, 21 Maggio 2018 16:11

Arrestati tre pregiudicati a Sulmona

SULMONA (L'AQUILA) - Nella mattina di sabato scorso, il personale del commissariato di Polizia di Sulmona ha tratto in arresto un pregiudicato locale, A.D.R. di 61 anni, in esecuzione di una misura applicativa della detenzione domiciliare.

L’uomo dovrà scontare la pena di 3 anni di reclusione, confermata nei diversi gradi di giudizio, per il reato di usura continuata aggravata ai danni di un commerciante sulmonese.

I fatti contestati sono stati commessi dall’anno 2000 al 2008 e le relative indagini esperite dal personale del commissariato di Sulmona, hanno consentito di acquisire elementi di colpevolezza nei confronti arrestato.

Nella stessa settimana, gli agenti del commissariato di Sulmona hanno eseguito due ulteriori arresti, in esecuzione di altrettante misure applicative della detenzione domiciliare.

Un pregiudicato trentacinquenne di Sulmona, M.D.R., dovrà scontare la pena di un anno e 10 mesi di reclusione per rapina e lesioni dolose aggravate per un fatto commesso nell’anno 2005, quando, a seguito di un incidente stradale aggredì la controparte procurandogli lesioni e rapinandolo del telefono cellulare.

Il terzo arrestato, I.R. 45enne di Sulmona, è stato condannato alla pena residua di 4 mesi per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica.

Tutti e tre i soggetti, rintracciati presso la cittadina di Sulmona, dopo le formalità di rito sono stati condotti presso le rispettive abitazioni per l’espiazione delle misure restrittive, a disposizione delle competenti autorità giudiziarie.

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L'AQUILA - La Polizia di Stato ha arrestato e condotto presso la casa circondariale di L’Aquila, in esecuzione di un ordine di sospensione della detenzione domiciliare emesso dal tribunale di sorveglianza di L’Aquila su richiesta del sostituto procuratore Stefano Gallo, un cittadino italiano di origine nicaraguense, L.E.J. di 29 anni, da tempo residente nel capoluogo abruzzese.

L’uomo dal mese di marzo stava scontando una detenzione domiciliare presso il progetto di case di Bazzano.

Gli investigatori, su delega della procura di L’Aquila, monitoravano le comunicazioni dell’uomo, perché sospettato di aver partecipato al furto perpetrato al circolo del tennis nello scorso mese di febbraio.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata sul cittadino italo/sudamericano, poichè pochi giorni prima del furto, l’uomo si era presentato al circolo tennis chiedendo informazioni ed è stato successivamente riconosciuto in foto come cliente non abituale.

Inoltre, nel corso di una perquisizione presso l’abitazione dell’uomo gli agenti avevano rivenuto e sequestrato una sacca con arnesi utilizzabili per commettere altri furti.

L’arresto è scattato poco prima che l’uomo potesse ottenere un passaporto del Nicaragua.

Infatti una volta ottenuto il titolo di viaggio, l’uomo avrebbe potuto abbandonare l’Italia, sottraendosi alla pena di 1 anno e due mesi ancora da scontare.

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L'AQUILA - E' stato firmato questa mattina, al palazzetto dei Nobili, all'Aquila, il protocollo di intesa che sancisce la nascita dell'Associazione delle professioni della provincia dell'Aquila. Al nuovo organismo hanno aderito l'Ordine provinciale degli Ingegneri, l'Ordine degli architetti della provincia dell'Aquila, il Collegio dei geometri e il Collegio dei periti industriali, per un totale di 4.500 professionisti.

“Un'associazione che ha molto da dire a questo territorio”, ha spiegato Pierluigi De Amicis, presidente dell'Ordine degli ingegneri, “una delle prime iniziative sarà il miglioramento del nostro territorio e di visione della città. I princìpi che ci accomunano solo molti: dall'autoregolamentazione e il coordinamento delle attività, per fluidificare i rapporti, alla formazione dei giovani e all'accesso alla professione. Cercheremo di aumentare la qualità della formazione, che vediamo come opportunità di crescita”. “Oggi”, ha proseguito De Amicis, “si concretizza con un atto pratico una sinergia e degli sforzi che si sono fatti prima del 2009 e ancora di più dopo il sisma. I tempi sono maturi per arrivare a un'istituzionalizzazione del rapporto in essere. Abbiamo molto da lavorare perché questa associazione non nasce per parlare solo di terremoto: qualcosa, in tal senso, verrà affrontato, ma vogliamo andare oltre questa barricata e uscire da questo ambito ristretto. Vogliamo tornare ad essere un territorio, nelle condizioni di ordinarietà e fare in modo che si parli della provincia dell'Aquila per la crescita e nuove occasioni di sviluppo culturale e di vivacità, in cui gli aspetti sociali siano messi in primo piano”.

“L'associazione delle professioni tecniche”, hanno sottolineato nei loro interventi il presidente degli Architetti, Edoardo Compagnone, il presidente del Collegio geometri, Giampiero Sansone, e il presidente dei Periti industriali, Maurizio Papale, “si occuperà, in particolare, della promozione di iniziative sui grandi temi della riqualificazione urbana e del territorio, della ristrutturazione post-sisma, della formazione dei giovani, di politiche sociali e promozione delle conoscenze tecniche in ambito globale riguardanti ambiente, paesaggio, costruzioni, risorse, beni naturali, rischi e sicurezza. Ci poniamo a servizio delle istituzioni e della cittadinanza per rendere una qualità alta delle professionalità che vengono messe in campo. Obiettivo principale è l'inserimento del giovane nel mondo del lavoro: un principio fondamentale che deve garantire la continuità”.

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L'AQUILA - Questo pomeriggio, nella Basilica di Collemaggio, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, e la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e paesaggio per L’Aquila e il cratere Alessandra Vittorini, hanno effettuato la formale restituzione alla comunità aquilana del dipinto raffigurante San Pietro Celestino in veste papale. L’opera, scomparsa ormai da molti anni dalla sacrestia che la ospitava, è stata recuperata a seguito i una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, nell’ambito di un’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila, Simonetta Ciccarelli.

Il dipinto, un olio su tela di cm. 88x61, rappresenta S. Pietro Celestino, leggermente di scorcio, in abiti pontificali, con camice bianco, stola, sontuoso piviale in seta e triregno a tre ordini di corone impreziosite da gemme. Fra gli attributi che lo contraddistinguono figura anche la ferula (bastone pastorale) dotata di tripla croce, simbolo in origine del potere temporale, utilizzata in seguito nella liturgia papale per l’apertura della Porta Santa.

La mano destra è protesa nell’atto di benedire, mentre la sinistra è impegnata a sostenere il modellino della città dell’Aquila, in cui è ben riconoscibile Porta Bazzano, varco obbligato per i fedeli intenzionati a raggiungere la basilica extra muraria di S. Maria di Collemaggio, teatro dell’incoronazione di Celestino V e deposito delle sue spoglie.

Palesemente ispirato alla serie dei quattro santi Protettori custodita nel Museo Nazionale d’Abruzzo, di indiscussa attribuzione a Giulio Cesare Bedeschini al pari dell’altra serie ospitata nella cattedrale dell’Aquila, nonché alle repliche presenti nelle principali chiese cittadine, il dipinto, databile ai primi decenni del XVIII secolo, si distingue tuttavia dalla prolifica produzione superstite per alcune significative varianti iconografiche e compositive, che inducono a considerarlo come prodotto autonomo.

Esposto in Basilica prima del discusso ripristino degli anni Settanta ad opera di Mario Moretti, fu poi ricoverato nell’adiacente ala conventuale. Riscattato da un lungo abbandono e perfettamente risanato con un accurato intervento di restauro in occasione del Giubileo del 2000, trovò ubicazione nell’austera sacrestia. Il riconoscimento dell’opera, essenziale ai fini della successiva restituzione, è stato possibile grazie alla dottoressa Biancamaria Colasacco, Storica d’Arte della Soprintendenza, che ne ha certificato l’autenticità e la provenienza.

Dopo l’importante recupero da parte dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, il dipinto è tornato a Collemaggio, per essere accolto in un ambiente intimo, architettonicamente raffinato, individuato nell’anticamera della straordinaria Cappella dell’Abate, in cui sarà possibile apprezzarne a pieno la valenza artistica e devozionale.

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